La chiesa di San Giovanni Crisostomo di Bari: un pezzo di Grecia nella città
chiesa bizantina (7)
Bari vecchia è uno scrigno di chiese antiche. Ma ce n’è una, poco conosciuta, che ha un doppio primato: è la più antica per erezione (1032), e per la presenza, viva ancora oggi, dei cristiani di lingua greca. Parliamo di San Giovanni Crisostomo, ubicata in strada Santa Chiara a pochi passi dal castello normanno-svevo e dalla basilica di San Nicola.

La Chiesa più antica
Nonostante le poche informazioni delle fonti documentarie, possiamo ritenere che le origini di questa chiesa risalgono al 1032, anno in cui il governatore bizantino, Photos Argyros del Thema di Longobardia, la fece edificare in località puteum Greci, fuori dalle mura della città. Nel 1091 venne venduta insieme alle sue pertinenze da tale Passaro all’arcivescovo Elia (lo stesso che curò la costruzione della cripta della basilica di San Nicola), fino a passare di mano in mano alla famiglia Calò Carducci e Tresca Carducci, tra le più illustri e antiche della città e poi dal 1955 passare all’Arcidiocesi di Bari ed infine all’Eparchia di Lungro.
La chiesa è una comprovata testimonianza dei luoghi nicolaiani dato che, in una delle quattro Cronache della Traslazione delle reliquie di San Nicola, precisamente nella Leggenda di Kiev, la chiesa di San Giovanni “Prodromos”, vicina al mare, viene indicata come primo luogo di deposizione delle reliquie; certamente si tratta proprio della chiesa di San Giovanni, nel 1957 intitolata al Crisostomo: «Videro i baresi che stavano arrivando con le reliquie di S. Nicola da Myra, e tutti i cittadini uscirono per andargli incontro, uomini e donne, dai piccini ai grandi, con candele e incensieri, e le accolsero con gioia e onore grande; e le posero nella chiesa di S. Giovanni il Precursore presso il mare».
La sua facciata è composta da conci squadrati in pietra calcarea e termina con una cuspide interrotta a destra dalla presenza di un campanile a vela.
L’interno è a navata unica coperta da capriate lignee. Sulla parete destra affiorano due archi a tutto sesto che poggiano su capitelli posti alla quota dell’attuale pavimento.
Ciò fa ritenere che il livello originario dovesse trovarsi qualche metro al di sotto dell’odierno calpestio e che i due arconi sono quanto rimane dell’originario edificio. La chiesa, infatti, nella sua struttura originaria, era formata da tre navate: il primitivo impianto terminava con un’abside a cui fa esplicito riferimento un documento del 1091.
Gli interventi della seconda metà del XIII secolo che portarono il sollevamento della chiesa all’attuale livello, la ridussero ad un’unica navata, coperta da una volta a botte unghiata.
Nella sinistra della navata è collocata una lastra in pietra dell’XI secolo che raffigura un leone alato ed un grifo che atterrano rispettivamente un caprone ed un cinghiale: essi si dispongono simmetricamente ai lati dell’albero della vita, il cui vertice racchiude una piccola croce bizantina.
L’altare maggiore di stile barocco fu sostituito con uno a forma quadrata, preceduto da una iconostasi dipinta dal famoso prete-artista don Renato Laffranchi, nato a Rivarolo Mantovano verso la fine del 1923 e morto il 20 gennaio 2019 a Brescia.
Nell’abside è collocata una tela della Madre di Dio orante con Gesù bambino in grembo, firmata da M. Buono 1968.
La comunità greca
La comunità cattolica che si incontra nella chiesa di San Giovanni Crisostomo a Bari è di rito bizantino. In Italia il rito bizantino è storicamente praticato dalla Chiesa cattolica italo-albanese, organizzata nelle Eparchie di Lungro, di Piana degli Albanesi e nell’Abbazia di Grottaferrata, comprendente i discendenti degli esuli albanesi (arbëreshët) che dal XV secolo si rifugiarono nel Meridione d’Italia e i monaci del monastero orientale provenienti maggiormente dalle suddette comunità.
La comunità è formata sostanzialmente da famiglie provenienti dalla Grecia e soprattutto dal Dodecanneso che, alla fine della Seconda guerra mondiale tornarono in Italia, stabilendosi a Bari, dove, in assoluta precarietà, furono ospitati nell’ex convento di Santa Chiara e in altre zone della città dove vennero adibiti campi di accoglienza e fuori Bari ad Altamura, Barletta e Santeramo in Colle.
