Bari: dalla narrazione al risveglio nella realtà

Bari

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Alla fine degli anni ’80 Bari viveva una situazione di grande criticità, con una diffusa microcriminalità sostenuta da famiglie malavitose in perenne guerra di dominio del territorio. Tragica la situazione, specie nella città vecchia, dove i pochi turisti che volevano avventurarsi erano invitati a non portare con sé macchine fotografiche, orologi importanti o gioielli visibili. Il degrado fisico trascinava quello sociale e vivere lì equivaleva ad un isolamento dal resto della città e della sua gente.

Effetti della criminalità a Bari

Fu così che decisi di imbarcarmi in una scelta profondamente etica, proponendo nel nome del Laboratorio Urbano che avevo costituito circuiti di visite guidate sempre gratuite, fino ad averne organizzate oltre un migliaio. Insieme a queste, concerti, mostre, incontri, dibattiti, proposte di recuperi urbani, progetti europei il cui intento era ricucire, attraverso la conoscenza dei luoghi e dei valori storico-identitari, il rapporto di Bari e dei baresi con il cuore pulsante della nostra città, facendo rivivere la storia affinché questa tornasse ad essere la nostra storia.

Era pericoloso entrare in Bari vecchia e in così tanti; talvolta in Questura, dove mi recavo a consegnare il programma, ero invitato a fermarmi, “non è aria” e ad attendere una o due settimane, per poi darmi il via libera e fornirmi fino a otto poliziotti motorizzati a tutela del nostro cammino.  In tal modo riuscivo, a farmi seguire da tanti cittadini, desiderosi di riprendere il contatto con la città dei loro padri e nonni.

Progressivamente la microcriminalità venne meno, ma tanti erano morti ammazzati, incluso il giovane Michele Fazio, colpevole solo di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Le famiglie malavitose si erano trasferite ed organizzate altrove, specie in altri quartieri più periferici dove i riflettori illuminavano meno la scena e il potere criminale cresceva a dismisura tessendo rapporti con le mafie nazionali. E dall’esterno continuavano e continuano a controllarlo, quel territorio oggi molto più prezioso e redditizio.

Il Piano Urban

Con il Piano Urban, Bari vecchia vide il rifacimento di strade e sottoservizi e tornò ad attrarre nuovi residenti dopo che quelli storici erano stati in gran parte espulsi verso le più estreme periferie, annunciate come paradisi terrestri. La conosciamo bene la storia del San Paolo, di Enziteto nobilitata in tempi recenti come San Pio e di Sant’Anna, presentata nel 2000 come periferia sì, “ma con servizi”! Non è mai stata capace di mantenere gli impegni, la politica barese, ma si è ben occupata di produrre altro: la narrazione! Qualunque piccola o grande iniziativa è stata trasformata da comunicatori professionali come straordinaria, unica, meravigliosa, bellissima!

È proprio questo aggettivo, “bellissima”, d’improvviso il più stimolato nell’immaginario collettivo di chi mai si era tanto interessato ed esaltato per Bari, ma da dieci anni la dichiara tale in tutti i momenti: bellissima! Intendiamoci, sono stato fra i primi ad essermi adoperato perché a Bari fosse dato un giusto riconoscimento valoriale, ma che questo sia stato conseguenza della massiccia propaganda istituzionale canalizzata da una certa stampa asservita, mi amareggia molto.

Il PUG di Bari chiuso in un cassetto

Altro nel frattempo è accaduto, nella totale assenza di percezione generale. È venuta meno la capacità o la volontà di pianificazione del territorio, proprio nel momento in cui era cresciuta la fiducia verso il nuovo strumento urbanistico, il PUG, per la cui redazione la stagione di partecipazione della cittadinanza e dei professionisti più sensibili e interessati aveva coinvolto anche me.

Era stato adottato il Piano Paesaggistico Territoriale e si credeva davvero che quelle visioni, quella fiducia in un rinnovato rapporto tra territori e cittadinanze potesse concretizzarsi nella tanto attesa nuova pianificazione urbanistica di Bari. Mai inganno più grosso e devastante!

Da quasi dieci anni il PUG, che avrebbe riequilibrato l’enorme quantità di volumetrie ancora presenti nel vecchio (e ancora in uso) Piano Regolatore con le reali esigenze pianificatrici, giace chiuso nei cassetti comunali, dopo essere stato consegnato, validato e pagato.

