Il quartiere barese che non c’è: Sant’Anna

Sant'Anna 3

Sant'Anna 3

Una promessa disattesa da più di dieci anni, un sogno interrotto che si è trasformato in un incubo. Così vivono la propria precaria situazione gli abitanti del quartiere Sant’Anna di Bari. Sorto nel 2010 a sud del quartiere Japigia e a nord di San Giorgio sul prolungamento di via Gentile, è un quartiere che pochi baresi conoscono e hanno mai visto perché è separato dal resto della città e si è trasformato in un “non-luogo”, in quanto tuttora privo di illuminazione e strade asfaltate a dispetto dell’invidiabile posizione vicino al mare e delle belle e innovative palazzine costruite.

«Siamo stanchi di vivere in questa situazione di abbandono, senza illuminazione pubblica, senza certificazioni di abitabilità, senza servizi essenziali, nella polvere d’estate e nel fango d’inverno, potenziali vittime di ogni sorta di atto predatorio. Siamo stufi di vivere in un quartiere dalle enormi potenzialità economiche, sociali e paesaggistiche, da anni abbandonato a se stesso». Tuona così la petizione popolare lanciata nel mese di aprile dal Comitato di quartiere sorto da un anno e mezzo proprio per far da tramite tra residenti, comune e istituzioni e risolvere questi annosi problemi rimasti in sospeso.

«Il Comitato di quartiere Sant’Anna, di fronte alla situazione di stallo che da alcuni anni impedisce di fatto il pieno sviluppo del quartiere, nonostante i numerosi appelli rivolti in più occasioni alle istituzioni locali, non può che prendere atto che ad oggi nulla è cambiato e chiede espressamente che il sindaco, con un atto di forza, faccia completare il tratto terminale della fogna bianca» proclama la 27enne residente Alessia Pirulli, presidente del Comitato.

Sì perché pare che il grande ostacolo insormontabile che ha bloccato la prosecuzione di tutti i lavori sia proprio questo: l’ultimo tronco dell’impianto di fognatura pluviale. «Mancano solo 20 metri per terminare la realizzazione della fogna che consenta lo sbocco verso il mare di San Giorgio delle acque piovane. Se non si realizza questo non si può ottenere la certificazione di abitabilità e quindi non si procede con gli impianti di illuminazione e l’asfalto sulle strade» chiarisce il 54enne Michele De Benedictis, vice presidente del Comitato.

Ma a chi spetta la realizzazione di questo tratto terminale della fogna bianca? Nel 2007 venne stipulata una convenzione tra il Comune di Bari, i residenti e i consorzi che li rappresentavano per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primarie. Una volta attuate dai consorzi possono essere rimborsate al 40% dal comune e ottenere l’agibilità. Il quartiere è stato suddiviso in tre comparti, ognuno con i propri consorzi di riferimento: il primo è stato completato nel 2011 ma non ha ancora ottenuto la dichiarazione di agibilità, il secondo da quattro anni ha visto sorgere solo bei palazzi moderni ed ecologici ma piantati nel nulla, come cattedrali nel deserto, perché privi di strade asfaltate e di illuminazione e il terzo ancora oggi non è neppure stato abbozzato ma è ancora aperta campagna.

«Non si mettono d’accordo sul denaro necessario a ultimare i lavori – si sfoga Michele De Benedictis – ma noi residenti queste somme le abbiamo già abbondantemente versate ai consorzi, semplicemente chi li gestisce non trova un accordo su come spartirseli. E ora chiedono ancora a noi abitanti di contribuire. Ma una famiglia che già fa fatica a pagare 150mila euro una casa come può ancora rimetterci? Stanno bruciando i risparmi di intere famiglie».

E in effetti non si tratta di speculatori che hanno investito in unità immobiliari per fare affari ma semplici nuclei familiari che sognavano una bella casa in un bel quartiere lontano dal caos e vicino al mare e che vedono infranto il proprio legittimo desiderio. 

