Maria Sofia von Wittelsbach: l’ultima regina delle Due Sicilie.
Maria Sofia
Oggi per “Donne nel Mondo” accogliamo l’articolo della scrittrice e storica barese Angela Campanella, che ci racconta dell’ultima regina delle Due Sicilie: Maria Sofia von Wittelsbach.
Maria Sofia nasce duchessa di Baviera nel Castello di Possenhofen, il 4 ottobre 1841. Sorella minore di Elisabetta Amalia Eugenia (1837-1898) nota come Sissi, imperatrice d’Austria, Maria Sofia stregò con il suo coraggio e la sua determinazione Gabriele d’Annunzio che la definì “Aquiletta bavara” e Marcel Proust che parlò di lei come della “regina soldato sui bastioni di Gaeta”.
Fu anche una delle prime vittime di un trucco fotografico e di una infamante fake news.
Il matrimonio a Bari di Maria Sofia
Non ancora diciottenne, per la duchessa Maria Sofia giunse la richiesta di matrimonio. Il “principe azzurro”, tante volte sognato, era l’erede al trono delle Due Sicilie, Francesco di Borbone, Duca di Calabria. Il matrimonio era stato deciso per convenienza dalle due famiglie e, secondo l’uso dei tempi, fu celebrato per procura l’8 gennaio del 1859 a Monaco di Baviera.

Seguì un breve soggiorno a Vienna dove Maria Sofia fu ospite della sorella Sissi e del marito di lei, Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria. Successivamente si imbarcò a Trieste per raggiungere il suo sposo a Bari, dove giunse il 3 febbraio. L’accoglienza della popolazione fu entusiastica.
Non si era mai visto a Bari tanto fermento. La città per la prima volta brillava per l’importanza e il numero dei personaggi ospitati e per lo storico avvenimento che vi si stava per compiere. Non c’era famiglia senza ospiti e nelle case più distinte alloggiavano i personaggi di maggiore spicco.
Così descrive la città in festa Pierluigi Rossi nel volume “Bari e Maria Sofia”, uscito per Adda editore.
Durante la permanenza a Bari la famiglia reale soggiornò nel palazzo dell’Intendenza, attuale Prefettura.
Nel capitolo descrittivo della cerimonia e della festa così continua Rossi:
Uscita dalla camera del Re, Maria Sofia fu accompagnata da Maria Teresa [la Regina] nel piccolo appartamento destinato agli sposi, nell’ala orientale e affacciato sul corso. Era composto da due stanze, adibite a salottino e a camera da letto, e da una più piccola, ad angolo, trasformata in camera da toilette. Aiutata da donna Nina Rizzo, si cambiò per vestire un elegantissimo abito bianco, arricchito di merletti preziosi e con grande crinolina, indossò lunghi guanti bianchi e si cinse il capo di un tralcio di fiori d’arancio a sostenere un lungo velo che nascondeva i capelli e scendeva fino a terra. Infine si adornò con i gioielli più fastosi della Corona di Napoli, portati appositamente dalla capitale, per ordine del Re.
La regina soldato
“Alta, slanciata, dotata di bellissimi occhi di color azzurro-cupo e di una magnifica capigliatura castana; Maria Sofia aveva un portamento nobile ed insieme maniere molto graziose”, così è descritta nelle cronache dell’epoca.

