Storie di Puglia – Il prete brigante che veniva da Grottaglie

prete brigante

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Torniamo a occuparci di storie pugliesi e viaggiamo fino a Grottaglie per parlare di brigantaggio. Abbiamo già narrato delle gesta di Nicola Morra una sorta di Robin Hood cerignolano, oggi ci soffermeremo su un’altra figura di quel periodo tormentato, controverso e pieno di rivoluzioni che è stato l’800, il prete brigante Annicchiarico Ciro detto Papa Ciro o Papa Giru.

Chi legge la storia di questo Annicchiarico per la prima volta, non può far altro che pensare ad una leggenda o a un personaggio di fantasia, eppure Ciro è realmente esistito e ha la fama di essere stato uno dei più sanguinari e temibili briganti pugliesi.

I briganti si nascondevano nelle zone boschive (Image creator)

La storia del prete brigante

Nato nel 1775, divenne prete a 25 anni e maestro di canto gregoriano. Ciro aveva però uno strano rapporto con il suo ruolo di prete e il voto di castità a cui la sua figura lo vincolava, tanto che aveva iniziato una relazione con una vedova di Francavilla Fontana, Antonia Zaccaria detta “la Curciola,” la stessa però aveva una rapporto sentimentale anche con un altro prete don Giuseppe Motolese rivale di Annichiarico non solo in amore ma anche per le sue idee politiche. Infatti se Ciro era massone e giacobinista, Giuseppe era invece filoborbonico e calderaio. Quando nel 1803 Motolese morì accoltellato da uno sconosciuto, l’Annicchiarico fu accusato del delitto dal padre della vittima e processato al Tribunale di Lecce.

Il sacerdote si dichiarò innocente ma anche a causa delle sue idee politiche, i suoi nemici pensarono bene di toglierlo di mezzo. Per il crimine passionale fu condannato a 15 anni d’esilio, ma trattenuto in carcere. Ciro però fuggì e tornò a Grottaglie nel 1806, dove grazie al cambio di regime, al governo dei Borboni era succeduto temporaneamente quello dei francesi di Bonaparte, godé di un periodo di tranquillità. Ma il padre del Motolese non aveva dimenticato il suo crimine e riuscì a farlo arrestare nuovamente nel 1808.

La banda di briganti di Papa Ciro

Nel 1812 l’ex prete era di nuovo fuggito e in men che non si dica aveva riunito intorno a sé una squadra di disertori dell’esercito napoleonico seminando il terrore per tutta la provincia di Grottaglie, San Marzano di San Giuseppe e Martina Franca.

La repressione del brigantaggio fu spietata (tela di Horance Vernet del 1831)

Il ritorno dei Borboni sul trono del Regno di Napoli non ebbe le conseguenze sperate e Ferdinando IV (poi successivamente divenuto Ferdinando I) non concesse l’amnistia a Ciro ma al contrario continuò a considerare un fuorilegge l’ex prete. Ciro fondò allora la setta dei “Decisi”, ala estrema di un gruppo di liberali salentini legati alla Carboneria.

Purtroppo per lui il tradimento era in agguato, se da una parte le varie sette di Terra d’Otranto gli avevano affidavano il compito di organizzare militarmente delle truppe insurrezionali per rovesciare l’attuale governo, dall’altra la stessa Carboneria iniziava a prendere distanze e ad abbandonarlo.

Il generale Richard Church

Nel 1817 Ferdinando I assegno al generale irlandese Richard Church (1784-1873) il compito di eliminare la piaga del brigantaggio.

Scrive così lo storico Pietro Collela sul generale, nella sua Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825:

«[…] vi andò commissario del re coi poteri dell’alter ego il generale Church, nato inglese, passato agli stipendi napoletani per opere non lodevoli, quindi obliate per miglior fama. Il rigore di lui fu grande e giusto: centosessantatré di varie sette morirono per pena […]»

Church iniziò una vera e propria caccia all’uomo nei confronti del prete-brigante.

Generale Richard Church

La resa e la morte del prete brigante

Dopo un lungo inseguimento, ormai abbandonato dai proprietari terrieri e dai compagni carbonari un tempo alleati, con pochi fedeli compagni rimasti, fu intercettato nella Masseria Scassèvera e dopo una coraggiosa resistenza, dovette accettare la resa e l’arresto il 7 febbraio del 1817.

L’assedio alla masseria dove era nascosto Papa Ciro in un’illustrazione dell’epoca

L’8 febbraio, Ciro Annicchiarico fu fucilato nella piazza pubblica di Francavilla d’Otranto (attuale Francavilla Fontana).

Durante gli interrogatori confessò più di 70 omicidi eppure continuò a dichiararsi innocente rispetto all’omicidio di Giuseppe Motolese, il delitto che aveva trasformato la sua vita, allontanandolo dalla religione e mutandolo in un brigante feroce e sanguinario.

Monte Papa Ciro

Prima di chiudere però vi lasciamo con una curiosità, dopo le sue scorribande, il prete-brigante si rifugiava sulle alture nei pressi di Martina Franca, dove aveva una grande grotta capace di ospitare almeno una quindicina di persone e altrettanti cavalli. In suo onore, dato che il popolo nei suoi racconti l’aveva trasformato in un romantico eroe ribelle, la zona del suo rifugio è chiamata Monte Papa Ciro.


Link Wikipedia Brigantaggio italiano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Brigantaggio_italiano

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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