Una storia ancora tutta da svelare: il Monumento ai Caduti di Bitonto
Caduti
Molti monumenti ai Caduti hanno avuto una storia tormentata, ma le vicissitudini di quello bitontino appaiono particolarmente complesse. Il Monumento ai Caduti di Bitonto (1922-25) fu realizzato dal noto scultore Filippo Cifariello (1864-1936): inaugurato nel 1925, fu distrutto nel 1940 per esigenze belliche, e successivamente rimpiazzato da un’opera architettonica di stile contemporaneo consistente in un’impalcatura metallica.

Il perduto Monumento ai Caduti di Bitonto
Del vecchio monumento, caro a molti bitontini che lo rimpiangono, è rimasta soltanto la testa del Fante, custodita nel Palazzo Municipale (oggi nella Galleria d’Arte Devanna di Bitonto): stando a quanto riportato nelle memorie locali, ignoti decapitarono la statua del soldato poco prima che il resto fosse fuso e utilizzato per il metallo degli armamenti, come è successo anche all’opera di Tommaso Piscitelli a Torre a Mare.
In effetti, il monumento non aveva incontrato il favore dell’unanimità dei cittadini: in particolare, le autorità ecclesiastiche ne deploravano le nudità, ritenute “oscene”.
Un fatto del genere era all’ordine del giorno in quei tempi, e simili monumenti venivano spesso modificati, rifatti o distrutti: ci limitiamo a citare, nella provincia barese, il caso del Monumento ai Caduti di Giovinazzo sempre di Piscitelli, anch’esso nel mirino dei censori, ed anch’esso distrutto durante l’ultima guerra.
In realtà, venivano stilati elenchi di opere “intoccabili” e di opere “sacrificabili” in base al loro pregio artistico: viene talora il sospetto, però, che ad intervenire pro o contro i monumenti fossero gli ecclesiastici locali più che gli intenditori d’arte.
La genesi dell’opera
Una storia tormentata, si è detto. Tuttavia, ancor più tormentata fu, come vedremo, la genesi dell’opera.
Il monumento di Cifariello rappresentava un soldato ignudo su di un globo, in atto di sottomettere l’Austria vinta. Si trattava però dell’ultima versione del monumento, che inizialmente fu pensato dal suo autore in maniera alquanto diversa.
Prima versione del Monumento ai Caduti
Nella prima versione, su di un basamento massiccio era posta la figura muliebre vinta (senza globo) da un soldato ignudo ma curiosamente munito di ali, nell’atto di sguainare la spada. Questo bozzetto era stato già presentato per il monumento di Castellamare di Stabia, ma venne rifiutato, e lo stesso Cifariello ne fece un altro. Il noto scultore aveva l’abitudine di “riciclare” i suoi vecchi bozzetti, riutilizzandoli per nuove opere.

Seconda versione
Nella seconda versione, il basamento è più semplice, e si ha quella che sarà la sequenza definitiva: basamento/globo/figura muliebre vinta/soldato che sguaina la spada; la sostanziale differenza rispetto alla versione definitiva consta nel fatto che qui il soldato è vestito, indossando l’uniforme del Regio Esercito, mentre nella versione definitiva torna ad essere ignudo.

Il primo bozzetto appare il meno convincente, mentre il secondo appare in linea col verismo di cui Cifariello fu maestro, ed infatti somiglia ai monumenti risorgimentali, dove troviamo sempre soldati in uniforme.
Versione definitiva
Il terzo, quello definitivo, pare sintetizzare i primi due, e segue l’idealismo classicista di cui danno prova tanti monumenti della Grande Guerra, dove i soldati sogliono essere raffigurati in “nudità eroica” emulando i monumenti dell’antichità greco-romana.

Tutti questi bozzetti sono illustrati nella rara e preziosa monografia su Filippo Cifariello (1936) curata da Guido Marangoni (1872-1941), critico d’arte notissimo nonché grande amico dello scultore.
Il ritorno ad una classicità “ideale” ed “eroica” avviene seguendo l’esempio di quanto andava in quegli anni realizzando all’Altare della Patria il celebre scultore Angelo Zanelli, che tanta influenza ebbe sulla generazione di scultori vissuta nel primo novecento. Cifariello apparteneva alla generazione precedente, ed è pertanto ancora legato al verismo ottocentesco.
Un’altra opera di Filippo Cifariello a Bitonto è la targa bronzea (1923) del R. Liceo C. Sylos, anch’essa realizzata per celebrare i caduti nella Grande Guerra.
Il monumento di Cifariello fu quindi il risultato di una complessa elaborazione progettuale, ma, procedendo a ritroso, la nostra storia non finisce qui.

