Il Grand Hotel Miramare: un protagonista del Liberty barese e di una storia maledetta

Liberty

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La varia e multiforme stagione del Liberty italiano, dopo decenni di disinteresse da parte della critica, ha finalmente ottenuto l’attenzione che merita. Meglio tardi che mai? Certamente, ma non va dimenticato che tale colpevole ritardo culturale ha provocato la distruzione di una cospicua parte del nostro patrimonio artistico, specie durante il periodo del cosiddetto “boom” edilizio che ha portato a innumerevoli distruzioni in tutta le città d’Italia: per Bari, si parlò di “sacco del murattiano”. Tra i tanti edifici baresi in stile Liberty sacrificati sull’altare della speculazione edilizia, anche il gioiello di Saverio Dioguardi, il mitico Palazzo della Gazzetta.

Palazzo della Gazzetta

Il Liberty a Bari

È controversa la questione dell’introduzione a Bari dello stile Liberty. Si è sempre ritenuto che i primi edifici in stile Liberty fossero quelli progettati da Saverio Dioguardi nel 1913, ma in realtà il Liberty era già stato introdotto nella decorazione d’interni dall’architetto Cesare Augusto Corradini (1860 – 1932). È il caso del negozio ‘Magazzini Borea’ (1909), il primo vero esempio di Art Nouveau a Bari, stando alle entusiastiche cronache dell’epoca. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 31 ottobre 1909, come apprendiamo dal Corriere delle Puglie:

I nuovi Magazzini Borea si aprono su due vie, via Sparano e via Abate Gimma. L’insieme del progetto è in nouveau style, svelto, slanciato, cui dà somma grazia il dettaglio, vera e propria opera d’arte; e basterà nell’affermazione citare il nome dell’autore del progetto, il nome cioè del Comm. Corradini, che da qualche tempo in modo così glorioso va affermando anche a Bari la sua personalità artistica. L’insegna ha, su fondo rosso pompeiano, i caratteri in oro brillante. L’entrata è una delle più belle che il Corradini abbia potuto immaginare: la sovrasta un giuoco di quadretti in cristalli bianchi e cilestri

Nulla resta, purtroppo, di questa prima testimonianza di “Liberty barese”, finita, come innumerevoli altre, nell’oblio.

Le opere Liberty di Alfredo Premoli

Tornando al Liberty nazionale, tra i “grandi nomi” ricorrenti nelle monografie illustrate e nei cataloghi delle mostre – accanto alla tetrade composta dal palermitano Ernesto Basile, dal torinese Pietro Fenoglio, dal friulano Raimondo D’Aronco e dal milanese Giuseppe Sommaruga – troviamo il nome di Alfredo Premoli (1876 – 1967).

Alfredo Premoli fu ingegnere, architetto e pittore (perlopiù acquerellista) operante prevalentemente a Torino, dove realizzò importanti opere, tra le quali spicca la Palazzina sede della Fiat (1906) in corso Dante Alighieri: è la sua opera più famosa, essendo tra i primi esempi del Liberty torinese. Altre sue opere interessanti sono il Cinematografo Apollo (1909) in via Nizza ed il Cinema Ambrosio (1913) in corso Vittorio Emanuele, sempre a Torino.

Il Miramare

Non molto noto è il fatto che tale protagonista del Liberty italiano operò anche a Bari, dove progettò il “Grande Albergo Miramare” (1926-27), sito in via Giuseppe Bozzi n. 59, angolo via XXIV maggio (rione Madonnella). Il primo progetto fu respinto dalla Commissione Edilizia del Comune di Bari il 28 maggio 1925, in quanto, con i suoi 7 piani, eccedeva le altezze massime previste dal Regolamento edilizio cittadino: il 12 settembre dello stesso anno fu presentato il progetto definitivo, finalmente approvato il 12 marzo 1926. I lavori ebbero inizio il 2 settembre 1927 sicché dall’anno seguente l’albergo entrò in attività.

