Tra storia e leggenda: alla scoperta del sito di Glastonbury – Il libro di Federica Calabrese

sito di Glastonbury

sito di Glastonbury

Federica Calabrese, IL SITO DI GLASTONBURY.

Edizioni Aracne – Roma, Marzo 2022

Il sito di Glastonbury: un titolo essenziale per un libro ricercato e complesso che non si può certo leggere tutto d’un fiato, e di fronte al quale ci si deve mettere con lo spirito avventuroso e ammantato di mistero, alla maniera di Indiana Jones.

Perché ci sono dei pericoli nella visita immaginaria al sito di Glastonbury, nell’antica contea del Somersetshire, in Gran Bretagna. Pericoli che sono inganni fascinosi, ben confezionati dai monaci dell’omonima abbazia, dal vago sapore di Codice da Vinci.

Il sito di Glastonbury

Solo inganni, o c’è un fondo di verità, che attrae ancora oggi a Glastonbury un gran numero di pellegrini, ricercatori e curiosi in cerca di verità? 

Per smontare o confermare gli inganni, Federica Calabrese in questo lavoro segue con ostinata determinazione fonti letterarie e tracce archeologiche comparate fra loro, per offrire il quadro completo degli eventi e dell’evoluzione del sito, narrando ogni cosa con scientifica precisione. 

L’autrice: Federica Calabrese

Glastonbury ha ospitato una frequentazione quasi continua, a partire da un villaggio neolitico costruito su un suolo acquitrinoso, identificato come la leggendaria e fertile isola chiamata Avalon, carica di significati storici e cristianologici.

La ricca e dotta bibliografia a fondo libro mostra il complesso lavoro di comparazione delle fonti operato dall’autrice per analizzare i molteplici filoni legati all’evoluzione del sito, da quello più appassionante, legato al ciclo arturiano, a quello più controverso di un primissimo insediamento cristiano già nel I secolo dovuto a Giuseppe d’ Arimatea, che avrebbe condotto qui con sé la madre di Gesù e il Sacro Calice, il Graal

Il ciclo arturiano, l’insediamento cristiano e gli inganni dei monaci

Questo racconto è perfettamente inserito in un sito dove i racconti celtici parlavano già di acque sacre e miracolose. Tra il Tor, misteriosa collinetta verdeggiante, e la cittadina di Glastonbury, si staglia un declivio ai cui piedi si colloca la sorgente curativa denominata Chalice Well (Pozzo del Calice). Questa riporterebbe alla più antica definizione di Chalice Hill (Calice della Collina), connessa ai poteri soprannaturali dell’oltretomba celtico.

Accanto al Sacro Graal si concentrano nello stesso luogo dunque più piani di narrazioni leggendarie e mitologiche. 

Fra gli altri il racconto della dea Cerridwen, l’incantatrice della mitologia gallese, con il suo calice della sapienza, il racconto di Peredur connesso alle più antiche tradizioni irlandesi.

Peredur, poi trasformato in Percival da Chrétien de Troyes, è il principe brittonico, una stirpe dei Britanni dell’antichità, cresciuto dalla madre nei boschi. Diventato maggiorenne, incontra un gruppo di cavalieri e si reca con loro alla corte di re Artù. 

L’autrice insegue continuamente la questione arturiana alla ricerca di un’impossibile verità su questa storia, come tutti coloro, del resto, che si accostano in qualche modo a Glastonbury.

Un incendio nel 1184 distrugge la prestigiosa abbazia, che era fiorita al tempo dei Normanni, e il suo contenuto. Ma per Glastonbury è pronta un’altra “magia”. Il re Enrico II nomina il nipote Henry de Sully abate di Glastonbury.

Sotto la sua guida la comunità glastoniense sembra scoprire l’interesse verso le vicende legate al mitico re britanno Artù, menzionate negli scritti di Gildas, un monaco celtico vissuto nel sesto secolo, e del Venerabile Beda, anche lui monaco cristiano e storico anglosassone del VII secolo, la cui lettura non sarà certo sfuggita allo scaltro abate.

Quando un indovino gli comunica che la sepoltura di re Artù deve trovarsi nel cimitero dell’abbazia, i monaci iniziano a scavare fino a trovare l’iscrizione in cui si dice: qui giace sepolto l’inclito rex Arturius nell’isola di Avalon. Vengono rinvenuti due corpi e ritenuti essere quelli di Artù e Ginevra.

I due personaggi diventano subito oggetto di venerazione e di un pellegrinaggio devozionale e laico senza precedenti. 

Questo nuovo culto si affianca a quello riservato al discepolo Giuseppe d’Arimatea, dopo il presunto ritrovamento del suo corpo e la sua monumentalizzazione all’interno della nuova chiesa. Con questi inganni i monaci riescono nel loro intento: risollevare le sorti di un’abbazia in crisi. 

Santi e martiri Britannici

L’intensa frequentazione del sito non si è mai fermata, grazie anche alle tante storie raccontate nelle agiografie dei santi e martiri britannici, e riportate dall’autrice: a partire da Feganus a Deruvianus, due missionari inviati da papa Eleuterio nel II secolo per l’evangelizzazione della Britannia, a San Dustano di Canterbury, abate di Glastonbury nel X secolo, musicista, miniaturista e fabbro.

Secondo la leggenda, il diavolo lo tentò, ma fu respinto dal monaco che lo ferì con le sue pinze da fabbro. Il culto di San Dustano si sovrappose così a quello dei demoni della mitologia celtica. 

Molta attenzione dell’autrice è rivolta alla diffusa devozione anche laica a San Patrizio, monaco irlandese conosciuto in tutto il mondo, abate a Glastonbury e asceso al Tor alla scoperta dell’oratorio dedicato all’Arcangelo Michele.

E ancora al culto della Santa Spina, narrazione legata sempre all’arrivo di Giuseppe d’Arimatea.

Non è mancato a Glastonbury il culto micaelico, e il sito sembra potersi inserire perfettamente lungo la via micaelica. Sulla cima del Tor vi è ancora una torre. È quella del campanile della chiesa di San Michele, fondata tra l’XI ed il XII secolo, distrutta poi da un terremoto. 

L’abbazia di Glastonbury viene distrutta

L’autrice infine si sofferma più volte anche sulla Dissoluzione dei Monasteri voluta da Enrico VIII, il momento più tragico per l’abbazia.

È 1539: il re attua la confisca di tutti i beni appartenenti ai cattolici, l’abbazia viene distrutta e i religiosi di Glastonbury atrocemente giustiziati.

Insomma c’è davvero tanto nel sito di Glastonbury e nel libro. L’Archeologia e la Storia sono spesso sovrastate dalla fascinazione del mito, pronte però ad emergere per mettere scientificamente ogni tassello al suo posto.

Forse del libro non si venderanno 80 milioni di copie come per il romanzo di Dan Brown, ma leggere Il sito di Glastonbury è come ricevere una piacevole ventata di conoscenza critica su misteri, miti, leggende, storie e storia di popoli e civiltà di un tempo che non sempre la tradizione orale o scritta hanno saputo tramandare.


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Angela Campanella
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.

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