sostenibilità

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È un caso nazionale, in una Italia già devastata dall’incapacità di affrontare temi fondamentali quali sostenibilità ambientale, rigenerazione urbana, forestazione urbana, interventi a km 0, mentre in tutta Europa già da diversi anni si sta intervenendo con energia e concretezza.  Ma Bari e la Puglia, sempre desiderose di salire ai primi posti di una qualsivoglia classifica, sono riuscite nell’impresa di raggiungere il vertice in quella del consumo di suolo: un consumo abnorme, ingiustificato, tragico per il futuro che ci attende.

La sostenibilità ambientale e il “partito del mattone”

Nella mia ingenuità, difetto mortale in una società che rincorre i ritorni personali, mi sono più volte chiesto come sia possibile, per quanto si vogliano fare i propri interessi, non rendersi conto dei danni causati dalla mancata tutela del territorio. Eppure, gli strumenti per evitarli ci sono, anche senza parlare di onestà intellettuale, interessi della collettività, ritorni d’immagine; un politico che volesse investire se stesso nella tutela dell’ambiente naturale (tanto presente nelle immagini della Puglia fatte girare in tutto il mondo), nella Storia dei luoghi, nella piacevolezza del vivere quotidiano, nella sicurezza e tranquillità dei contesti urbani e suburbani, scoprirebbe di poter davvero incassare enormi ritorni d’immagine, che ne farebbero un emblema destinato a durare.

Più realisticamente e amaramente, invece, dobbiamo prendere atto che il partito del mattone è il più imponente apparato presente in Italia, impermeabile e tragicamente insensibile alla tutela e valorizzazione paesaggistica. Ed è malauguratamente trasversale nel sostegno politico-elettorale: garantisce clientele e sostegno finanziario, come può toglierlo a qualunque politico che non stia ai patti. Il rapporto con la politica è di assoluta reciprocità, poiché è questa a mettere in campo i mezzi e le leggi per consentire lo scempio che è sotto i nostri occhi.

Bari e il cemento

Intendiamoci, quasi ogni regione ha interpretato diversamente i temi in discussione ed è difficile se non impossibile individuare una che abbia messo in moto meccanismi di vera tutela dell’ambiente, sia naturale che antropizzato. Ma in Puglia l’accanimento con cui il Piano Casa, nato come temporaneo oltre tredici anni fa e di anno in anno riproposto e rinnovato, ha consentito l’assalto al territorio, si è combinato con scelte nefaste quali il blocco undici anni fa del PUG appena elaborato, così consentendo di proseguire il folle utilizzo dei milioni di mc presenti nel PRG Quaroni che stanno trasformando Bari in una arroventata piastra di cemento.

E ne avremo ancora per lunghi anni, prima che siano esauriti i 9 milioni di mc restanti e nel frattempo si abbia disponibile un nuovo PUG intenzionato a “salvaguardare” il territorio: ma cosa sarà rimasto da salvaguardare? In tale previsione, non dovrebbero almeno essere immediatamente messe in campo delle norme di tutela?

E così la politica continua a sguazzarci. Sono tanti gli esempi elencabili: la desertificazione di via Sparano, peraltro ormai cantiere permanente per la bassa qualità dei materiali usati per la pavimentazione; giardini e parchi in cui la scarsissima presenza di alberi neanche fra trent’anni garantirà un po’ di ombra che ne giustifichi la realizzazione; abbattimento di oltre 25.000 alberi per la costruzione di nuovi palazzi quasi mai sostituiti da nuove piantumazioni.

Per lunghi anni ho serbato in mente le immagini dei cantieri nordeuropei, dove l’ambiente naturale non interessato alla movimentazione del suolo viene coperto da grandi teloni a tutela delle presenze vegetali e minerali (granito rosa affiorante), che a cantiere terminato offrono una immediata contestualizzazione naturale di pregio. Da noi ho visto sparire interi campi di ulivi, sostituiti da cemento, asfalto e qualche alberello appena nato.

La situazione a Palese

Grave è la pressoché totale disattenzione per le aree decentrate della città, con gli interventi pubblici concentrati sul centro storico e sul Murattiano. Sconcerta la situazione a Palese, a soli 4 km dall’aeroporto internazionale e quindi potenziale attrattore turistico, che vive un dissennato assalto al suo territorio. Un’area potenzialmente esemplare per le intenzioni del Piano Paesaggistico Regionale nelle sinergie del rapporto “città-campagna” (presenti nell’area uliveti di epoca cinquecentesca e antiche ville con parchi da salvaguardare) ed avrebbe potuto rappresentare una città-giardino da manuale di progettazione del paesaggio, ma le amministrazioni almeno degli ultimi vent’anni ne hanno fatto un titolo di demerito nel non aver in nessun modo risposto alle sollecitazioni e alle proposte di intervento da parte della cittadinanza attiva affinché fosse riqualificata la sua costa, il verde fosse parte integrante del paesaggio urbano e la sua ultramillenaria storia fosse rispettata e salvaguardata.

Ora sul lungomare, che quattro anni fa era stato oggetto di un importante progetto partecipato integrato a cura della comunità locale ma mai preso in considerazione, si sta realizzando una pista ciclabile, peraltro rifacendo il primo lotto pubblicamente denunciato per la bassa qualità dei materiali e del progetto, ma senza che un solo albero sia stato al momento aggiunto.

I recenti giardini e il “nuovo Central Park”

Pochissimo verde nei recenti giardini, nell’ex Caserma Rossani e a Torre a mare dove il cemento impera, mentre vengono annunciati i lavori per il Parco della Memoria (ex Fibronit) e quello del Castello. Del parco sui binari della stazione centrale, euforicamente battezzato “nuovo Central Park” e progettato a copertura di un tunnel lungo quanto tutta via Capruzzi, portato alla nostra attenzione da un bombardamento propagandistico di centinaia di rendering ma poco alla volta ridimensionato fino a ridursi a meno di un ettaro, non si sa più nulla, né di questo silenzio pare interessarsi la stessa stampa che tanto lo aveva esaltato.

Nel frattempo stanno per partire i lavori di pedonalizzazione di piazza Moro, senza che il tema verde sia in nessun modo protagonista. E avrebbe potuto esserlo, pensando ad un ideale percorso di collegamento con il porto e immaginando una via Sparano re-inverdita che prosegua per corso Vittorio Emanuele, i giardini di piazza Massari e Isabella d’Aragona e, appunto, il castello.  

Parco Costa Sud

Nel frattempo, mentre la stampa ci inonda di informazioni e rendering del parco Costa Sud, scopriamo che questa operazione è legata alla costruzione di oltre un milione e mezzo di mc di nuova edificazione su suoli più interni ma un tempo a destinazione agraria, facendo passare il tutto come operazione “a km.0”.

Avrebbe potuto essere una vera rivoluzione, ma anche qui, al posto delle campagne, ci sarà cemento. Bari, la città dell’infinita illusione.


Foto Copertina: Nicola Antonio Imperiale

Link Comune di Bari:

https://www.comune.bari.it

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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

1 ha pensato a “La falsa sostenibilità: il caso Bari

  1. Articolo da incorniciare. In merito al consumo di suolo aggiungerei anche lo scempio che si è fatto, si sta facendo e si farà di quello che rimaneva degli uliveti e della campagna a sud-est di Bari, per il raddoppio della ferrovia e lo spostamento della SS16.

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