Nodo Verde

Nodo Verde

In principio fu Massimiliano Fuksas. Fu ad aprile 2013 che gli esiti del concorso internazionale “Baricentrale” scossero la città e il futuro di Bari venne messo nelle mani dell’archistar. Dopo decenni di attesa perché la città, spaccata in due dal fascio dei binari della stazione centrale, trovasse una soluzione per la sua ricucitura, furono in molti a esultare: il Nodo Verde, un parco lineare di ben 3 km che avrebbe coperto i binari e consentito di ricucire la ferita!

Dubbi sul progetto del Nodo Verde

Ma mentre partiva il battage per convincere la città che quella fosse la soluzione tanto attesa, emersero subito anche molte perplessità. Il progetto prevedeva la realizzazione di un tunnel, sotto cui far passare i binari e sul quale realizzare un parco urbano: davvero in tal modo la città sarebbe stata ricucita, coprendo i binari con un tunnel inverdito alto almeno 8-10 metri? E con quale facilità “per tutti” si sarebbe saliti e discesi? E che altezza quegli alberi piantumati su un tunnel di cemento (ancora una volta cemento!) lungo ben 3 km avrebbero potuto raggiungere? Ma poi, perché era stato deciso che in nessun modo si potesse studiare l’interramento dei binari o almeno il loro passaggio in trincea aperta, come avviene in tantissime città di tutto il mondo?

Il progetto del Nodo Verde

Fummo in molti, derisi e irrisi, a far sentire la nostra voce contraria.

Soluzioni del passato

Una soluzione ci aveva provato a trovarla negli anni Settanta anche l’urbanista Ludovico Quaroni al tempo della redazione del PRG, immaginando di anticipare la stazione centrale nell’area dell’attuale stazione di Parco Nord alla confluenza di via Capruzzi e via Brigata Regina, o almeno all’altezza di via Quintino Sella, per poi di lì far scendere in quota i binari fino ad averli totalmente interrati dove oggi c’è il sottopasso di piazza Luigi di Savoia (Sant’Antonio). La memoria corre ancor più indietro nel tempo, agli anni Trenta del secolo scorso, allorché il senatore barese Araldo Di Crollalanza ci mise tutto il possibile impegno personale e politico (da ministro dei Lavori Pubblici nel Governo Mussolini) affinché il fascio dei binari fosse trasferito all’altezza dell’attuale largo 2 giugno, in questo pesantemente sconfitto dalla lobby dei commercianti all’ingrosso dell’estramurale Capruzzi e delle vie Melo e Argiro.

Un tema, quindi, davvero e da lungo tempo sentito.

Negli anni, altri progetti hanno preceduto…
… quello del Nodo Verde…
… ma non sono stati approvati

Le voci contrarie ricordarono subito che il viadotto della ferrovia Bari-Matera lungo corso Italia è vincolato dalla Soprintendenza; e sui binari da coprire ci sono altre costruzioni di RFI, di realizzazione anche molto recente, che non avrebbero potuto essere mantenute sotto il tunnel.

Cambiamenti al progetto Nodo Verde

Finalmente, le nostre perplessità circa il progetto Fuksas trovarono (ovvia) conferma allorché la soluzione del tunnel venne trasformata in una piastra verde a copertura dei binari ferroviari. Tra le polemiche, i progettisti provarono a far passare questa come l’esito naturale di approfondimento dello studio progettuale: ma con quel tunnel non era stato vinto un concorso internazionale? Ovviamente, la propaganda istituzionale si rimise in moto ad esaltare ancor più la trasformazione emersa, fingendo di non ricordare che una piastra di copertura dei binari era stata proposta da un progettista locale, l’arch. Massimeo, all’epoca dell’on. Tatarella, senza che se ne facesse niente. Non solo: quei 3 km di tunnel si erano notevolmente ridotti a meno di 2 ha, per poi scendere ulteriormente a meno della metà.

