Viaggio fra le strade di Bari vecchia: alla scoperta di monumenti e luoghi del passato
Bari vecchia 27
La città di Bari, così densa di monumenti e chiese, oltre che di tanta storia dovuta a tutti i popoli che l’hanno conquistata e popolata, è da sempre oggetto di molteplici “guide” da parte di storici e amanti dell’arte e dell’architettura.
Ultima fra queste ma solo per una questione cronologica è l’opera postuma di Giuseppe Micunco.
Il compianto professore di greco e latino, grande studioso e conoscitore della città di Bari vecchia e nuova, negli ultimi anni ha regalato al capoluogo il suo ultimo capolavoro: Bari una e mille. Un viaggio nelle pietre e nell’anima, guida della città e sulla città, dall’impianto ambivalente: da un lato scientifico-archeologico, suggerito dalla parola “pietra”, dall’altro umano e sentimentale, rivelato invece da “anima”. Il volume è stato pubblicato con Grecale Edizioni, marchio della Stilo Editrice dedicato al territorio e alle opere ad esso congiunte.
Il libro di Giuseppe Micunco
Un libro che è un po’ la summa delle conoscenze di Beppe Micunco e del suo amore per la città di Bari, con un’importante particolarità: al suo interno sono descritti sette itinerari, che mostrano la bellezza della città partendo da Bari Vecchia per finire alle ex frazioni.
In suo onore e per mostrare quella parte della città che spesso è dimenticata, la casa editrice Stilo, con il supporto di guide turistiche autorizzate, ha organizzato quattro giornate che ripercorrono alcuni dei percorsi descritti nel libro, confluite nel progetto “In Tour con Grecale”.
La redazione di Bari e… il 14 maggio ha deciso di partecipare alla prima giornata di questo tour, che sebbene con un meteo non certo positivo, non ha scalfito l’entusiasmo dei numerosi partecipanti.
Tema dell’incontro era “La città fortificata sul mare”: un percorso fra monumenti e luoghi che un tempo caratterizzavano questo tempio fortificato a cielo aperto, costellato dal manto turchese del mare, da sempre elemento costitutivo della città, sia da un punto di vista umano che commerciale.
Il mare, come affermato da Micunco, è inconfutabilmente parte del DNA di Bari.
Inizio il viaggio per le strade di Bari vecchia
Alle 16 abbiamo incontrato il nostro gruppo in piazza del Ferrarese, dove la guida turistica Adalgisa Tondo ha accolto i presenti (un gruppo di coraggiosi che ha sfidato il maltempo).

Sotto una insidiosa pioggia abbiamo iniziato gradualmente il nostro viaggio.

Le piazze
La prima tappa è proprio la piazza del Ferrarese, antica piazza della città che raccoglie molto di quello che era l’antica Bari e soprattutto mostra ancora le tracce delle basole caratterizzanti la strada che la attraversava.
A stagliarsi sulla sinistra la suggestiva facciata della chiesa romanica di Santa Maria della Purificazione o della Vallisa, che deriva il suo etimo dai mercanti di Ravello (‘le Revellise’), presenti in città per ragioni economiche.

Procediamo poi lungo piazza Mercantile, dove ci soffermiamo ad ammirare il Palazzo del Sedile. Qui un tempo risiedeva la Dogana, ragion per cui vi era anche la presenza della Sede dei Nobili, ovvero la base del Consiglio cittadino.
Viaggio sulla Muraglia
Procedendo nello scouting, percorriamo poi la Muraglia e ci fermiamo davanti al Fortino di Sant’Antonio, struttura difensiva del XVI secolo. Occasionalmente è conosciuto anche come Fortino Belvedere per la meravigliosa cornice che ne rappresenta il mare ambo i lati. Ospitante una cappella, un tempo per la posizione strategica era un luogo di vedetta usato per difesa.
Oggi se ne fa ormai solo un uso di cultura perché vengono ospitati diversi eventi culturali, complice certamente anche l’incantevole scenario offerto.

Continuando sulla Muraglia, con un clima di piacevole curiosità, ci fermiamo un minuto all’altezza della basilica, a pochi passi dall’antica Corte del Catapano, dove con nostra sorpresa vediamo la processione di san Nicola che riporta la statua al tempio, un momento di emozione e stupore inaspettato.
Riprendiamo allora il nostro percorso e incontriamo la chiesa di Santa Maria Annunziata del 1377.
Caratterizzata da un singolare campanile, un tempo era sede delle monache carmelitane e poco più tardi del conservatorio: qui ragazze orfane venivano accolte e trovavano asilo, dedicandosi poi alla vita religiosa.
La struttura risulta usurata a causa dello scoppio della nave Henderson durante la Seconda guerra mondiale, motivo per cui oggi ne vediamo soltanto la base e il campanile.