«Il vero problema è che questi consorzi sono come scatole cinesi e all’interno di ognuno di essi ne sono nascosti altri – prova a chiarire il 29enne Dario Fazio membro del Comitato e in attesa da otto anni di una casa che ancora non c’è – per cui nessuno sa cosa fa l’altro, chi ha versato le quote necessarie e chi no anche perché non sono sorti tutti insieme bensì in anni diversi, per cui c’è chi ha già pagato il necessario e chi no ma la convenzione stipulata blocca tutti allo stesso modo per mancanza delle risorse necessarie. E’ un assurdo guazzabuglio che ci riporta sempre al punto di partenza ma questo l’allora sindaco Emiliano, che propagandò questo quartiere come il fiore all’occhiello, avrebbe dovuto immaginarlo».

Avendo ricevuto un rifiuto alla richiesta di rivolgere domande ai rappresentanti dei consorzi e non avendo ottenuto risposta alcuna dall’assessore ai lavori pubblici e infrastrutture non posso che limitarmi a registrare le voci dei residenti. I membri del comitato mi invitano ad osservare il quartiere dall’alto di un terrazzo: da questa prospettiva il netto contrasto generato dalle strade asfaltate e ben servite del primo comparto e l’unica strada ancora sterrata e pietrosa del secondo è evidente. La chiamano ironicamente “striscia di Gaza” e se c’è del pietrisco è solo perché vi hanno provveduto i residenti a proprie spese.

Ed è questa la strada che si allaga e si riempie di fango d’inverno e solleva un polverone che arriva dritto nei polmoni d’estate, tanto da rendere necessarie le mascherine non solo per questioni di pandemia. Ma soprattutto la sua impraticabilità impedisce ai diversamente abili e agli anziani residenti di uscire di casa e ai bambini di avere un posto idoneo dove giocare. Per non parlare dell’assenza di illuminazione che costringe ad anticipare il rientro serale, soprattutto d’inverno, alle 17 circa, imponendo un coprifuoco più restrittivo di una zona rossa anche a causa dei pericoli che la vicina via Gentile, zona di prostituzione, rappresenta. 

 

La chiamano ironicamente “striscia di Gaza”, è questa la strada che si allaga e si riempie di fango (foto dei residenti del quartiere)
L’assenza di illuminazione che costringe ad anticipare il rientro serale (foto dei residenti del quartiere)

«Abbiamo aperto questo mini-market qualche mese fa – racconta il giovane gestore Gaetano – pur essendo consapevoli della situazione. Siamo praticamente l’unico servizio aperto in questa zona, a parte un altro alimentare e una pizzeria nel primo comparto. Qui non c’è nulla, né la posta, né banche e hanno creato una sola isola ecologica. La gente ha bisogno di tutto perché non sempre ci si può spostare in città e ci chiede qualunque cosa ma noi non riusciamo a soddisfare ogni esigenza».

Oltretutto raggiungere la città per chi non ha l’automobile non è agevole perché arriva un solo autobus che si ferma sulla complanare azzardando un percorso in deroga che non era neanche stato previsto. Ma la necessità di allontanarsi è resa primaria anche dall’assenza di qualsiasi luogo di ritrovo a parte la piccola chiesetta ricavata in un locale commerciale a piano terra, poco capiente e tutto vetrato.

Il resto è rappresentato solo da numerose gru che svettano isolate tra nuovissimi palazzi circondati dal nulla sino ad arrivare al comparto fantasma, il terzo, preannunciato da grossi dissuasori in cemento che impediscono l’accesso all’aperta campagna, in cui si fatica a immaginare in tempi brevi la realizzazione, finalmente, di un centro abitato degno di questo nome.

Strada sterrata e pietrosa del secondo comparto
Terrazzo di una abitazione con pannelli solari
Nella zona sono sorti palazzi moderni ed ecologici ma piantati nel nulla
Edifici del 2° comparto
Prospettiva vista dall’alto del 1° e 2° comparto
Strade del 1° comparto unico completato
Il mini-market del quartiere, uno dei pochissimi servizi aperti in zona
La parrocchia del quartiere ricavata in un locale commerciale a piano terra
Grossi dissuasori in cemento che impediscono l’accesso a quello che dovrebbe diventare il 3° comparto

Nel video lo sfogo di Michele De Benedictis, vice presidente del Comitato di quartiere Sant’Anna:

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Docente di letteratura e storia, laureata in lettere e diplomata in archivistica, ha collaborato per 5 anni con la Soprintendenza archivistica e ha scritto per 4 anni per la testata online Barinedita. Appassionata di fotografia ha seguito corsi di fotografia e fotoreportage e ama viaggiare con una Nikon al collo

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