Ben poca validità conserva rispetto alle previsioni: un bombardamento edificatorio speculativo, simile se non maggiore di quanto accadde a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del‘900 e negli anni ’70, ne ha annullato le previsioni e le scelte e prima che fosse eventualmente ripreso per concluderne l’iter con la sua adozione, molto andrebbe riconsiderato, senza dimenticare il mai attuato adeguamento al PPTR.

Una scelta folle, quella di aver consegnato la città alla speculazione edilizia in assenza di necessità costruttive che non fossero quelle di sostituzione di edifici fatiscenti, ma che ha invece portato Bari ai primi posti in Italia per l’abnorme consumo di territorio, cancellando la storia e identità dei luoghi (dal villaggio neolitico di Palese alle ville storiche di via Amendola e alla sede della Gazzetta del Mezzogiorno a Carrassi, ultimo scempio in ordine di tempo). Il “Piano Casa” regionale ci ha pesantemente e colpevolmente messo il suo, ma non è solo questo.

L’attenzione verso alcuni quartieri

Contravvenendo alle più elementari norme di programmazione, l’attenzione della pubblica amministrazione e di chi ne ha condizionato le scelte, è andata sempre più concentrandosi su un ben limitato confine della città: quello di Bari vecchia, del lungomare e di parte del tessuto del Murattiano, il più centrale e commercialmente più ambito.

Il resto della città, con le sue estese periferie ma anche con alcune aree più centrali, è stato abbandonato a se stesso, destinatario di massicci interventi di edilizia residenziale che ne hanno massacrato le potenzialità in chiave ambientale e di prospettiva, lasciando anche qui alla propaganda della comunicazione istituzionale il compito di esaltare ogni pur piccolo e improduttivo intervento: giardinetti diventati “foreste urbane”, il giardino pensile sulla stazione dichiarato risolutivo per la cucitura della città sui binari e paragonato al “Central Park”!

Bari vecchia e il Borgo Murattiano sono invece stati catapultati nell’interesse delle produzioni televisive, trasformando la città in una Disneyland di cui c’erano state avvisaglie con taluni interventi del Piano Urban. Un bombardamento di immagini e di stereotipi che hanno avuto il successo che cercavano, trasformando Bari nel paradiso del turismo mordi&fuggi e del banale consumo di focaccia, panzerotti e crudo. Destinataria una cittadinanza che non si riconosce più in comunità ma è ora una somma di individui, tutti o quasi alla perenne ricerca di benessere effimero e che hanno salutato con applausi da stadio la comparsa di centinaia di ristoranti e pub quasi tutti concentrati nelle aree più centrali con ben visibili conseguenze sul traffico e la qualità di vita dei residenti.

Ben altro la città avrebbe avuto e ha da offrire ai propri abitanti e al turismo, mentre si è invece scelta la strada più rapida ma priva di prospettive a lungo termine.

Le archistar e il ruolo storico di Bari

Nel frattempo qui è giunta una sequenza di archistar la cui presenza e attività ha cancellato quella di almeno due generazioni di professionisti, trasformando Bari in un contenitore di progetti già visti altrove e mal copiati qui. E il ruolo di Bari storicamente centrale nel panorama mediterraneo? Nessuno sa più cosa sia. La straordinaria presenza di pittori, scultori, attori e registi teatrali, capaci di coglierne i più profondi fermenti, la sua atmosfera? Che vadano altrove ad esprimersi (e se diventano famosi e tornano, li applaudiremo per tre giorni); se poi stanno zitti e applaudono per sopravvivenza, ci saranno contributi pubblici anche per loro.  Bari come terra di conquista, per chi già c’era avendo ereditato il potere dai padri e dai nonni e lo ha ulteriormente consolidato ad uso e consumo di pochi altri destinatari.

Le due Bari, quella di una comunità sempre più subalterna ed incapace di autonomia critica nei giudizi e quella del potere politico con ciò che sta emergendo: un potere che, almeno in parte, ha dialogato con quello criminale fino a saldarsi.  

E mentre migliaia e migliaia di turisti sono attratti dall’acquisto di prodotti dalla dubbia provenienza e un enorme numero di B&B, emerso come in gran parte controllato dal crimine, sta cancellando l’identità popolare di luoghi tanto amati, gli stereotipi sono stati ingigantiti e la più famosa  produttrice di orecchiette è stata trasformata nell’ambasciatrice di Bari nel mondo, mentre le ormai tantissime venditrici (che un tempo, in poche, vendevano pasta fatta a mano a ristoranti e su ordinazione) continuano a non essere interessate né dal fisco né dai controlli sanitari. Qualcosa decisamente non torna.

