Michele Gervasio: l’archeologo che diresse il Museo Archeologico e gli scavi di Ceglie e Canne

Gervasio

Gervasio

La città di Bari ha voluto onorare l’archeologo Michele Gervasio di due significative dedicazioni nel quartiere di Torre a Mare dove aveva dimora e dove scomparve nel 1961. Si tratta di una arteria stradale, di scarsa estensione nella zona settentrionale del quartiere e, soprattutto, di un busto su piedistallo in una delle piazze principali.

Via Michele Gervasio…
… arteria di Torre a Mare
Il busto dedicato all’archeologo

La vita di Gervasio

Gervasio, nativo di Monteverde di Lucania, 1877, è stato direttore del Museo Archeologico di Bari per decenni, dal 1909 fino al 1958, succedendo dopo sei anni di vacanza dell’incarico al tedesco Massimiliano Mayer: Bari è pioniera nella attribuzione di importanti titoli e incarichi di prestigio nell’ambito delle arti e della cultura, a personalità straniere di spicco anticipando una tendenza oggi comune e costante.

Foto di Michele Gervasio

Ceglie del Campo e Canne

L’archeologo continuò l’opera del Mayer, con l’inventario dei materiali e con lo studio e la pubblicazione delle ceramiche e dei bronzi del Museo. Diresse importanti scavi a Ceglie del Campo e a Canne. Oltre che dai reperti provenienti da scavi, il patrimonio del Museo fu incrementato da importanti acquisizioni.

Specialista della storia romana all’epoca delle guerre cartaginesi, ampliò grandemente le conoscenze che si avevano su di esse grazie alle campagne di scavo che poté effettuare nella zona presso la quale, secondo una consolidata tradizione, si era svolta la celebre battaglia di Canne. Il territorio di Canne, sul bacino del fiume Ofanto tra le provincie di Bari e di Foggia, restituì, grazie alle campagne da lui dirette, vestigia, cimeli e reperti di eccezionale importanza.

L’impegno dell’archeologo

L’impegno nel campo della cultura fu a largo raggio: procedette alla cura e all’ordinamento dei reperti museali e rese il Museo di Bari una istituzione culturale operante. Fu promotore della fondazione di una pinacoteca allo scopo di realizzare una più congrua articolazione degli spazi destinati ad accogliere i beni culturali della città.

Il necrologio di Gervasio

L’ampia varietà di interessi espressi dal Gervasio è stata brillantemente sintetizzata da Francesco Biancofiore, l’archeologo barese che fu suo successore ed estensore del suo necrologio.

Il Biancofiore segnala come

Degne di rilievo le ricerche in agro di Caeliae, in tenimento di Noicattaro e nella zona di Cannae, con la focalizzazione sul problema della ceramica geometrica peuceta. Per quanto riguarda la zona di Cannae, egli diede due cospicui contributi, in cui sono obbiettivamente descritti i risultati emersi dagli scavi sulla destra dell’Ofanto, dopo aver reso conto delle ricerche condotte sulla sinistra dello stesso fiume per cercare il campo della nota battaglia del 216 a.C. Il Gervasio, prima di affrontare il problema di Canne della cui portata storica era consapevole, aveva dato contributi in archeologia romana ed appula. Gli scritti sono esempi di correttezza di metodo, consistente soprattutto nella conoscenza dei due tipi di fonti, letterarie e monumentali. Ovviamente, per essere la Puglia una terra ricchissima di vestigia paleoetnologiche, egli vi dedicò la monografia I dolmen e la Civiltà del Bronzo. Illustrando i risultati dello scavo eseguito nel dolmen di Bisceglie, il Gervasio ha colto l’occasione per trattare dei monumenti megalitici pugliesi in particolare dei dolmen e menhir.

La carriera di Gervasio presso l’Università di Bari

Fu docente di Storia antica, Archeologia e Paletnologia presso l’Università di Bari dalla sua fondazione fino al 1951.

Ebbe una intensa attività pubblicistica, sviluppata soprattutto attraverso le pagine di «Iapigia», rivista che, nata nel 1930, rappresentava la continuità con la gloriosa «Rassegna Pugliese di scienze, lettere ed arti», e della quale egli fu segretario di redazione.

La Biblioteca Nazionale di Bari ha acquisito nelle proprie collezioni, già dal 1941, parte della raccolta libraria appartenuta al Gervasio, caratterizzata da opere specialistiche nel settore delle scienze archeologiche.

Purtroppo va detto che la raccolta, pur collocata e assemblata in un suo proprio settore, non è stata dotata di adeguati segnacoli di riconoscimento catalografico: sfugge così la consapevolezza che si tratta di un insieme omogeneo per temi e discipline, contando anche numerose opere in lingue straniere, e che è il lascito di un grande luminare che ha reso inestimabili contributi alla storiografia romana di epoca pre-imperiale.

Le tavole caricaturali

Sempre presso la biblioteca barese è possibile deliziarsi ammirando le numerose tavole caricaturali che il celebre Frate Menotti ha dedicato al grande personaggio, facendone una delle vittime preferite dei suoi strali satirici; abbiamo contato almeno dieci disegni che lo ritraggono, in particolare ricordiamo la Gita a Castel del Monte che presenta un folto gruppo di escursionisti tra i quali emerge il nostro Gervasio nelle vesti di “cicerone”.

Una tavola caricaturale di Frate Menotti

Il figlio musicista e compositore

Il figlio Raffaele, nato nel 1910, è stato un valente musicista e compositore a cui si deve addirittura la sigla del Carosello, come pure le musiche dello spettacolo teatrale Carosello Napoletano, la cui trasposizione cinematografica ebbe enorme successo.


Bibliografia:

  • Luigi De Secly, Saggio intorno alla storia della cultura in Terra di Bari nell’ultimo cinquantennio, «Iapigia», Bari, a. XII, 1941
  • Franco Biancofiore, Necrologio [di Michele Gervasio]. In «Archivio Storico Pugliese» XV, 1962
  • Giuseppe Lucatuorto, Michele Gervasio [Rievocazione], «La Rassegna Pugliese», a. I, n. 12, 1966
  • Francesco Quarto, Michele Gervasio. In I nomi antichi. Profili biobibliografici pugliesi. Roma, IPZS, 1998

Link Wikipedia Michele Gervasio:

https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Gervasio

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Francesco-Quarto
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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