Molte di queste famiglie, formate da coniugi cattolici e ortodossi, prima di una casa, sentirono la necessità di avere un luogo in cui pregare.
Per questa ragione si rivolsero alla Congregatio pro Ecclesia orientali, rappresentata dal cardinale Eugène Tisserant, per ottenere una guida spirituale della Chiesa cattolica di rito bizantino, poiché il Patriarcato di Costantinopoli aveva rifiutato l’invio di un sacerdote.
La richiesta di un padre spirituale fu accolta e nel settembre del 1954 il vescovo di Lungro, Giovanni Mele e l’arcivescovo di Bari, Enrico Nicodemo, concordarono nell’inviare un presbitero, Giuseppe Ferrari (1913-1990), che svolgesse il suo ministero tra i fedeli in Puglia e soprattutto a Bari.
Papàs Giuseppe Ferrari, trasferitosi a Bari, divenne docente di lingua e letteratura albanese all’Università di Bari e di teologia orientale presso l’Istituto ecumenico “S. Nicola”.
Nel 1956 il Ministero dell’Interno assegnò ai profughi un complesso di case popolari in seguito da essi denominato “Villaggio Trieste”.
Papàs Giuseppe provvisoriamente celebrava i servizi liturgici nella cappella della cripta della Basilica di San Nicola e nella chiesa di San Gregorio fino al 30 aprile 1956 quando l’arcivescovo di Bari concesse la Chiesa dedicata a San Giovanni Precursore alla comunità greco-cattolica, cambiandone il nome in San Giovanni Crisostomo e il 7 maggio del 1957 si celebrò la prima Divina Liturgia con grande emozione e partecipazione di popolo.
Il 18 novembre 1964 una dichiarazione integrativa della Sacra Congregazione per le Chiese orientali, estendeva la giurisdizione del Proistamenos ai fedeli dello stesso rito che dimorano in tutta la Puglia e nella provincia di Matera. Dopo papàs Giuseppe Ferrari, diverrà parroco per un breve periodo papàs Francesco Samengo e successivamente papàs Antonio Magnocavallo, nominato nel 1975 da mons. Anastasio Ballestrero.
Papàs Antonio, tutt’oggi parroco, per anni ha esercitato l’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole secondarie di secondo grado e la professione di giudice del Tribunale Ecclesiastico Pugliese in Bari.
Sono trascorsi sessantacinque anni e la chiesa di San Giovanni Crisostomo è tuttora frequentata dai profughi in vita, dai loro figli e dai nipoti che sono rimasti fedeli alla tradizione bizantina. Per di più, San Giovanni Crisostomo è punto di riferimento spirituale per quanti, battezzati nella tradizione latina, sono innamorati dei riti e della teologia orientale.
In questa chiesa è nata l’Associazione culturale italo-ellenica “Pitagora”, presieduta dalla signora Sarina Garufi, che ha dato luogo a incontri su temi riguardanti la cultura bizantina e il mondo greco.
La parrocchia diffonde la rivista La Fiaccola, diretta dall’avv. Paolo Scagliarini, che tratta in modo particolare argomenti relativi alla liturgia bizantina.
La città di Bari, data la sua posizione geografica protesa verso l’Oriente, rappresenta un ponte oltre il mare e l’Europa dell’Est per scambi culturali e spirituali, in cui è possibile attuare l’accoglienza con cattolici di rito bizantino e il dialogo con gli ortodossi.
Oggi, come in passato, si evidenzia la peculiare vocazione della parrocchia all’accoglienza di famiglie in cui sono presenti coniugi ortodossi e cattolici. Ciò rappresenta la ricchezza di quell’unità nella diversità, nella profonda convinzione che le due Chiese sono “sorelle”, garantendo a tutti un sostegno spirituale.
Foto:
Nicola Antonio Imperiale
Tiziana Torello
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Diacono della Chiesa cattolica di rito bizantino dell’Eparchia di Lungro (CS) degli Italo-albanesi dell’Italia continentale, vive a Bari, con sua moglie Magda Pacillo, dove insegna Religione Cattolica al Liceo Classico Statale “Socrate”. È Dottore in Sacra Teologia, laureato in Scienze Storico-Religiose all’Università “La Sapienza” di Roma. Maestro iconografo, dipinge icone secondo la tradizione bizantina che ha appreso dai suoi numerosi viaggi nei monasteri di Russia, Romania, Grecia e Monte Athos.
















