La storia e l’evoluzione di uno dei luoghi più importanti di Bari: piazza del Ferrarese
Piazza del Ferrarese (1)
È da sempre il centro della movida barese ma non solo, è anche il punto di congiunzione fra la città vecchia e quella nuova, parliamo di piazza del Ferrarese. Ormai da secoli è chiaramente la piazza più nota di Bari, indiscutibilmente suggestiva grazie anche alla presenza di edifici antichi e all’odore e la vista sul mare che fa capolino a pochi metri da lì, grazie al Lungomare Imperatore Augusto che procede parallelo alla stessa. Ma cosa sappiamo davvero di questo luogo? Ci faremo aiutare dagli storici della nostra città, per ripercorrere le sue origini e cercare di descriverla come era un tempo e come si è evoluta nei secoli.
A malincuore tralasceremo in questa sede di parlare della chiesa della Vallisa, ora sconsacrata e divenuta Centro polifunzionale per la promozione della cultura e dell’arte, che seppur presente sul luogo con le sue absidi è stata costruita nell’XI secolo, quindi di fatto molto prima della piazza e può essere considerata una muta testimone dell’evoluzione del sito.

Ora, provate a immaginare questo spiazzo fra corso Vittorio Emanuele II e piazza Mercantile, proprio all’ingresso del quartiere San Nicola quando ancora la città era solo un borgo circondato da mura. Pensate che ci sono tracce dell’esistenza della piazza già dal XVII secolo anche se allora veniva chiamata “piazzetta d’armi” per la presenza di un corpo di guardia e di un arsenale. Nel Settecento la piazza cambia toponimo e diventa “del Ferrarese”, sull’origine di questo toponimo gli storici sono discordanti, Armando Perotti e Vito Antonio Melchiorre fanno due ipotesi: la prima è che derivi da Girolamo Barucchelli originario di Ferrara che aveva comprato delle proprietà in loco, la seconda è che derivi da un certo Stefano Fabbri o Fabbro che si era occupato della realizzazione del loggiato neoclassico di palazzo del Sedile. Secondo Pasquale Sorrenti invece questa seconda ipotesi è cosa ormai accertata.
Ma torniamo alla nostra graziosa piazza. Al suo centro, all’altezza dell’attuale Strada Vallisa, c’era una delle due porte di accesso alle mura della città (l’altra era vicino al castello), edificata sotto Filippo III di Spagna (1578- 1621) e chiamata con vari nomi: “australe”, “di mare”, “di Lecce” o “nuova”. Il suo scopo era quello di facilitare la movimentazione delle merci presso piazza Mercantile dove si teneva il mercato. Di questa porta e delle due iscrizioni su di essa, lo storico Antonio Beatillo nel suo Historia di Bari ne fa una breve descrizione:
[…] fu aperta una porta nuova della Città, in un luogo molto opportuno all’introduttione delle vittovaglie, per esser che risponde il suo ingresso al publico mercato, dove si compra e si vende ogni cosa. Intagliaronvi sopra, oltre le due monete di Iapige e Barione […], la seguente Iscrittione:
Philippo III Regnante, Petro Fernandez de Castro Comite de Lemos Prorege, Ferdinando de Soria Alvaro Praefecto, Senatus, Populusque Barensis Australem portam patefieri, viamque mercimonijs commode vedendis, emendisque, explanari curavit, Anno MDCXII.
Tradotta l’iscrizione:
Regnando Filippo III, essendo Viceré Pietro Fernando di Castro Conte di Lemos e Prefetto Ferdinando di Soria Alvaro, il Senato e il Popolo Barese fecero aprire una porta a Sud e costruire una via utile alla compravendita delle mercanzie nell’anno 1612.
La seconda iscrizione è questa:
Urbem, quam Barion auxit, fundavit Iapyx/ Nunc regis imperio, Magne Philippe, tuo.
Tradotta:
Iapige fondò la città che Barion accrebbe/ ora la governi il tuo impero, o Grande Filippo.
In cima alla porta secondo Melchiorre c’era anche l’antico simbolo della città quello con il busto di San Nicola.
Di fianco alla porta era presente il torrione “del vento” a uso difensivo che a quanto pare prendeva il nome dal suo abitante. Dove c’è ora Palazzo Starita, era presente il deposito delle armi, la guarnigione e le stalle della gendarmeria. Agli inizi del ‘700 al posto del deposito fu costruito l’edificio dove nel secolo XVIII trovarono alloggio gli uffici dall’Intendenza della provincia.

La piazza iniziò ad espandersi a sud e oltre a questo palazzo altri edifici pubblici, fra cui proprio il mercato coperto delle derrate alimentari, trovarono spazio nella zona che si andava delineando. Per costruire il mercato nel 1817 progettato da Giuseppe Gimma, il consiglio decurionale ordinò oltre alla demolizione della porta, lo smantellamento di alcune vecchie fabbriche e locali. In particolare fu decretato l’abbattimento di un arco chiamato “degli sventurati” dove i clochards dell’epoca passavano la notte. Quest’ultimo fu demolito anche per ragioni di ordine pubblico dato che di notte oltre ai senzatetto vi trovavano dimora anche alcuni malintenzionati. A testimonianza delle fondamenta dell’antica porta e delle basole originali della strada resta attualmente un piccolo scavo al centro della piazza.

Oggi sappiamo che il mercato di Gimma non ebbe vita facile, fu abbattuto, divenendo anche parcheggio di auto per un certo periodo, fino a quando venne ricostruito con caratteristiche simili al progetto originale. Venendo trasformato infine nel contenitore culturale “Spazio Murat”, che insieme al Teatro Margherita e l’ex Mercato del Pesce costituisce uno dei tre centri del Polo delle Arti Contemporanee voluto dal Comune, Regione Puglia e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per valorizzare il patrimonio culturale della città e della regione.

Un ventennio dopo la nascita del mercato rionale, precisamente nel 1837, proprio di rimpetto viene edificato, su progetto dell’architetto Vincenzo Capirri, il Mercato del Pesce: un palazzo composto da piano terra e primo piano (completato nel 1903), le cui complicate vicende sembrano che solo ora abbiano trovato un giusto epilogo, grazie al sopracitato progetto di restauro.
Nel 1914 infine seguirà la creazione di un altro importante edificio: Palazzo Traversa opera dell’architetto Francesco De Giglio su commissione del commerciante Emanuele Traversa.

Nei decenni successivi saranno costruiti altri edifici e locali che hanno trasformato l’informe spiazzo originariamente contorniato dalle mura cittadine, nella piazza che oggi ammiriamo.
Una piccola curiosità prima di concludere il nostro “viaggio nella storia”: dopo la seconda guerra mondiale l’area cambiò nome divenendo “piazza Giovanni Amendola”, ma come molte altre strade baresi con la delibera consiliare n. 247 del’11 aprile 1956 ritornò presto al suo antico toponimo.
La piazza resta quindi un luogo dove ogni mattone e pietra sembra portare con sé un inestimabile carico di racconti sulla città di Bari dal suo passato fino al nostro presente.
Bibliografia
- Antonio Beatillo, Historia di Bari, Cacucci Editore, Bari 2018
- Pasquale Sorrenti, Le strade di Bari, Laterza Litostampa, Bari 1970
- Vito Antonio Melchiorre, Bari fra le due guerre mondiali, Mario Adda Editore 2000
- Vito Antonio Melchiorre, Bari, Mario Adda Editore 1987
- Vito Antonio Melchiorre, Note storiche su Bari, Levante Editori 2001
- Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici locali Newton Editore 1994-5
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.