Progetto respinto del Miramare

Il committente era il dott. Giuseppe Sbisà, all’epoca noto immobiliarista ed imprenditore nel settore alberghiero. Il tocco più squisitamente Liberty era conferito all’albergo dai due cupolini posti alla sommità dei torrini ai lati del prospetto: tuttavia, detti cupolini non furono realizzati, in quanto – come abbiamo visto – la loro eliminazione nel progetto definitivo si rese necessaria per rispettare le altezze previste dal Regolamento edilizio.

Curiosamente, nelle cartoline pubblicitarie dell’albergo (stampate sia a colori che in bianco e nero) l’edificio – inserito in un’ariosa veduta aerea – appare coronato dai cupolini, colorati d’uno sgargiante verde smeraldo: il terminale consta di una sera dorata e di un’asta portabandiera, recante – in segno di schietto patriottismo – il vessillo tricolore. I cupolini avrebbero fatto concorrenza alle cupole coeve – ma di poco antecedenti – del demolito Palazzo della Gazzetta (1924-27) e del Palazzo Magazzini Mincuzzi (1923-28), che rivelano un’evidente analogia stilistica.

Cartolina del Miramare

Sulla destra della cartolina, è visibile il retro del Teatro Petruzzelli – non ancora contraddistinto dal tipico color rosso cupo, bensì dipinto d’un tenue color grigio perla; inoltre, si nota un torrino dal tetto arancione, presumibilmente appartenente alla Clinica D’Erchia in piazza Madonnella (uno dei tanti edifici otto-novecenteschi distrutti dalla speculazione edilizia, come s’è detto all’inizio).

Clinica D’Erchia

Nulla sappiamo, finora, dei decori interni dell’albergo: ormai perduti da tempo, dovevano essere intonati allo stile Liberty dell’architettura. Anche le colonne previste per l’ingresso furono abolite, sostituite da semplici paraste precedute da due plinti che reggono vasi portafiori.

Il delitto che segnò il destino dell’albergo

Nell’agosto del 1959 vi fu consumato un efferato delitto, che fece sensazione nella Bari del dopoguerra: lo strangolamento di una ragazza ventunenne, Italia Picci di Maglie, avvenuto nella camera 107, ad opera di un brutale assassino che si firmò “Zorro”. In seguito, l’albergo mutò la sua denominazione in “Hotel Astoria”, e, dopo un periodo di declino, fu dismesso: attualmente, l’edificio ospita residenze e uffici.

Ingresso del Miramare

Bibliografia:

  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 1959
  • Ennio Corvaglia – Mauro Scionti, Il piano introvabile. Architettura e Urbanistica nella Puglia Fascista, Editrice Dedalo, Bari 1985
  • Mauro Scionti, L’ immagine della città. Architettura e urbanistica nella Bari del Novecento, in F. TATEO (a cura di), Storia di Bari. Il Novecento, Laterza, Roma-Bari 1997
  • Lara Vinca Masini, Art Nouveau. Liberty, Modern Style, Jugendstil, Secessione, Giunti Editore, Firenze 2000
  • Vito Antonio Melchiorre, Bari fra le due guerre mondiali, Mario Adda Editore, Bari 2000
  • Livia Semerari (a cura di), La nuova edilizia barese: gli esordi nel Novecento, Bari 2006
  • Simone De Bartolo, L’Architettura del Ventennio Fascista a Bari, L’Arco e la Corte, Bari 2014
  • Simone De Bartolo, Arte e Artisti a Bari. Raffaele Armenise, Cesare Augusto Corradini, Saverio Dioguardi, Angelo Messeni, Mario Sabatelli, L’Arco e la Corte, Bari 2023
  • Simone De Bartolo, Cesare Augusto Corradini (1860-1932). Note e documenti inediti su un artista eclettico, Youcanprint, Lecce 2024

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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