Ma l’indiscutibile ammirazione che suscitava in tutti era il suo essere intraprendente, risoluta e coraggiosa nel difendere quel sogno di regina, drammaticamente interrotto dalla conquista garibaldina e sabauda. Rimase bella e dignitosa sempre, anche nella tragedia che l’accompagnò tutta la vita dopo la capitolazione di Gaeta, ultima roccaforte borbonica, dove fu “soldato” coraggioso e “suora di carità” per i soldati che cadevano nella battaglia.
L’ammirazione dei sudditi
Lo testimoniano i versi del poeta napoletano Ferdinando Russo che, dopo l’incontro con un reduce della capitolazione di Gaeta, le dedicò l’opera “‘O surdato ‘e Gaeta”.
La chiamarono “la regina che non si arrese mai”.
Nei momenti più gravi, nonostante il tradimento di molti ufficiali e la spietatezza degli avversari, Maria Sofia non si perse d’animo.
Per questo i soldati l’ammiravano e anche in punto di morte invocavano il suo nome.
E’ a Riggina! Signò! … Quant’era bella! / E che core teneva! E che maniere! / Mo na bona parola ‘a sentinella, / mo na strignuta ‘e mana a l’artigliere…/ Steva sempre cu nui! … Muntava nsella / Currenno e ncuraggianno, juorne e sere, / mo ccà, mo llà … / V”o ggiuro nnanz’ ‘e sante! / Nn’èramo nnammurate tutte quante! / Cu chillo cappellino ‘a cacciatora, / vui qua’ Riggina! Chella era na Fata! / E t’era buonaùrio e t’era sora, / quanno cchiù scassiava ‘a cannunata!…/ Era capace ‘e se fermà pe n’ora, / e dispenzava buglie ‘e ciucculata…/ Ire ferito? E t’asciuttava ‘a faccia…/ Cadiva muorto?/Te teneva ‘mbraccia…
L’esilio di Maria Sofia e suo marito
Tutto fu inutile, e per Maria Sofia e per Francesco si aprirono tristemente le porte dell’esilio.
Si rifugiarono a Roma dove Francesco istituì un governo in esilio riconosciuto dalla Santa Sede e dall’Austria. Nel febbraio 1862 apparvero alcune foto che ritraevano la regina senza veli e in atteggiamenti da prostituta.
Le foto vennero diffuse e commentate in tutte le corti d’Europa. Si rivelarono presto essere abili manipolazioni; le indagini svolte portarono infatti la polizia pontificia all’arresto degli autori. Si vociferò anche di un presunto amante di Maria Sofia e della nascita di un figlio di questi. Poi le cose sembrarono migliorare.

Anche il matrimonio, che era rimasto fino ad allora inconsumato a causa di una sofferenza di Francesco, trova finalmente la sua risoluzione e porta alla nascita della piccola Maria Cristina Pia. Purtroppo la piccola morirà dopo soli tre mesi. Dopo la presa di Porta Pia la coppia si trasferì a Parigi.
Maria Sofia affronta anche la Grande Guerra
Francesco morì a soli cinquantotto anni e Maria Sofia ritornò a Monaco. Durante la Grande Guerra aveva l’abitudine di visitare i campi di militari italiani prigionieri in Germania. A loro donava libri e cibo.
A tal proposito il giornalista e storico Arrigo Petacco così riferisce: «…Fra quei soldati laceri ed affamati, lei cerca i suoi napoletani. Distribuisce, come a Gaeta, bon bons e sigari».
Gli ultimi anni di vita e la sua morte
Gli ultimi anni della sua vita, li trascorse a Monaco, nel vecchio palazzo dei Wittelsbach. La corte di questa splendida regina era ridotta ormai a due vecchi servitori, due cameriere e il segretario che la serviva da più di venti anni, un catanese, il signor Barcellona.
Pochissimi ormai gli amici; le era rimasta fedele la contessa di Macchia che da Napoli, per il compleanno, le inviava un pacco con i maccheroni napoletani, il buon formaggio di Caserta e la conserva di pomodoro San Marzano. Il pacco arrivava a Monaco con la scritta Liebesgaben, ‘dono d’amore’, segnata con mano tremante dalla vecchia duchessa. Tagliaferri, un cuoco napoletano che viveva a Monaco preparava per l’anziana regina un’ottima pastasciutta. Un devoto siciliano le inviava ogni anno una cassetta di arance rosse di Sicilia.
Maria Sofia di Borbone, ultima regina delle Due Sicilie, morì dolcemente nel sonno la notte del 18 gennaio 1925.
Alcuni giorni prima aveva confidato al fido Barcellona di aver sognato gli spalti di Gaeta con la bandiera gigliata dei Borboni svettante sul palazzo reale.
Link Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Sofia_di_Baviera
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.