Bari, il bla bla bla sulla città che verrà

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È da diversi anni che lo storytelling ufficiale della città di Bari “destinato a masse plaudenti” annuncia il verde che verrà, la migliorata viabilità grazie a parcheggi più ampi, strade più larghe e rotonde più sicure, le periferie finalmente riqualificate da servizi pubblici efficienti. Ma la realtà urbana è ben diversa. La grande area verde sopra i binari, se e quando ci sarà, causerà un’ulteriore spaccatura della città; l’attuale “nuova” via Amendola, trasformata in autostrada cittadina, ha cancellato secoli di storia e le riqualificazioni delle periferie paiono consistere in ulteriori, inutili colate di cemento. L’amara e appassionata riflessione dell’architetto Eugenio Lombardi.


Ero ancora molto giovane quando il racconto di cosa sia “la città” aveva preso ad interessarmi, fino a farne il principale argomento della mia vita professionale e sociale. E non mi sono mai allontanato dalla visione organicistica, di natura aristotelica: un sistema vivo, pulsante, in cui ogni sua componente è fondamentale pur differenziandosi. Non una somma di elementi fisici, quindi, in cui la presenza umana parrebbe essere una casualità, ma il contrario: è intorno alle esigenze degli abitanti – fisiche, sociali, educative, culturali, spirituali – che si modellano i luoghi e si costruisce la comunità.

Sotto questi aspetti, l’incontro con realtà urbane del centro e nord Europa, che da tale interpretazione non si erano mai allontanate, aveva molto influito sulla mia educazione di giovane uomo e professionista. Città che avevano e pongono le attività per la cura del fisico e dello spirito al primo posto fra gli interessi prioritari sono oggi ai vertici mondiali come qualità di vita; luoghi in cui, dopo le negative esperienze della urgente ricostruzione post-bellica, la malsana distinzione tra architettura ed edilizia non ha causato lo stravolgimento dei paesaggi urbani e dove l’arredo urbano non si limita a qualche improbabile panchina o qualche brutto giochino per l’infanzia.

Il bisogno di verbe urbano

Oggi i rapidi cambiamenti climatici impongono di accelerare sulla reinterpretazione del luogo-città. Molti ci avevano pensato da tempo, investendo fortemente sul verde urbano, sulla limitazione (quando non cancellazione) del traffico privato a favore di massicci investimenti sul trasporto pubblico, sulla pedonalizzazione delle intere aree centrali. E sul rispetto delle aree decentrate da trattare come parti di città a tutti gli effetti, le periferie, di cui da noi si occupò la politica qualche decennio fa con tantissimi bla bla bla, come direbbe su questo tema Greta Thunberg.

Molti anni fa il settimanale satirico Cuore accese i riflettori su “Barialto”, il complesso di ville alle porte di Casamassima a firma di noti architetti italiani che tanto catturò l’attenzione e la corsa all’acquisto da parte della “Bari-bene”. E cercando una motivazione per quell’esplosivo interesse (un mix di cortigianeria e cialtronesca passione per l’investimento firmato) che aveva convinto al galoppo ad allontanarsi di tanto dalla città, sentenziò: “Se il mondo fa schifo, figuriamoci Bari!”. Oggi Cuore tornerebbe ad interessarsi della città di Bari.

L’Urbanistica della città tradita?

Che fine ha fatto l’Urbanistica, quella complessa scienza che impone di guardare oltre l’orizzonte visibile per programmare un futuro possibile e migliore per chi verrà dopo di noi? Che fine hanno fatto le esperienze e gli esperimenti di chi ben prima di noi ha investito sul miglioramento delle condizioni fisiche e sociali? A Bari, presa d’assalto dall’edilizia usa&getta come mai prima d’ora, si sta cementificando ovunque, dando responsabilità al “Piano Casa” come se tutto fosse calato dal cielo senza responsabilità umane; c’è chi fra poco, nella sua nuova casa, respirerà a pieni polmoni il traffico mattutino della tangenziale e dell’asse Nord-Sud. Attendevamo parchi urbani, ci ritroviamo cantieri ovunque a tirar su sconci edifici omologati il cui unico orizzonte è la massima cubatura possibile.

Poi lo storytelling destinato a masse plaudenti racconta del verde che verrà, della collina che nasconderà i binari della stazione centrale costringendoci, per andare dall’altra parte, a valicare quella improponibile barriera: altro che cucitura!

Fuksas Nodo Verde per la stazione centrale di Bari
Fuksas Nodo Verde per la stazione centrale di Bari

Via Amendola

Via Amendola, un tempo percorso di antiche memorie patrizie, oggi nel suo primo tratto si è allargata come un’autostrada, senza aver in nessun modo risolto il peso di un traffico privato sollecitato a penetrare in città anziché offrirgli soluzioni di scambio periferico. Stanno per partire altri giganteschi complessi edilizi a giustificare quelle trasformazioni e a cancellare quel che resta di oasi ambientali ancora ricche di odori e antichi saperi.

Il centro della città

Oggi Bari, per la politica e chi l’amministra, è il centro, solo il centro, con una concentrazione di servizi commerciali e per il tempo libero che, se distribuiti su tutta l’area urbana, avrebbero riportato all’idea di quella visione organicistica. Un centro ormai totalmente invivibile per i suoi residenti, costretti a subire l’assalto della mala movida, mentre la propaganda esalta la partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione come grande valore aggiunto. A condizione che si sia nelle sue corde e che, anche inavvertitamente, non si calpestino interessi già consolidati. Che importa se la speculazione a Palese ha cancellato straordinarie pagine di antichissima storia che l’avrebbero resa famosa nel mondo? Che importa se stiamo inutilmente attendendo da mesi che l’Amministrazione riconosca il grande valore all’impegno profuso dalla comunità locale per disegnare una prospettiva possibile del suo lungomare degradato e abbandonato?

Riqualificazione area portuale di Palese
Riqualificazione area portuale di Palese

Che importa se si preannuncia la definizione del nuovo Piano Urbanistico bloccato da anni mentre milioni di metri cubi di nuovo cemento l’hanno già massacrato garantendo un futuro bollente alla nostra città?

Progetto Costa Sud

Il progetto Costa Sud viene raccontato come uno straordinario intervento di parco costiero, omettendo che lì giungerà anche un milione e passa di metri cubi di nuove costruzioni, di cui la città non ha nessun bisogno e senza che si comprenda da dove giunga questa valanga di finanziamenti che stanno consentendo di aprir cantieri ovunque.

Progetto Costa Sud

Ci sono rinnovate timide reazioni di contrasto al racconto falsato sulla città, ma saranno sufficienti a modificare il folle viaggio verso il nulla che Bari ha intrapreso? Davvero le menti che ci governano guardano esclusivamente al ritorno personale e non comprendono cosa stanno provocando nella nostra città? É solo arroganza, presunzione, esasperazione individualista a guidare scelte tanto fondamentali, o la politica è ormai un guscio vuoto dietro cui si nasconde la profonda e colpevole ignoranza di interessi incapaci di fermare la corsa verso il baratro?


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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

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