Una soluzione…
… che promette, almeno in teoria, di riunire…
… la città spaccata in due dai binari

Di lì a poco una valanga di rendering invadeva la città, mentre la stampa locale esaltava questa copertura sempre più ridotta come il nuovo “Central Park”; immagini che mostrano alberi ad alto e altissimo fusto e in una concentrazione mai vista a Bari, insieme ad accattivanti prospettive dall’alto e dall’imbocco di via Caduti di via Fani, con scale di salita sul parco e una struttura a ponte che dovrebbe ospitare spazi commerciali oltre a rendere possibile giungere in piazza Aldo Moro.

Una piazza che, nel frattempo, è stata annunciata come prossima alla riqualificazione, trasformandola in gran parte in pedonale e trasferendo nella costruenda stazione di via Capruzzi i bus urbani ed extraurbani. Questa volta si è evitato di annunciare nuove “foreste urbane”, mostrando le immagini di una nuova pavimentazione senza un solo filo d’erba.

Segui Il filo verde!

Del verde urbano mi sono occupato già molte volte. Al tempo della lotta per salvare quello presente in via Sparano (le belle palme furono poi tutte trasferite a morire altrove), scrissi di un sogno: ero un turista straniero che, uscendo dalla stazione, chiedevo informazioni su come raggiungere Bari vecchia e poi il porto. E mi sentivo rispondere: “segui il filo verde!”. Già, un tragitto tutto segnato dalla presenza di alberi, belli, alti, frondosi, lungo tutta la via Sparano trasformata in boulevard parigino, corso Vittorio Emanuele, i giardini di piazza Massari e del Castello, per poi voltare sul lungomare e, sempre seguendo il tetto di verdi chiome, giungere alla stazione marittima.

Lo tsunami di cemento

Nel frattempo invece, negli anni che scorrono inesorabilmente, Bari è stata ed è sempre più inondata da uno tsunami di cemento senza fine, con palazzi che sorgono in qualunque spazio rimasto fino ad oggi libero (alla faccia della rigenerazione urbana e degli interventi urbanistici a “volumetrie zero”, demolendo e ricostruendo!) e nell’edificare a tutti i costi ha perso in questi anni oltre 25.000 alberi, facendo sprofondare la nostra città agli ultimi posti della classifica nazionale della qualità dell’ecosistema urbano.

E il Nodo Verde?

Ma intanto, cosa sta accadendo al Nodo Verde, che l’ex sindaco Decaro aveva voluto portare nell’elenco dei progetti finanziati dal PNRR? Semplicemente che, dopo montagne di bei discorsi e di ancor più strepitosi rendering, rischia di non vedere mai la luce! Infatti, nei dubbi cresciuti a dismisura sui costi e sugli stretti tempi di realizzazione, i lavori non sono ancora stati consegnati alla Società Manelli di Monopoli (l’unica ad aver partecipato alla gara) con capofila la Fadep di Napoli (che ha le certificazioni); se pur si iniziasse a inizio 2025, non sarebbero ultimati prima del 2029 e con RFI che contrattualmente è libera di decidere le priorità degli interventi.

Molti ormai i dubbi sul progetto

Piazza Moro in pole position

Allo stato, il rifacimento di piazza Moro pare essere in pole position, mentre delle altre opere, incluso il “Central Park”, nulla più si sa, insieme a quei 73,7 milioni di euro inseriti nel PNRR ma consapevolmente andati ormai persi.

Il progetto di rifacimento…
… di piazza Moro

Chissà, forse resteremo ancora per qualche decennio con il bel ponte pedonale di inizio Novecento e i sottopassi della stazione centrale per andare da una parte all’altra della città. Forse cambieranno i tempi e qualche amministratore un po’ più umile e lungimirante si accorgerà che i giardini sono giardini, i parchi e le “foreste urbane” non fanno parte del nostro paesaggio barese, né a parole né nei fatti. E che cucire le due parti di una città sempre più estesa significa far scomparire in sotterranea le ragioni della spaccatura: i binari ferroviari.


Link Comune di Bari:

https://www.comune.bari.it/web/edilizia-e-territorio/nodo-verde-bari-centrale

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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

1 ha pensato a “Il Nodo Verde: solo una grande bufala?

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