Tra muro e anima: l’arte di Leonardo
Quella di Leonardo è un’arte che sa farsi esigenza e resistenza, in un dialogo tra panacea, franchezza ed estetica, un codice comunicativo che sceglie il reticolo urbano, l’orlatura della città e i suoi vicoli per potersi esprimere, parlando al più alto numero di osservatori. Eppure, non ha pretesa di verità assolute né di valori universali: vive come un elemento inscindibile dal paesaggio che la accoglie, lasciandosi però modellare dallo sguardo del passante, che si moltiplica una, dieci, cento, mille volte, a ogni traccia di calpestio. In fondo è proprio questa la potenza civile della street art: essere un mezzo espressivo democratico, un bisogno di parlare e di condividere, ma anche di rispettare il silenzio dell’altro.
Protagonista dell’articolo di oggi su Sinestetiche, la nostra rubrica dedicata agli artisti del panorama contemporaneo, al secolo non conosciamo il suo nome, perché, se l’artista si muove negli interstizi dello spazio pubblico per tratteggiare i propri sentimenti, l’uomo invece sceglie la discrezione e la riservatezza, custodendone la chiave nell’intimità e in un’arte destinata a durare.
Leonardo street artist della Calabria
Leonardo è uno street artist originario della Calabria, terra salmastra di cui protegge tanto l’amore quanto il tormento e che ha ridisegnato su una grande parete decorata, senza mai recidere il legame con le proprie radici.
Per lui, il disegno non è mai stato soltanto una forma espressiva, ma un luogo interiore in cui trovare riparo, mettere ordine ai pensieri e trasformare le fragilità in potenzialità e metamorfosi. Quella stessa spinta creativa, che lo ha accompagnato nei momenti più delicati della sua vita, oggi si riversa muri e facciate, con il desiderio che ogni opera possa diventare un punto d’incontro capace di suscitare riflessione, sollievo o semplicemente una sosta nel ritmo sinusoidale della quotidianità.

I temi della sua ricerca artistica
La sua ricerca artistica si sviluppa attorno a tre temi che appartengono all’esperienza di tutti: l’Amore, il Tempo e la Morte. Facendosi tramite di una cifra stilistica minimale e profondamente risonante, lo street artist riesce a far coesistere nella propria ricerca una promessa di purezza con l’onta dell’efferatezza, restituendo la complessità di una dimensione umana contraddittoria, capace di farsi portavoce di entrambe. La sua arte si sviluppa lungo una tensione costante tra innocenza e disincanto, dando forma a un immaginario che rifugge ogni lettura univoca.
La sua è un’impronta bicaudata, ambivalente e profondamente onesta, che racconta una verità mai totalizzante, ma continuamente negoziata tra opposti. Intervenendo nello spazio urbano, l’artista ne sovverte la funzione meramente transitiva, trasformandolo in un luogo di memoria condivisa, dialogo silenzioso e partecipazione emotiva. Il muro cessa così di essere una semplice superficie per farsi archivio di relazioni, dove il gesto artistico restituisce alla città una rinnovata componente umana.
Abbiamo voluto che quest’anno Leonardo impreziosisse il progetto Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori con il suo racconto fatto di pennarelli e vernici. Ora siamo noi a raccontare lui, il suo percorso e il mondo interiore da cui prendono forma le sue opere.
Il nome d’arte
Partiamo dall’inizio. Chi è Leonardo e come nasce il tuo nome d’arte? Qual è il significato che racchiude e perché hai scelto proprio questo nome per rappresentare il tuo percorso?
La scelta del nome è stata una serie di eventi dettati dal caos. A quei tempi stavo leggendo la storia di Leonardo Da Vinci e quando ci siamo incontrati la prima volta ho deciso di dargli quel nome. Chi sono io? Bella domanda! Ad oggi ti rispondo che sono una proiezione del mondo e di chi mi osserva. Conoscere realmente qualcuno è un’arte complessa, per diversi motivi. Trovare una persona disposta a farlo non è un’occasione che capita tutti i giorni. Il fato fa di tutto per separarvi e cosa più brutta spesso ci riesce. Le persone alla fine si arrendono e se ne vanno, perché conoscere qualcuno vuol dire anche aprirsi e conoscere se stessi. Quanto vuoto e quanto buio risiede dentro ognuno di noi. Questo ci spaventa. Far entrare qualcuno nel nostro piccolo mondo con la paura che quest’ultima possa distruggerlo e distruggerci. Il mio destino, a quanto pare, è continuare a vagare per le strade come un ologramma proiettato.

