Quella porta del vecchio stadio che sfida il tempo: Gennaro Picinni, l’”inossidabile” magister barensis

Gennaro-Piccinni-Dipinto-Porta-Stadio

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Vogliamo bene a Gennaro Picinni. Perché egli rappresenta l’artistica coerenza. Perché ci ricorda sempre che la pittura è sapienza. E lui, magister barensis, ha attraversato il Novecento raffigurandolo tra il Rinascimento fiammingo e il Barocco meridionale. Poi i suoi marinaretti degli anni Cinquanta sono gli scugnizzi “barivecchiani”. Le sue piazze fiamminghe sembrano quelle di Bari vecchia, chianche nere e palazzi bassi. 

Vogliamo quindi bene a Gennaro Picinni. Perché suggerisce ancora che la pittura figurativa non esaurisce la sua potenza creativa, mentre la stagione delle mode artistiche si è affievolita. Ma non si affievolisce la sua evocazione pittorica che fa bella Bari e seguita a battere il tempo. 

Per questo andate allo Stadio della Vittoria ed ecco, all’ingresso centrale, una porta di ferro su cui splende un dipinto a smalto, con due grandi barche nere, una luna rossa, il faro di San Cataldo, una festa di ricci, aragoste e pesci. 

Il dipinto sta lì intatto e lucido. Come se fosse stato pitturato ieri. 

Dipinto corrotto dal tempo

Picinni lo dipinse nel lontano 1997, in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Piuttosto è curioso che le altre porte dello stadio, su cui diversi artisti internazionali realizzarono le loro opere, sono arrugginite. Sono irriconoscibili. Solo la porta di Gennaro Picinni resiste e sconfigge il tempo. Così questa porta dipinta esprime qualcosa di emblematico.

Andate ad ammirarla, scopritela nel suo silenzio, l’opera racconta tanta sapienza. Una sapienza tecnica barese per la quale Picinni, un giorno, andò dal suo carrozziere, entrò nell’officina e chiese gli smalti per auto. Con quei colori dipinse la sua scena di barche e reti. Nel 1997, egli verniciò quella porta dello stadio come se avesse dipinto su un’ automobile. Con pennellate nere e celesti sconfisse la ruggine. Lui, pittore che sfidò il tempo e regalò, per sempre, la sua arte a Bari.

Due grandi barche nere, una luna rossa, il faro di San Cataldo, una festa di ricci, aragoste e pesci

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