Storie di Puglia – Nicola Morra, il Robin Hood di Cerignola

Morra

Morra

Il nostro viaggio fra le storie e leggende pugliesi ci porta oggi nel Foggiano, in particolare a Cerignola ai tempi dei vari sconvolgimenti politici precedenti e successivi all’Unità d’Italia. Come ben sappiamo al Sud il fenomeno del brigantaggio, nella seconda metà del XIX secolo, assunse quasi sempre connotazioni politiche ma non per questo fu meno sanguinoso e la sua repressione da parte delle autorità fu molto violenta. Il brigante era visto come un uomo rude e violento da temere e tenere alla larga. Il protagonista del nostro racconto, Nicola Morra, è stato però un’eccezione a questa caratterizzazione. Nell’immaginario popolare questo personaggio è diventato un eroe, una sorta di nostrano Robin Hood di lui oltre che nei libri (il primo scritto addirittura nel 1896 da Pasquale Ardito quando Morra era ancora vivo), si parla in canzoni e ballate.

Il libro di Pasquale Ardito

La Storia di Morra

Nato a Cerignola nel 1827 da una famiglia agiata, era una persona di una certa cultura e sin da giovane si dimostrò favorevole ai moti rivoluzionari del 1848 contro i regimi assolutisti europei.

Dotato di un forte temperamento forgiato in giovane età anche dalla morte violenta del padre, nel’49 quando era impiegato come guardiano nei campi si trovò coinvolto in uno scontro all’arma bianca a causa di un pascolo abusivo.

Il duello e la condanna

Nicola vinse il duello e uccise con una coltellata Vincenzo Mazzocco. A causa della testimonianza, forse falsa, di Vincenzo Paciletto, Morra finì in carcere con una condanna a ben 25 anni. Restò nel carcere di Procida per alcuni anni fino al 1857, quando evase. Nel frattempo, ebbe modo di conoscere le difficoltà delle persone povere e disagiate spesso incarcerate senza colpa o per futili motivi. Quest’esperienza lo plasmò e facilitò la creazione di una sua coscienza sociale che lo avrebbe accompagnato fino alla fine dei suoi giorni.

L’evasione e la difesa dei più deboli

La sua evasione fu probabilmente pianificata dalle autorità piemontesi nella speranza che per gratitudine lo stesso si sarebbe schierato dalla parte dei suoi “liberatori” nella lotta ai briganti che imperversavano nelle campagne. Evidentemente non conoscevano davvero l’etica di Morra che si dimostrò uomo di altra tempra e non cedette al ricatto.

Nicola, insofferente ad ogni autorità, si schierò spesso dalla parte degli umili, di quei mezzadri che i signorotti proprietari terrieri trattavano allo stesso livello delle bestie.

Proprio per questo, pur vivendo essenzialmente di espedienti e di qualche furto, trovò sempre ospitalità presso masserie e casolari. Quando si appropriava di qualcosa, lasciava dei biglietti per rammentare che il suo era solo un prestito e il mal tolto sarebbe stato ripagato, inoltre spesso lasciava parte del bottino delle sue ruberie ai più bisognosi.

Grazie al rispetto di cui godeva fra il popolo, poteva entrare e uscire da Cerignola senza problemi, infatti cittadini e autorità locali “chiudevano un occhio”.

La sua candidatura

Per poco non divenne parlamentare quando si candidò, se il suo avversario diretto non fosse stato De Nittis Vincenzo il sindaco di Foggia, il “brigante” si sarebbe trasformato in politico e la sua vita probabilmente sarebbe stata diversa, ma così non fu per soli 41 voti in più a favore del suo avversario politico.

Nuovamente in carcere

Nel 1860 si trovò nuovamente coinvolto in uno scontro a fuoco. Dopo aver cercato di nascondersi in una casa di Cerignola, dovette consegnarsi alle autorità per curare le ferite subite durante lo scontro.

La Corte Criminale di Lucera lo giudicò colpevole il 1° ottobre del 1865.

La sua pena? 18 anni da scontare nel carcere duro di Santo Stefano. Non contento per reati commessi durante la reclusione fu condannato ad una pena di 3 anni di confino fuori paese. Questi 3 anni li passò presso Monopoli.

Nicola Morra

La morte di Morra

Insomma, un personaggio inquieto e dalle idee liberali, che non aveva mai accettato alcun regime né borbonico né sabaudo, cercò sempre di vivere secondo le sue regole anche se per tutta la sua esistenza fra arresti e grazie, entrò ed uscì dalla galera, tanto da finire i suoi ultimi giorni in carcere a Firenze, dove il 13 maggio 1904 morì all’età di 77 anni.

Un uomo dalle mille sfaccettature che ancora oggi lascia interdetti gli storici che non riescono a dargli un giudizio unanime, un antieroe che si ribellava ad ogni tipo di autorità e nondimeno non esitava ad ergersi a paladino dei più deboli.


Link di Wikipedia Nicola Morra:

https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Morra_(brigante)

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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