Due città: la Bari di Lolita e l’altra Bari

L'altra Bari

L'altra Bari

Sono bastate poche puntate della seconda stagione ed è riesploso l’entusiasmo per la Bari vista da e con Lolita Lobosco. Un grande successo di spettatori non solo in città, quale espressione del campanilismo cresciuto molto negli ultimi anni, ma in tutta Italia e perfino all’estero, dove la simpatia e bellezza della protagonista e le immagini della città curate ad arte hanno colpito.

Si è scritto e detto molto su come la città, la vera protagonista, è stata rappresentata, con immagini da cartolina e percorsi trasferiti qui da altre parti di Puglia e fatti passare per locali.

Certo, se poi ci saranno dei turisti che giunti a Bari cercheranno Castel del Monte o i muretti a secco, “forse” avranno qualche difficoltà; ma mi viene detto che si tratta di una fiction e come tale tutto è consentito. Ci sono però altri risvolti da valutare.

Mettiamo da parte gli stereotipi, di cui lo sceneggiato, un prodotto destinato a catturare facilmente l’attenzione turistica, è pieno zeppo.

Stereotipi e immagini da cartolina della Bari di Lolita

Si va dalla focaccia alle orecchiette, dalla birra bevuta a cannella ai luoghi della movida, in un’ambientazione che ha messo insieme Bari vecchia, i voli col drone su un lungomare costantemente deserto, così come deserta è piazza dell’Odegitria davanti alla cattedrale, con zone di Monopoli, per poi proporre frequentemente gli scorci dell’abbazia di San Vito, vicino Polignano, come uno dei luoghi emblematici dello sceneggiato.

Un grande spot pubblicitario che certamente darà i suoi frutti.

Ma è fatta passare per Bari solo una sua piccola parte e neanche proposta nella sua realtà quotidiana. Per apprezzarla al meglio, la nostra città andrebbe visitata in tarda serata o di notte (e certo non nei fine settimana), o al mattino molto presto specie di domenica.

I luoghi si dilatano, i monumenti tornano a splendere nelle loro antiche linee architettoniche, il rapporto con il mare viene esaltato dai tenui colori delle albe o dalle lunghe ombre sui selciati liberati dalle auto.

Bellissima è Bari notturna poco dopo una debole pioggia (quella violenta è meglio non attenderla, per lo sconquasso che causa). La Bari di Lolita è una città di fantasia e forse proprio per questo cattura in profondità l’immaginario collettivo.

La Bari vera investita dallo tsunami di cemento

Come si vivrebbe in un luogo in cui il caos quotidiano, presente non più solo in centro, lasciasse posto ad una città tornata nella calma provinciale di svariati decenni fa?

Ma più ancora di questo: se tanto è apprezzata questa Bari fatta di città vecchia, percorso costiero e di immagini prese dall’alto, un punto di vista grazie al quale tutto è luce, racconto, poesia e le criticità evaporano, perché non è così tutto il resto che nei racconti di Lolita Lobosco non ha diritto di esistere? Stiamo parlando dei 4/5 di Bari.

Non ha diritto di cittadinanza la Bari delle sterminate periferie, anonime come sui manuali di architettura suggerisce il termine “periferia” e private della loro storia per sostituirla con una edilizia stereotipata e incolore che storia mai lo diventerà.

Cosa ha impedito, in questi anni recenti in cui costruire è diventato il tema fondamentale delle scelte delle amministrazioni regionale e comunale, che si cogliesse l’opportunità, ad esempio, per vincolare il mercato edilizio a criteri di qualità, anche di utilizzo di materiali autoctoni e varando finalmente un piano del colore e di messa a dimora di una quantità di alberi tale da poter garantire verde distribuito ovunque, come ovunque è arrivato lo tsunami di nuovo cemento per milioni di metri cubi?

Cos’ha impedito di varare un piano del traffico (pronto da diversi anni ma mai messo in esecuzione) che desse dignità a tutti i luoghi della città e li rapportasse equamente fra loro?

Vale lo stesso per i servizi culturali e per il tempo libero, concentrati in pochi ettari del centro.

Occasioni mancate che avrebbero reso meno gravoso il carico edilizio che continua ovunque come se non ci fosse un domani.

Basta vedere cosa sta accadendo nelle aree in edificazione tra le vie Amendola e Fanelli: lì si stanno concentrando gigantesche volumetrie che sempre più opprimono le residue ville storiche e stanno cancellando le rimanenti sacche di campagna e dove l’annunciato arrivo della Cittadella della Giustizia al posto delle “casermette” renderà definitivamente invivibile, per lo smisurato aumento di traffico e di carico urbanistico, una parte di città già oggi molto critica a qualunque ora della giornata.

Palazzi in via Amendola

L’altra Bari è quella che non si vede nello sceneggiato

La Bari di Lolita è quella in cui le immagini da cartolina esaltano le presenze storiche; l’altra Bari è quella dove costruttori e amministrazione comunale vanno a braccetto per farla scomparire.  

La nostra storia ultramillenaria avrebbe dovuto imporsi come valore aggiunto, insieme alla luce e ai colori mediterranei, evitando l’abisso che nel tempo si è insinuato tra l’antico, quale risultato di una stratificazione di eventi diversi prodottasi nei secoli e il nuovo, che sta violentando il territorio in tempi rapidissimi e con eventi edificatori appiattiti dall’omologazione che mai faranno “sistema urbano”.

Fa specie che la bellezza, in parte artificiale, dei luoghi mostrati nei racconti di Lolita venga ricondotta agli attuali amministratori della città, per cui si è ancor più estesa la platea degli entusiasti, quando invece a loro va imputata proprio l’assenza di disponibilità e determinazione a salvare l’identità dei luoghi.

Come sta accadendo in questi giorni in cui è sceso in campo perfino (e finalmente!) l’Ordine degli Architetti per contestare l’annunciato abbattimento del complesso, firmato dall’architetto Onofrio Mangini, che ha ospitato per decenni la Gazzetta del Mezzogiorno in via Scipione l’Africano per sostituirlo con un ennesimo complesso di appartamenti: accadde al primo straordinario palazzo del giornale e rischia di accadere al secondo.

Credo ci siano pochi dubbi sul fatto che aver concentrato l’attenzione solo sulle aree “nobili” di Bari stia consentendo alla speculazione di avere mano libera sul resto della città, di cui mai si interesserà uno sceneggiato come Lolita Lobosco.

Non resta allora che l’impegno a far conoscere la storia e i luoghi dell’altra Bari e a promuovere la cultura del rispetto e della tutela, che possa fare della nostra città, di tutta la città, una Bari da vera cartolina.


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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

1 ha pensato a “Due città: la Bari di Lolita e l’altra Bari

  1. Sono d’accordo su tutto!
    Come sempre e’ necessaria la vera conoscenza delle cose.
    Quindi agli Architetti il posto più alto nella scala gerarchica dei progettisti di nuovi e vecchi quartieri.
    Insieme agli Architetti tutta la Facoltà di Ingegneria Civile.
    Bari

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