Storie di donne del Sud: raccontate nell’ultimo libro di Riccardo Riccardi
donne
Le impavide del Sud. Donne che hanno cambiato la storia del Mezzogiorno
Riccardo Riccardi Les Flâneurs Edizioni, 2023
Rivoluzionarie, irriducibili e intraprendenti: sono le 40 donne scelte da Riccardo Riccardi per simboleggiare il coraggio, l’anticonformismo e la caparbietà dell’universo femminile nella storia dell’Italia meridionale e insulare.
La storia del Meridione è un mosaico policromo e variegato, difficile da inquadrare in schemi cronologici e territoriali in quanto frutto di alternanza di poteri, di sconfitte e di conquiste. In questo panorama storico si collocano le figure di uomini che hanno voluto e plasmato eventi piccoli e grandi, motivati in questo da personali ambizioni, da successioni dinastiche o semplicemente dall’evolversi dei tempi, ma poche, pochissime donne e, magari, solamente perché madri, mogli o amanti di re, papi e imperatori.
Le donne scelte dall’autore
Riccardo Riccardi, scrittore, giornalista, studioso di storia economica e sociale del Mezzogiorno, si dedica da anni a riscoprire e reinterpretare eventi, personaggi e famiglie che hanno cambiato la storia del Sud Italia. In questa sua opera dal titolo “Le impavide del Sud”, Riccardi traccia i profili biografici di ben quaranta donne, selezionando, fra le innumerevoli figure femminili di primo piano, trascurate o dimenticate dalla storia ufficiale, quelle più emblematiche e più rappresentative.
L’autore sceglie quelle che sono state capaci di dare una svolta decisiva alla loro esistenza e che sono divenute un simbolo e portabandiera per altre. Capaci di infrangere regole e tabù, di rovesciare consuetudini e pregiudizi hanno affrontato sfide impensabili per i loro tempi, inseguendo sogni, idee e modelli consoni alle loro personalità anche a costo di infrangere volontà familiari e pregiudizi sociali.
Le donne descritte da Riccardi hanno attraversato la storia locale e il tempo, imponendosi e imponendo le proprie scelte individuali nei più disparati settori a partire da quelli letterari, poetici, artistici, più consoni agli orizzonti femminili dei secoli passati, fino ai più onerosi impegni professionali, politici e religiosi. Ci sono state quelle che hanno combattuto per i loro ideali fino al sacrificio estremo. Altre hanno segnato e indicato strade nuove per la società e per l’emancipazione femminile.
Molte di queste figure non hanno avuto il meritato approfondimento storico.
Ruggeri allora chiama all’appello le sue donne scegliendone sei o sette per ogni regione meridionale e insulare: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Trotula de Ruggiero
E non poteva non partire da Trotula de Ruggiero, nata nel 1050, la prima medichessa nella storia e fiore all’occhiello della prestigiosa Scuola medica salernitana, il primo centro di cultura non controllato dai religiosi in cui confluirono con lei gli insegnanti di medicina più qualificati. Davanti al prestigioso “Almo Collegio Salernitano” Trotula «aveva superato a pieni voti un durissimo esame, ed era diventata a tutti gli effetti un medico, anche se le era stato conferito il titolo di quasi magistra e non quello ambito di magister, come invece poteva vantare suo marito Giovanni Plateario e più tardi i loro figli Giovanni il Giovane e Marco […]”.
Accanto ad una donna che con tenacia e volontà, pur fra pregiudizi e contrarietà era riuscita ad affermarsi, Riccardi pone il drammatico universo femminile di donne-amanti che, per inseguire la passione e la scelta operata dal loro cuore e non dalle imposizioni familiari di convenienza hanno trovato tragica morte.
Fra le tante le più note sono certamente Maria D’Avalos e Isabella Morra delle quali l’autore traccia un profilo non di condanna, ma di comprensione per il peso dei tempi e delle prevaricazioni e violenze da loro subite.
Maria D’Avalos
Il capitolo dedicato a Maria D’Avalos, Riccardi lo intitola “Amore e morte in casa Gesualdo” e così introduce i tragici fatti:
Era la notte tra il 16 e il 17 ottobre 1590. Un sinistro fascio lunare illuminava l’alcova dell’imponente dimora dei Gesualdo a Napoli, conosciuto come palazzo di Sangro dei principi di Sansevero, in vico San Domenico Maggiore. La camera da letto, al secondo piano, viveva la passionale e clandestina storia d’amore tra la principessa Maria d’Avalos, moglie del principe di Venosa, Carlo Gesualdo, e il duca d’Andria, Fabrizio Carafa. I due giovani rampolli dell’aristocrazia partenopea vivevano una liaison d’amore tra le più struggenti di tutti i tempi […].
Pare che i due amanti furono trafitti da numerosi colpi di daga e di archibugio dallo stesso Gesualdo e da tre bravi da lui assoldati.
Pagine della grande storia meridionale del XIX secolo sono quelle in cui l’autore traccia i profili delle “rivoluzionarie”: donne colte, scrittrici, croniste ante litteram, capaci di illustrare con la loro vita e con la loro fine nelle mani di improvvisati boia, pagine importanti del Risorgimento napoletano, e di conseguenza meridionale.
Risaltano le figure di Eleonora Pimentel de Fonseca, eroica protagonista della Rivoluzione Partenopea del 1799 e di Luisa Sanfelice, l’eroina che morì sulla forca per amore.
Maria d’Enghien
In Puglia e in Sardegna Ruggeri non manca di illustrare alcune figure femminili di grande rilevanza storica: Bona Sforza, duchessa di Bari e Regina di Polonia, e Maria d’Enghien, contessa di Lecce, principessa di Taranto e regina di Napoli che per assicurare una appropriata successione ai figli, accettò di sposare il nemico che stava attaccando Taranto, Ladislao I re di Napoli e che, nonostante tutti la sconsigliassero per i pericoli a cui andava incontro accettando questo matrimonio, lei rispose: “non me ne curo che se moro, moro regina”.
A queste due regine fanno eco due giudicesse sarde: Adelasia di Torres, la giudicessa che sposò Enzo di Hohenstaufen e Eleonora d’Arborea con una storia che profuma di leggenda.
Fida Stinchi Moro
La figura femminile descritta nel libro di Riccardi più vicina ai nostri tempi è Fida Stinchi Moro (Cosenza 1879 – Bari 1938), la maestrina calabrese che fu madre del grande statista Aldo Moro. In sintonia con il femminismo “materialista”, Fida era certa che l’evoluzione sociale della donna doveva sposarsi con la funzione materna e con le incombenze che le madri si assumevano nella cura e nella crescita dei figli.
Così si chiude la presentazione del volume di Riccardi:
Questo libro, pertanto, vuole colmare, senza la pretesa di essere esaustivo, una lacuna della nostra memoria, richiamando l’attenzione sul ruolo della donna nella crescita sociale e civile dell’Italia meridionale. A loro, le donne di oggi devono molto e da loro hanno ancora molto da apprendere.
Link libro:
https://www.lesflaneursedizioni.it/product/le-impavide-del-sud
© 2024 Tutti i diritti riservati
Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.