L’inizio del cammino artistico
Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata il tuo linguaggio? C’è stato un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato l’inizio del tuo cammino artistico?
È stato come un sogno, anche se ancora ad oggi faccio fatica a ricordare se mi sono addormentato o meno. Mi trovavo in una stanza così buia da non riuscire neanche a vedere le pareti. Davanti a me c’era un uomo incatenato. Io ero disperato, la mia vita aveva preso una piega disastrosa. Una serie di scelte sbagliate. Mi sentivo sopraffatto, facevo fatica anche a respirare. Raccontai a quell’uomo ogni cosa e alla fine lui mi chiese di liberarlo. Mi ritrovai davanti al tavolo di casa, con libri e quaderni aperti sparsi ovunque. “Come ci sono arrivato qui?” Il mio ultimo ricordo è che stavo sdraiato in camera da letto. Sentivo un peso allo stomaco e il mal di testa non dava segni di resa. Provai a scrivere, ma non trovavo parole, la musica aumentava l’emicrania, così iniziai a disegnare.
Il tuo lavoro sembra intrecciare memoria, simboli e natura. Quali sono le esperienze, gli artisti, i luoghi o le letture che hanno contribuito a costruire la tua ricerca e a nutrire la tua voce creativa?
Hai colto tre termini importanti. Sì, il mio lavoro intreccia anche queste tematiche. Di artisti ce ne sono stati diversi, ognuno di loro ha lasciato il segno in momenti diversi della mia vita. Per citartene qualcuno, nella musica moderna, Fabri Fibra e Marracash sono due artisti con la A maiuscola a mio avviso. La natura è grande fonte d’ispirazione, non solo per me, spero che le persone inizino a rendersene conto. La Terra va preservata e bisogna darle cura, invece di continuare a distruggerla e ignorarla. Per quanto riguarda le mie esperienze dovrei raccontarti la mia vita. Non lo farò.

“Il cambiamento è costante”
Come si è evoluto il tuo percorso negli anni? Guardando alle tue prime opere e a quelle di oggi, quali cambiamenti riconosci nel tuo modo di creare e nel messaggio che desideri trasmettere?
Probabilmente col passare del tempo miglioro la tecnica. Il cambiamento è costante. Cambiano i luoghi, cambiano le sensazioni, cambiano i tempi. I messaggi sono tanti e un murales può assumere un significato diverso a seconda del giorno in cui lo osservi e in base a cosa provi in quel momento. Non do mai la mia lettura personale, lascio libertà all’osservatore, è un aspetto che mi piace. Io invito le persone a riflettere, a costruire un pensiero proprio, perché non c’è scritto da nessuna parte che quello che dico io è vero. Una consapevolezza che in questo mondo manca.