Una gigantesca “prospettiva Nevsky”

Bari trasformata in una gigantesca “prospettiva Nevsky”, come nelle capitali dell’est Europa in epoca sovietica, tutta luci e fasti sotto i riflettori del centro, mentre il resto del territorio sopravvive perdendo giorno dopo giorno la speranza di recuperare dignità e la magistratura ha finalmente scoperchiato un pentolone pieno fino all’orlo di un fetido blob in perenne ebollizione. Non sta a me esprimere giudizi di merito o indicare responsabilità; che tuttavia, almeno sul piano politico, esistono e sono pesanti, considerato che tutte le società partecipate sono finite sotto inchiesta perché infiltrate dal crimine organizzato e queste fanno capo all’amministrazione comunale, quantomeno responsabile di mancati controlli.    

Le nuove elezioni amministrative

Bari si avvia alle elezioni amministrative, ma la sensazione è che non si voglia o sappia cogliere l’occasione perché venga alla luce tutto il marcio che c’è per voltare finalmente pagina su nuove basi culturali, anzi si cerchi di confinare il danno a quanto già emerso e indifendibile. Come se si potesse immaginare che le organizzazioni malavitose siano disposte a non intervenire più nei rapporti politici dopo averlo fatto tanto a lungo e anzi il giorno dopo, con un nuovo sindaco, vadano altrove a delinquere. Lo hanno dichiarato i magistrati che indagano sulla criminalità organizzata: Bari galleggia su un mare di soldi sporchi, presenti praticamente ovunque.

Domande senza risposta

Davvero i candidati al governo della città non sentono il bisogno di fermarsi per pretendere, prima di procedere, di avere e poter dare certezze che il loro impegno non verrà inquinato? E magari condividendo l’esigenza di un “comitato di salute pubblica” che metta insieme le forze più sane e rappresentative della città strappando via dai partiti il gioco delle spartizioni clientelari di poltrone e strapuntini? Davvero non hanno la forza o la volontà di dichiarare che il nuovo PUG, eticamente rimodulato, è indispensabile per un futuro possibile di Bari e si impegneranno nel farlo adottare?

In questo clima, quanti saranno i cittadini che si lasceranno trascinare dal voto fiduciario a questo o quel candidato senza prima aver sentito quali saranno i programmi e quanto corretti per l’intera comunità? È vero che è sempre stato così, ma questo non lo abbiamo ancora sentito e dobbiamo invece sentirlo, mentre continuiamo ad assistere a colpi e contraccolpi, ad esasperati personalismi, a dichiarazioni di grande stima e condivisione per il sindaco uscente ma senza nessuna riflessione sul perché si sia giunti a tali situazioni. Forse nel timore che i voti, quei voti fino ad oggi almeno in parte inquinati, scelgano di andare altrove?


Foto in copertina: Nicola Antonio Imperiale

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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

1 ha pensato a “Bari: dalla narrazione al risveglio nella realtà

  1. Condivido gran parte di ciò che è stato descritto tranne l’utilizzo dei fabbricati esistenti per evitare la cementificazione selvaggia e la conseguente sottrazione di aree agric ole adibite a verde per la loro enorme utilità.
    La motivazione è lapalissiana almeno a chi ama la Bari Murattiana o , ancor più, quella dell’Umbertino che hanno sempre caratterizzata la nostra città. Infatti, al di là dello scempio già consumato con la demolizione di palazzi storici ( il palazzo della gazzetta in primis), anche gli stessi edifici per comuni abitazioni hanno dato una impronta ben precisa ad ogni quartiete. Impronta che perdono sistituendoli con freddi e asfissiantj palazzoni che rendono i quartieri irriconoscibili e tutti identici. Un’altra cosa rappresenta l’intervento nella città vecchia col piano Urban in quanto ha fornito solo servizi e ripristinate le strade con chianche dove era possibile posarle.
    Per la malavita barese, addebito la colpa maggiore alla polizia, ovvero allo stesso ministro degli interni che , spudoratamente ,per interesse politico ha chiesto lo scioglimento del Consiglio comunale, dopo aver lasciato solo Decaro a combattere la Mafia con continue denunce.
    Smetto di scrivere perche’ trovo molta difficolta’a scrivere
    Saluti

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