Prima di inoltrarci nella città vecchia, costeggiamo la chiesa di Santa Scolastica risalente all’XI-XII secolo: anche questo tempio risulta purtroppo fortemente danneggiato dagli eventi della Seconda guerra mondiale.

Fra le strade di Bari vecchia
Arriviamo successivamente presso quel che resta del tempio dedicato a Santa Maria del Buonconsiglio. In modo primigenio questa chiesa era denominata Santa Maria del Popolo, un etimo che già all’epoca forse rivelava l’ardore popolare che l’avrebbe attorniata in era contemporanea.
Forse una basilica romana o un tempio greco, costituita da un pavimento a mosaico che incamera ere lontane, oggi è un luogo iconico della Città vecchia: l’arte e la storia si fanno vita vissuta, accogliendo i numerosi residenti che trascorrono tra le sue colonne di marmo momenti di vita quotidiana.

Proseguiamo poi verso l’Ex convento di San Francesco della Scarpa risalente al 1200, ora sede del Polo Museale della Puglia.
Posto su quella che un tempo era l’originaria cinta muraria affacciata sul mare, è custodia di tesori riemersi da recenti scavi archeologici, che ne hanno riportato alla luce vestigia di un antico villaggio di pescatori risalente al IV-II secolo a.C.

Il viaggio alla scoperta di Bari vecchia continua…
Inoltrandoci nelle stradine riscopriamo un cimelio cult della città di Bari: la Testa del Turco o Cape du Turk in Strada Quercia 10, una curiosa testimonianza della dominazione saracena che rese il capoluogo un emirato.
La leggenda intitola questo capo mozzato all’emiro Mufarrag, che sfidò una crudele “befana” per riuscire a convertire i baresi ai suoi dogmi. Com’è finita? Immaginabile, dato che la Testa del Turco è incuneata nella facciata dell’abitazione.

Vicinissima a San Francesco della Scarpa, troviamo poi la chiesa di San Luca degli Illiri risalente ad un periodo antecedente al XIII secolo. Qui l’8 settembre si celebra la festa della Madonna delle Grazie e solo in questa occasione viene concessa la possibilità di poter varcare la soglia del luogo di culto, solitamente chiuso.

Dedicata a San Luca Evangelista, è una testimonianza diretta del passaggio di genti illiriche da Bari in epoca medievale.
La chiesa di San Giovanni Crisostomo
Eccezionalmente entriamo anche nella suggestiva e accogliente chiesa di San Giovanni Crisostomo di rito bizantino, di solito aperta solo la domenica mattina per la celebrazione della messa.
Non a caso dedicata a San Giovanni “a mare”, è una chiesa di periodo romanico (XI-XII secolo), nominata nel 1957 dall’arcivescovo Enrico Nicodemo parrocchia per i cattolici di rito bizantino e per tutti i greci e gli orientali residenti a Bari.
Un valore aggiunto al tour la visita interna del luogo, che ha molto colpito i presenti col suo meraviglioso altare barocco e con un arco ogivale singolare. Una chiesa dalla fascinosa atmosfera levantina, retta da un papas (parroco).
Lasciamo poi il tempio di San Giovanni per affacciarci nella chiesa di Santa Chiara (lì dove un tempo sorgeva Santa Maria degli Alemanni), risalente al XII secolo. Si racconta che questa chiesa sia stata costruita dai cavalieri teutonici in occasione della rivolta di Melo da Bari.
La sua funzione originaria fu quella di asilo e accoglienza, un ricovero per i pellegrini e i crociati diretti verso la Terra Santa, che passavano da Bari per devozione verso San Nicola. Nel XV secolo venne eretto nella zona attigua un convento abitato dalle monache clarisse, soppresso poi da Gioacchino Murat nel 1809.
Ultima tappa: il Castello Svevo
Assetati di cultura e con gli occhi pieni di meraviglia, seguiamo la guida verso l’ultima tappa: il Castello Svevo, l’imponenza che diventa dettaglio, finezza.
Il poderoso Castello Svevo, fortezza risalente al XII secolo e costruito da re Ruggiero II di Normandia, dopo la sua distruzione da parte dei baresi nel 1156 fu ricostruito dall’imperatore Federico II tra il 1233 e il 1240 e successivamente abbellito dagli Aragonesi e dalla regina Isabella in particolar modo.
Le sue alte mura austere, sormontate da bastioni con spigoli a “punta di lancia”, sono da sempre uno dei simboli più importanti della città di Bari.
Una massiccia struttura direttamente rivolta al mare, dove poteva sfruttare al meglio la sua funzione di salvaguardia.
Con un po’ di rammarico, il nostro viaggio finisce qui, fra le basole di una Bari Vecchia ancora tutta da scoprire e che ha ancora tanta storia da raccontare.
Per info riguardo le prossime date del 28 maggio e 10-24 giugno al link:
https://www.stiloeditrice.it/evento-in-tour-con-grecale-alla-scoperta-di-bari-128.html
© 2023 Tutti i diritti riservati













