Un secolo di giornalismo pugliese: narrato nell’ultimo libro di Mascellaro

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Il grande giornalista, Indro Montanelli, soleva ripetere che “l’unico padrone del giornalista è il lettore”. Un aforisma che certamente sarebbe piaciuto a Raffaele Gorjux (1885-1943), fondatore della Gazzetta del Mezzogiorno – fondata come Gazzetta di Puglia il 26 febbraio 1922, dal 1928 assunse la denominazione attuale – che ancor oggi, dopo oltre cent’anni, è la voce della nostra Regione.

Il giornalismo di Raffaele Gorjux

Il giornalismo, per “Don Raffaele”, fu una ragione di vita. Il capostipite della dinastia Gorjux subentrò a Martino Cassano – fondatore nel 1887 del Corriere delle Pugliealla guida del maggior quotidiano pugliese, traghettandolo nell’era della comunicazione di massa: al suo fianco, colei che nel Ventennio fu l’anima della Gazzetta, l’amata consorte Wanda Gorjux (1888-1976), per tutti “Donna Wanda”.  

Fu proprio Don Raffaele a volere lo splendido palazzo in stile Liberty – inaugurato il 28 dicembre 1927 – disegnato dall’architetto Saverio Dioguardi (1888-1961): un maestoso edificio mai abbastanza rimpianto, del quale restano soltanto le malinconiche cariatidi (propriamente “telamoni”, poiché nudi virili). Il grande architetto barese aveva partecipato onorevolmente, classificandosi al 4° posto, al concorso internazionale per la progettazione della nuova sede del Chicago Tribune, e il Palazzo della Gazzetta costituisce la rielaborazione – in scala ridotta – del magniloquente progetto redatto per il grande giornale newyorkese.

Wanda Gorjux

Don Raffaele diresse il giornale finché, nel pieno del rivolgimento bellico, fu colpito da un fatale arresto cardiaco, mentre Wanda Gorjux, donna estremamente colta e raffinata, ne fu l’anima intellettuale: in pratica, durante il Ventennio ne dettò la linea editoriale, schierandosi apertamente – e fino alla fine – a favore del Regime; il che nel dopoguerra le valse una pesante condanna (due anni di confino), nonché un immeritato oblio.

Giuserppe Gorjux e la sua carriera nel giornalismo

Il figlio di Don Raffaele e Donna Wanda, Giuseppe Gorjux (1928-2008) detto “Bepi”, inaugurò la nuova sede (1972) in via Scipione l’Africano: per una sorta di contrappasso dantesco, anche quest’ultima è stata demolita, proprio nel corso di quest’anno. È bene ricordare che, come puntualmente riportato nel testo, il giovane “Bepi” fece molta gavetta nel giornale, essendo i suoi genitori caduti in disgrazia dopo i rivolgimenti politici del ’43: da semplice cronista ad amministratore delegato, da vicedirettore a direttore responsabile.

Fu inoltre brillante editorialista, dalla penna graffiante: colpiscono, in particolare, certi suoi corsivi nei quali risponde, da par suo, alle innumerevoli polemiche “anti-meridionali”. Ai tanti detrattori del Meridione – dai politici come Achille Occhetto ai giornalisti come Giorgio Bocca, passando per filosofi come Norberto Bobbio – che sputavano sulla gente del Sud accuse di mafia, camorra, clientelismo, parassitismo e fannulloneria, rispondeva sempre per le rime, puntualmente rintuzzando gli attacchi di quanti nella “questione meridionale” cercavano il capro espiatorio dei mali del Paese.  

Le pubblicazioni di Mascellaro

L’autore Nicola Mascellaro ha già al suo attivo varie pubblicazioni sulla storia del glorioso quotidiano pugliese: basti ricordare la monumentale opera, in 6 volumi elegantemente rilegati e riccamente illustrati, Una finestra sulla Storia, che ripercorre la storia dell’Italia, di Bari e della Puglia (dal 1887 al 1990) attraverso le pagine della Gazzetta (il titolo Una finestra sulla Storia, ricorda Mascellaro, fu suggerito proprio da Giuseppe Gorjux); in tempi più recenti, l’interessante monografia Il Direttore. Oronzo Valentini. Storia di un grande protagonista del giornalismo pugliese a cento anni dalla nascita.

Questo nuovo libro si pone nel solco dei precedenti, lumeggiando aspetti poco noti della vita dei tre protagonisti citati, che tanta parte ebbero nelle vicende del giornale durante il “secolo breve”. Il titolo non è affatto casuale: le vicende biografiche delineate si dipanano nell’ordito della grande Storia – quella con la “S” maiuscola – sicché la narrazione procede incalzante come in un romanzo di Dumas, denso di personaggi e colpi di scena.

Da Mussolini, Di Crollalanza, Ciano e altri gerarchi, figure ormai sbiadite dal tempo, fino ai più familiari Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Ciriaco De Mita, Bettino Craxi, Francesco Cossiga, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Antonio Di Pietro.

L’apparato iconografico

Un cenno deve essere fatto al ricco apparato iconografico, che attinge al vasto archivio fotografico della Gazzetta: alle foto d’epoca che ritraggono i protagonisti del giornalismo pugliese del secolo scorso, si alternano le riproduzioni delle prime pagine dello storico quotidiano. Quelle stesse pagine che sono rimaste impresse nella memoria di ciascuno di noi, come le foto di un vecchio album di famiglia.

Fa venire un colpo al cuore la prima pagina con la notizia della “strage di Capaci”, in cui perirono anche i tre agenti di scorta: “tutti pugliesi”, riporta il sottotitolo. È forse l’immagine più emblematica, in cui la Storia nazionale, la storia regionale e la storia della Gazzetta si mostrano inesorabilmente intrecciate. Anche nell’ora più buia della Repubblica.


Link Di Marsico Libri:

https://www.dimarsicolibri.it/prodotto/raffaele-wanda-e-giuseppe-gorjux

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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