Quel Sedile senza la sua Piazza – Visita virtuale al primo Parlamento di Bari

Sedile

Sedile

Sono numerosi i borghi e le contrade della nostra Puglia che si fregiano della dedicazione toponomastica di una “Piazza del Sedile”. Ma non la nostra Bari. 

Chi volesse spulciare lo Stradario ufficiale del Comune scoprirebbe che in connessione con l’indicazione di Piazza del Ferrarese, una delle due belle piazze che introducono il cittadino o il forestiero nella nostra Città Vecchia, appare l’oscura motivazione: “Benemerito ferrarese per la costruzione della Loggia superiore del Sedile”.

Il Sedile

Ora non andiamo a speculare su chi sia stato questo straniero proveniente da Ferrara, potremo scoprirlo consultando i soliti testi sacri della Toponomastica barese (Melchiorre e Sorrenti), e puntiamo la nostra curiosità sull’operato architettonico del Ferrarese, consistente nella edificazione della “Loggia superiore del Sedile”. Ecco che anche Bari ha il suo Sedile, ma ahimè non ha una Piazza del Sedile!

Ma cos’è questo Sedile con la maiuscola?

Gli storici modernisti ci diranno che il termine è usato per indicare l’aggregazione sociale – e politica – dei ceti abbienti di una città. Una sorta di partito politico di quei tempi. Nel “Sedile” si riunivano i rappresentanti dei ceti più cospicui, per nascita, per appartenenza dinastica, ma anche per agiatezza economica. La sua funzione era di consentire ai congregati un reciproco riconoscimento referenziale per l’accesso alle cariche politiche, sociali e amministrative della città.

La città di Bari ha avuto, nel lungo periodo che va dal tardo Medioevo fino all’epoca napoleonica, una duplice rappresentanza sociale, costituita dalla Piazza della Nobiltà e dalla Piazza del Popolo Primario. Va da sé che fosse esclusa la “plebe”, assolutamente priva di una capacità di partecipare e reggere le fila della città.

Le due Piazze proiettavano quelle che erano le conformazioni dei ceti più abbienti, che gestivano e si spartivano i ruoli istituzionali, Sindaci, “Decurioni” e quelle di natura decisionale, tecnica e operativa.

In città vivevano peraltro anche numerosi individui o casati veri e propri che godevano di requisiti nobiliari anche di remota origine, ma che tuttavia non avevano interesse a partecipare al governo cittadino, erano soprattutto marchesi, baroni possessori di proprietà fondiarie che vivevano nelle mura cittadine ma si disinteressavano delle schermaglie politiche. Sì perché di schermaglie vere e proprie si trattava, anzi, di conflitti che solo per caso non sfociavano nel contrasto violento.

Il “Parlamento” cittadino

Pertanto il Palazzo del Sedile era il luogo di riunione delle compagini politiche e amministrative della città, in rappresentanza delle due Piazze suddette, in sostanza il “Parlamento”.

Rappresentazione del Sedile nel XVIII secolo

Ma allora, dove era ubicato questo Palazzo? Facile a dirsi: in Piazza Mercantile. È qui che chiunque vada a passeggiare nella principale piazza di Bari vecchia e gustare un gelato, può ammirare l’antico artefatto architettonico, nel quale, manco a dirlo, è posizionata una delle più note gelaterie della zona.

Loggiato del Palazzo del Sedile
Dall’alto si può ammirare Piazza Mercantile

La descrizione dell’edificio

Quell’edificio, che oggi si distingue principalmente per il campanile, l’antico orologio e per l’alta cuspide finale, è stato per un lungo periodo di secoli proprio la sede del Governo di Bari.

Chi voglia osservare con attenzione il prospetto dell’edificio riuscirà a notare, sotto le sovrapposizioni moderne, alcuni segni delle antiche architetture e in particolare una sorta di largo arco che percorre l’intera facciata del palazzo, nonché alcune epigrafi o lapidi ormai quasi del tutto corrose. Potrà notare infine il loggiato, proprio quello di cui il l’ignoto Ferrarese si fece promotore e costruttore, meritandosi la dedica della Piazza attigua alla Mercantile.

Facciata del Sedile
Particolare della facciata

Oggi l’intero edificio è di proprietà privata e non conosciamo quale sia la configurazione degli interni, ma soprassediamo… Vogliamo invece osservare come appariva un tempo proprio il salone delle riunioni del Parlamento cittadino. Perchè la nostra città ha la fortuna di conservare una raffigurazione della Sala del Consiglio dell’Universitas di Bari risalente ai decenni a cavallo tra la seconda metà del XVII secolo e la prima del successivo. Doverosa una precisazione sul lessico in auge in quei tempi. Assieme a termini quali “Sedile”, “Regimento” (Governo, non corpi militari), “Decurionato” (Consiglio comunale odierno), c’era pure “Università” che indicava la Città, non gli studi superiori, come si intende oggi.

Il salone del “Sedile”

Seguendo il layout del remoto disegnatore possiamo ammirare il salone in tutto il suo splendore. Era arricchito da un’ampia pavimentazione a scacchiera, mattoni con motivi ornamentali. Sui tre lati si innalzano colonnine con capitelli, alla cui base dovevano  probabilmente distendersi le sedute, come in una sorta di coro ecclesiastico. La facciata si proiettava sulla sala con una struttura simile a quella di un trono circondato da colonnine più pretenziose di cui le due centrali avevano un motivo antropomorfo. 

Salone con ampia pavimentazione a scacchiera

Tutto intorno il disegnatore, attraverso minuscole lettere rimandanti a precise didascalie, ci presenta la distribuzione dei seggi: 

A – Stallo del Ministro assistente; B – Stallo del Sindico de’ Nobili; C – Stallo del Sindico del Popolo Primario; D – Stalli della Piazza de’ Nobili; E – Stalli della Piazza del Popolo Primario; F – Luogo della Cancelleria.

Tale distribuzione dei seggi rivela le diverse dignità della composizione sociale dei due ceti oligarchici che era motivo di recriminazioni da parte dei fautori dell’una o dell’altra classe. In particolare erano i partigiani della Piazza del Popolo Primario a sostenere che la sistemazione del loro sindaco e i loro decurioni sul lato destro, e comunque alla destra del Regio Governatore, fosse segno evidente della primazia del loro ceto rispetto all’altro.

Seggi a destra del Regio Governatore (nobili)
Seggi sulla sinistra dedicata ai partigiani della Piazza del Popolo

Ricca è la documentazione su questi aspetti interessanti e di enorme rilievo della storia politica della nostra città. Rimandiamo i più curiosi a partire dalla consultazione della succinta bibliografia in calce.


Foto: Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia

  • Angelantonio Spagnoletti, «L’incostanza delle umane cose» Il patriziato di Terra di Bari tra egemonia e crisi (XVI – XVIII secolo). Bari, Edizioni dal Sud, 1981
  • Francesco Quarto, Il “Regimento” di Bari. Un inedito di Francesco Lombardi sul patriziato barese, «Nicolaus Studi Storici», Bari, VII, 1996, fasc. 2, p. 451-599. Contiene una descrizione particolareggiata del Salone, della distribuzione dei Seggi (allora Stalli) e della relativa motivazione.

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Francesco-Quarto
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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