I Sagarriga-Visconti, il casato venuto dal Nord: la loro donazione e la nascita della Biblioteca Nazionale

Sagarriga-Visconti5

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C’è stato un tempo in cui i milanesi emigravano a Bari. Ma i baresi hanno provveduto a cancellarne le tracce.

Non sappiamo o meglio abbiamo dimenticato, ad esempio, che nella Città vecchia è esistita una Chiesa dedicata a Sant’Ambrogio, soppiantata da quella attuale di Sant’Anna in Strada Palazzo di Città. E non ricordiamo neppure che tanti nomi di nostri concittadini, ancora ai nostri giorni, sono quelli di antiche famiglie emigrate da Milano e trapiantate nella Città Levante.

Il momento culminante della migrazione milanese a Bari è indubbiamente quello coincidente con l’elevazione del Ducato sforzesco dal 1464 al 1557, quando la città, dopo la morte di Bona Sforza, tornò alla Corona napoletana. 

Al seguito degli Sforza scesero in Bari casati illustri, come quello dei Lampugnani e dei Viola, da cui ebbe poi origine il noto storico, “Barese doc”, Francesco Lombardi, di cui abbiamo già dato conto.

Il Casato dei Sagarriga-Visconti

Tra i Casati milanesi insediatisi nella città vi fu anche quello dei Visconti, che andò a confluire in quello di origine spagnola dei Sagarriga, già stanziato in Giovinazzo. 

Nel XVIII secolo il nuovo Casato dei Sagarriga-Visconti godeva del feudo di Loseto. Nell’antico attuale quartiere, ricco di interessanti testimonianze architettoniche,  esiste infatti tuttora un castello di proprietà degli attuali discendenti della nobile famiglia.

Ebbene, i Visconti erano un casato di elevata condizione nobiliare, Signori di Milano, già prima degli Sforza.

Arrivati a Bari si mantennero però estranei alle dinamiche sociali della città, non intervennero nelle vicende politiche e amministrative e da loro non venne alcun sindaco, né alcun decurione.

I due Casati a malapena sono nominati nel Ritratto del Regimento della Università di Bari, opera nella quale il succitato Lombardi comprende tutta la nomenclatura nobiliare della città negli anni tra il XVII secolo e il successivo e a ritroso fino all’antichità storica.

Lo stemma dei Sagarriga-Visconti

Degno di nota è lo stemma araldico della famiglia Sagarriga-Visconti: uno scudo bipartito sulle cui due partizioni svettava il leone rampante dei Sagarriga e il serpente nell’atto di ingoiare un fanciullo dei Visconti. Una curiosità: Il serpente, noto come il “Biscione” caratterizza tanta iconografia milanese, e non a caso è riprodotto oggi nel logo dell’Alfa-Romeo o nella squadra di calcio dell’Inter.

Lo stemma del casato

Ai Sagarriga-Visconti Bari ha voluto dedicare un’importante arteria che attraversa due quartieri, il Murat e il Libertà prolungandosi da corso Italia fino allo snodo con piazza Garibaldi. Ma la strada è intestata genericamente alla famiglia, non ad uno dei suoi membri più rappresentativi. 

L’arteria attraversa…
… due quartieri

Per dare concretezza alla nostra storia, scelgo il volto di uno di loro, a noi particolarmente caro e vicino: il marchese Girolamo Sagarriga Visconti Volpi ( aggregato al nuovo nucleo familiare dei Volpi), senatore del Regno d’Italia, vissuto tra il 1810 e il 1875.

Un lascito importante e la nascita della Biblioteca Nazionale

Il marchese, infatti, è il fondatore di una delle nostre più prestigiose e antiche istituzioni culturali, la Biblioteca Nazionale di Bari, inaugurata la domenica del 21 gennaio del 1877, purtroppo  dopo la morte del suo illuminato mecenate. 

Consapevole che la sua città era priva di un istituto di conservazione libraria e di un luogo dove potersi applicare alla lettura e allo studio, volle devolvere la sua personale libreria perché costituisse il nucleo fondante della biblioteca.

La donazione iniziale di oltre duemila volumi era accompagnata anche da una rendita annua che serviva per l’acquisto e l’ampliamento del patrimonio librario.

Nel 1881 Francesco Bonazzi tributò un riconoscente ricordo alla famiglia aggregata alla nobiltà barese citando e soffermandosi proprio sulla lungimiranza del senatore Girolamo grazie alla sua “creatura”, che purtroppo la prematura scomparsa, avvenuta nel 1875, non gli permise di vedere aprire i battenti.

Simbolo della Biblioteca

Le sedi del passato e del presente

La sede originaria della biblioteca fu nella Città Vecchia, in Strada Palazzo di Città, per essere poi trasferita in Piazza Umberto nel Palazzo Ateneo, non ancora destinato ad accogliere l’Università degli Studi.

La collocazione in Palazzo Ateneo si è protratta per oltre 110 anni, fino al 2006, quando è stata inaugurata la nuova location in via Pietro Oreste, in quella che era stata una delle strutture della Cittadella Annonaria, rimasta da decenni dismessa ed abbandonata al degrado strutturale.

La nuova sede occupa gli spazi che un tempo erano pertinenza del Frigorifero Municipale e del Mercato Ittico. L’altro edificio, già Macello Comunale, è stato destinato all’Archivio di Stato. I due luoghi del sapere sono oggi chiamati Cittadella della Cultura.

L’utile consultazione dell’archivio storico della biblioteca consente di scoprire quanti personaggi della nostra città hanno voluto donare le proprie collezioni di libri alla Biblioteca Sagarriga Visconti Volpi.

Alcuni nomi: Raffaele D’Addosio, Giulio Petroni, Luigi Volpicella, Raffaele Cotugno, Giovanni Colella, Salvatore Cognetti, Giuseppe De Ninno, Giuseppe Petraglione, Giovanni Modugno, sono tutti intestatari di strade in città.

Nell’atrio della biblioteca il busto marmoreo del senatore occhieggia con benevolenza i suoi visitatori.

Il busto marmoreo

Bibliografia

  • Giuseppe Volpi, Dell’istoria de’ Visconti e delle cose d’Italia avvenute sotto di essi. Napoli, per Felice Carlo Mosca, 1737-1748.
  • Francesco Bonazzi, La Cronaca sulle famiglie nobili di Bari di Vincenzo Massilla, Napoli, Unione, 1881.
  • Francesco Quarto, Il “Regimento” di Bari. Un inedito di Francesco Lombardi sul patriziato barese, «Nicolaus Studi Storici», Bari, VII, 1996, fasc. 2, p. 451-599.

Link biblioteca:

https://biblioteche.cultura.gov.it/it/biblioteche-pubbliche-statali/visualizza-le-46-biblioteche/biblioteca/Biblioteca-Nazionale-Sagarriga-Visconti-Volpi/

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Francesco-Quarto
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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