Il concorso per l’assegnazione
Difatti, l’affidamento dell’incarico a Cifariello è a sua volta il punto d’arrivo di un iter altrettanto tormentato, come apprendiamo dalle pagine della Gazzetta. Nel 1920 fu bandito un concorso, e nel 1922 una Giuria – presieduta dall’arch. Cesare Augusto Corradini (1860- 1932), noto per le sue competenze in materia – dichiarava vincitori ex aequo gli scultori Antonio Bassi, Sergio Vatteroni e Attilio Selva.
Il segretario della commissione esecutiva per monumento ai Caduti di Bitonto, sig. Rienzo Gaetano, ci comunica. Come altra volta si disse ben 32 bozzetti sono stati inviati al Comitato; l’altro ieri si riunì la Giuria, e dopo avere, per eliminazione, esclusi 29 bozzetti, non potendo addivenire ad una graduatoria fra i tre prescelti per mancanza di elementi sufficienti per un definitivo giudizio, invitava i tre vincitori scultori prof. Bassi Antonio di Trani, cav. prof. Sergio Vatteroni di Carrara, prof. cav. Selva Attilio di Roma, ad una seconda gara. La Giuria era presieduta dal presidente la Commissione esecutiva sig. capitano dott. Francesco Mirabella e costituita dai sigg. cav. Tarquinio Sabatello scultore da Aquila, comm. prof. Corradini [Cesare] Augusto architetto da Roma, prof. Gaetano Spinelli da Bitonto, prof. Limongelli Alessandro architetto da Roma.

Non possiamo quindi evitare di porci alcuni interrogativi, che finora sembrano destinati a rimanere irrisolti. Il monumento bitontino viene usualmente datato 1920 ma, dalla lettura di questo articolo, appare evidente che tale data debba intendersi riferita ai primi bozzetti di Cifariello, peraltro destinati a Castellammare di Stabia e non a Bitonto, visto che il suo nome non figura tra i partecipanti al concorso. Figurano gli artisti sopra citati, nonché l’architetto barese Pietro Maria Favia (1895-1972) all’epoca giovane esordiente.
Cifariello scelto per il Monumento ai Caduti
È evidente che non avrebbe avuto alcun senso bandire un concorso nel 1920, se a quella data il monumento fosse già stato iniziato (!). Ma soprattutto è degno di nota il fatto che Cifariello non figura tra i partecipanti al concorso, vinto in I grado ex aequo dalla terna di scultori Antonio Bassi/Attilio Selva/Sergio Vatteroni.
Tutto ciò premesso, dobbiamo desumere che l’incarico a Cifariello sia stato conferito per affidamento diretto, e non tramite procedura concorsuale. Il monumento infatti risulta ultimato nel 1925, e ne troviamo ancora testimonianza nelle cronache dell’epoca, in particolare La Gazzetta di Puglia, che tuttavia non accennano ai motivi per cui Cifariello fu scelto.
Il presidente del Comitato Cap. Avv. Francesco Mirabelli, mutilato di guerra, ci riferiva che il magnifico gruppo in bronzo opera del grande artista pugliese Filippo Cifariello è già fuso e pronto per la spedizione. Il basamento su disegno di Cifariello, lavorato da valenti scalpellini di Bitonto, è anch’esso pronto […] Il monumento sarà eretto fra pochi mesi

Domande sulle motivazioni dell’assegnazione
Perché dunque fu scelto Cifariello? Perché non uno dei tre vincitori? Sappiamo che Attilio Selva – grande scultore triestino, noto principalmente per il monumento ai Caduti della sua città natale e per la Fontana delle Cariatidi in piazza dei Quiriti a Roma – si ritirò, ma che ne fu dei progetti degli altri due, Bassi e Vatteroni?
Forse si preferì, come accadeva spesso, un artista scelto “per chiara fama”, cioè un artista di levatura nazionale – come Cifariello appunto – ad artisti meno noti come Bassi e Vatteroni. Sarebbe la risposta più logica, ma finora non ne abbiamo la certezza.
Bibliografia:
- Corriere delle Puglie, 30 aprile 1922
- La Gazzetta di Puglia, 10 gennaio 1926
- Guido Marangoni, Cifariello, Ceschina, Milano 1936
- Christine Farese Sperken (a cura di), La Donazione Filippo Cifariello alla Pinacoteca Provinciale di Bari, Mazzotta, Milano 1990
- Nicola Mascellaro, Filippo Cifariello la vita, l’arte, gli amori, Di Marsico Libri, Modugno, 2014
- Simone De Bartolo, Architettura e Scultura Monumentale del Ventennio Fascista in Terra di Bari, L’Arco e la Corte, Bari, 2015
- Dora Donofrio Del Vecchio, Giuseppe Poli (a cura di) (a cura di), L’ Italia, la Puglia e la grande guerra. Atti del Convegno Nazionale di Studi per il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Bari 3-4-5 giugno 2015, Schena Editore, Fasano 2016
- Aleksandar Daiković, Simone De Bartolo, Cesare Augusto Corradini (1860-1932). Un architetto eclettico tra Italia e Montenegro, Bari 2023
Link Galleria di Bitonto:
https://museipuglia.cultura.gov.it/musei/galleria-nazionale-della-puglia-girolamo-e-rosaria-devanna/
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.