Il parco a Torre a Mare: una periferia da recuperare

Torre a Mare

Torre a Mare

È da quasi un secolo che la storia urbanistica di Bari è condizionata dalla scelta fatta in epoca fascista di annettere alla città alcune frazioni appartenute ai comuni vicini. Fu così che Palese e Santo Spirito a ovest, Carbonara e Loseto a sud, San Giorgio e Torre a Mare a est, si ritrovarono a essere parte di una città fisicamente lontana e dalla storia tanto diversa da non essere mai stata totalmente accettata e condivisa.

Ancora oggi, infatti, complice il mai attuato decentramento tecnico amministrativo, in ognuna di queste aree sono presenti cittadini che reclamano il recupero dell’autonomia comunale distaccandosi da una città che non ha saputo riconoscere e valorizzare le diversità e le risorse di questi centri.

Torre a Mare, Palese e Santo Spirito località balneari

Palese, Santo Spirito e Torre a Mare un tempo catturavano l’interesse delle comunità locali come risorse balneari e per il tempo libero, ma anche una maggiore riconosciuta salubrità tanto da essersi arricchite di ville e villini della buona e benestante borghesia barese.

Avrebbero potuto mantenere una loro specificità, consolidando l’antico rapporto con l’ambiente naturale (mare e campagna) e diventando stabilmente città-giardino, ma sono state nel tempo stritolate dalla speculazione edilizia e dalla massacrante presenza del grigio cemento.

Quel cemento che ho purtroppo ritrovato in quantità anche nel “parco a mare” in fase di realizzazione a Torre a Mare e di cui, complici forse anche le recenti elezioni comunali, si è molto parlato negli ultimi tempi.

Il nuovo parco a Torre a Mare

Incuriosito da tale pubblicità e stimolato dall’invito di alcuni amici locali, ho voluto andare a scoprirlo, sperando di trovare una situazione diversa da quella di recenti realizzazioni di “parchi” cittadini, come il Rossani, per i quali forte è stata l’enfasi prodotta dall’amministrazione comunale attraverso massicce campagne di comunicazione sostenute dai media locali. Un’enfasi che si scontra con la scarsa presenza di alberi e piante a fronte, appunto, di un massiccio uso del cemento.

Recentemente Bari si è ritrovata al primo posto nella ben poco invidiabile classifica di città più bollente d’Italia e questo proprio per la poca presenza vegetazionale e l’abnorme copertura del territorio con asfalto e cemento, una costante che non sta risparmiando neanche il parco in fase di realizzazione.

Foto cantiere

Entriamo nel parco

Vi si accede da una ristretta entrata dalla via Valle e Giglioli e a farlo diventare “a mare” è uno stretto passaggio pedonale sotto via Andrea Buonsante che conduce ad una spiaggetta ad oggi sempre nel degrado e coperta da alghe.

Spiaggetta in degrado

Quello che lascia perplessi è che il parco è situato in un profondo impluvio di acque meteoriche, tanto da essere stati costretti a innalzare il livello di gran parte del suolo di alcuni metri e aver dovuto prevedere  la realizzazione di un bacino di contenimento con una canalizzazione di smaltimento idrico; una situazione geomorfologica che un tempo non avrebbe avuto il nulla osta dell’Autorità di Bacino, ma se si pensa che nella stessa logica il recente lontano quartiere di Sant’Anna occupa un territorio attraversato da ben tre lame e con altissimo rischio idro-geologico…

Pochi alberi e tanto cemento

Molto, tanto, troppo cemento anche qui, anche per l’esigenza di tenuta di quel terreno che altrimenti sarebbe spazzato via dall’acqua piovana nella sua corsa verso il mare. Al momento pochi, pochissimi alberelli centrali accompagnati da giovani oleandri posti sulle linee di confine.

Alberi piantati nell’area

Spiccano invece la presenza di una gigantesca magnolia posta, nel brutale gioco degli espropri, ai limiti privati del parco, nonché quella di un capannone che, fosse stato acquisito dal Comune, avrebbe potuto essere recuperato a spazi di socialità e di servizi alla comunità. Già montato, al centro dell’area, uno spazio-gioco che temo giungerà fortemente degradato fino alla conclusione dei lavori e all’apertura del parco alla fruizione.

Area spazio-gioco

Troneggia lì vicino una costruzione in cemento armato, più simile ad un bunker che a un luogo destinato, probabilmente, a negozi e socialità benché per il suo utilizzo non si sia ancora fatta nessuna scelta.

Costruzione nel parco

Mancata partecipazione

Mi sorprende molto che nulla si sia imparato dal fallimento di una simile operazione al cosiddetto “waterfront” di San Girolamo, dove una stecca di volumi in cemento armato a pochi metri dal mare, ad alcuni anni dal completamento non ha ancora trovato una destinazione che interessi eventuali investitori e resta desolatamente vuota e in progressivo degrado.

Se una maggiore lucidità e umiltà da parte dell’Amministrazione Comunale avesse consentito il coinvolgimento della comunità locale, rendendola partecipe con idee, proposte, suggerimenti e con la reale conoscenza delle esigenze sentite dalla popolazione, forse le soluzioni sarebbero state diverse.

È bastato essere lì per pochi minuti e alcuni abitanti, interpretandoci come appartenenti al Comune o all’impresa esecutrice, hanno chiesto di parlarci per farci conoscere le loro esigenze. Tra l’altro, il parco è attorniato dalle case, alcune con affaccio ai limiti del suolo e le preoccupazioni dei residenti sono più che comprensibili. Specialmente alcune proprietà private si ritrovano schiacciate in spazi troppo ristretti dopo gli espropri per la realizzazione del parco.

Suggerimenti

E poiché il rapporto con il mare è oltremodo residuale, probabilmente converrebbe lavorare molto meglio su una diretta apertura dalla strada costiera anziché superarla in tunnel. Se quel capannone non acquisito e che rischia di rimanere lì abbandonato fosse invece recuperato e facesse parte del progetto, diverrebbe immediatamente il luogo di interazione fra il parco e la linea costiera e se ne avvantaggerebbe una ben più ampia area. Qualcuno della nuova Amministrazione è ora più disposto all’ascolto?


Link Comune:

https://www.comune.bari.it/web/municipio-1/torre-a-mare-cenni-storici

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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

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