C’è un’opera alla quale ti senti particolarmente legato? Se dovessi sceglierne una che racconta meglio chi sei come artista, quale sarebbe e perché?
Non ce n’è una in particolare. Sono tutte frammenti della mia anima. Insieme mi compongono, come un puzzle. La visione del singolo in questo contesto, la trovo limitante. E comunque non mi considero tale.
I materiali
I tuoi lavori vivono tra muro, tela e stampa. Quali materiali e tecniche prediligi? E in che modo la scelta dei materiali dialoga con il significato dell’opera?
Muro decisamente. Il concetto di street art mi piace proprio perché è accessibile a tutti. Non servono gallerie che ti rappresentino, né bisogna pagare biglietti all’ingresso. Il mondo è il tuo spazio. Ovviamente serve consapevolezza, non opero su monumenti o strutture di interesse e valore storico. Cerco strutture moderne o superfici che possono essere tranquillamente tinteggiate e ripristinate a basso costo senza grande sforzo.
Ogni artista sviluppa un proprio metodo di lavoro. Come nasce una tua opera? Parti da un’immagine, da un’emozione, da un simbolo o da una riflessione? Quali strumenti utilizzi durante il processo creativo?
Da un blocco. Mi ritrovo incastrato in un loop temporale che si ripete. Come se mi trovassi nel livello di un videogioco che non riesco a superare. Cerco di ricordare l’episodio che l’ha scatenato. Da lì in poi quel pensiero rimane costante e si trasforma in un tormento, come un tarlo nel cervello che rosicchia per farsi strada. A volte sento anche dolore, finché non lo disegno e quella sensazione finalmente mi abbandona. Mi è successo anche con questa intervista. Da quando ne sono venuto a conoscenza la mia vita ha preso una piega negativa, spero di liberarmene e che l’universo torni a sorridermi.
Il filo conduttore che unisce la produzione artistica di Leonardo
Le tue opere affrontano temi profondi come il tempo, l’amore, la memoria e la trasformazione. Qual è il filo conduttore che unisce la tua produzione artistica e quale messaggio speri arrivi a chi osserva i tuoi lavori?
La parola Morte non ti piace eh! Fai fatica a scriverla, immagino nel pronunciarla. Vorrei guardarti negli occhi in questo momento. Amore, Tempo e Morte sono tre concetti della vita che uniscono tutti. Tutti vorremmo essere amati. Tutti vorremmo avere più tempo. Nessuno di noi vorrebbe morire. Il punto è che non ci educano e non ci insegnano ad amare. Molti non sono disposti a farlo ma si aspettano che gli altri li amino. Non ci insegnano neanche cosa vuol dire, ognuno dà un’interpretazione diversa. Ma come si fa a provare qualcosa che non comprendi a pieno? Il Tempo invece è l’unica unità di misura universale, è lui a dettare le regole e senza di esso non esisteremmo. Ognuno di noi lo percepisce in maniera differente e non è uguale per tutti. Sta all’individuo decidere come meglio utilizzarlo. La Morte infine è l’unica cosa certa della vita. Puoi continuare a scervellarti e trovare soluzioni quanto vuoi, ma alla fine lei vince. Quando arriverà quel momento la vera domanda è: Sei solo un sopravvissuto/a o questa vita l’hai vissuta?

La street art è un linguaggio che dialoga direttamente con lo spazio pubblico. Quale pensi sia oggi il suo potenziale culturale e sociale? Può ancora contribuire a trasformare il modo in cui viviamo e percepiamo i luoghi?
La street art è solo una forma d’arte. L’arte nella sua essenza ha un impatto culturale e sociale enorme. Che sia attraverso la poesia, libri, disegni, film o musica è irrilevante. Perché ognuno di noi ragione e apprende in modo diverso. È giusto che esistano tutte queste forme e che ci siano artisti che esprimano questi concetti a loro modo. La difficoltà sta nel trovarli, perché molti vengono definiti tali sui social o in tv quando in realtà non lo sono.

Il legame con la Calabria
Molte delle tue opere sembrano instaurare un rapporto intimo con il territorio. Quanto è importante, per te, il legame con la Calabria e con i luoghi in cui scegli di intervenire? In che modo il contesto entra a far parte dell’opera stessa?
Il rapporto con la mia terra è molto intimo perché ci sono nato e cresciuto, con i suoi pro e i suoi contro. Le opere restituiscono questa sensazione proprio perché è così! Per quanto riguarda la scelta sono déjà vu. Questo fenomeno mi accede solo dopo aver disegnato la bozza. Non so quando, non so dove, ma quando capita, mi fermo e cerco di capire quando è successo. Non sempre ci riesco.
Guardando al futuro, quali sono i progetti che desideri realizzare? Ci sono nuovi temi, tecniche o collaborazioni che senti il bisogno di esplorare?
Non so rispondere a questa domanda al momento, ma continuo a cercare per comprendere meglio me stesso e il mondo.
L’opera “Non piangere”
Per concludere, il progetto corale Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori. Quale opera hai scelto di presentare? Perché hai individuato proprio quella? Raccontacene brevemente il significato e quello che significa per te.
L’opera si intitola Non piangere. È l’ultima che ho realizzato, la potete trovare a Tropea. Parla dei condizionamenti e gli effetti che hanno avuto e che tutt’ora hanno sull’individuo, restituendo una società malsana sotto certi aspetti. Vi basta osservare come sta andando il mondo in questo momento storico per iniziare minimamente a comprendere quello di cui sto parlando. Questa consapevolezza mi ha reso e mi rende molto triste. Per quanto riguarda la mia personale storia e gli effetti che hanno avuto su di me, non vi è dato saperlo.

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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.