La protagonista del giornalismo d’inchiesta negli anni del fascismo barese: Donna Wanda
COPERTINA wanda
È al limite del paradossale che, scrivendo su Google “Donna Wanda”, la prima Wanda a materializzarsi sul web sia Wanda Nara (con ogni deferenza per la succitata). È una riprova della cortina di oblio e di oscurità dietro cui, nel periodo di più intensa “supremazia” fascista, venivano relegate donne degne però di essere ricordate. Maschilismo? Apologia di un’idolatria malsana? Semplice noncuranza? Non sappiamo quali motivi possano giustificare una tale scarsità di spazio.
Sappiamo solo che, quasi in concomitanza con la “nuova alba” de La Gazzetta del Mezzogiorno, nuovamente sui tavolini di bar, tra le mani di lettori seduti in panchina e tra le stampanti delle tipografie, anche noi vogliamo illuminare e restituire alla luce della conoscenza la biografia di una donna che ha fatto la storia del giornalismo pugliese e che certamente merita un’alba senza rischio di eclissi: Wanda Gorjux Bruschi, meglio conosciuta come Donna Wanda.

Signora della stampa, “medusa del giornalismo”, fiduciaria dei fasci femminili, delegata regionale per l’Opera Maternità e Infanzia, attivista fervente in ambito sia sociale che politico, Wanda è stata un punto di riferimento per Bari, sua città d’origine. Nata nel capoluogo pugliese il 16 novembre 1888, figlia del professor Ernesto Bruschi e di Elisabetta Cesari, famiglia dotta e incline al rigorismo morale ma, nonostante questo, estranea ad un clima di esacerbato puritanesimo, bensì avvezza ad accogliere le novità del nuovo secolo, Wanda andrà a studiare nella facoltà del Magistero a Roma.
Dopo essersi laureata con una tesi su Giambattista Vico, la donna inizia a lavorare come insegnante ma per un’anima eclettica e dinamica come la sua, questo non è sufficientemente appagante. Appassionata e cultrice di filosofia, spettacolo, arte, economia e politica, la sua penna inizia a scolpirsi sui primi saggi e articoli pubblicati su periodici femminili, riuscendo a librarsi e a variegare gli argomenti trattati, grazie alla vastità delle sue conoscenze. Tanti gli pseudonimi dietro ai quali cela la propria identità, da Medusa (i lettori restavano forse pietrificati alla lettura della sua verità?), all’Osservatore a Madam Récamier, appellativi che avrebbero profilato l’attività giornalistica della donna negli anni a venire, facendo di lei un vero e proprio “leone da tastiera” in una società che tendeva a ritenere il gentil sesso una melassa di agnelli.
Non era casuale, infatti, soprattutto per il tanto famigerato “sesso debole”, decidere di camuffare la propria identità dietro uno pseudonimo: fungeva da scudo rispetto a maldicenze e pregiudizi, letali come colpi di cannone. In età da marito, sposa Raffaele Gorjux, fervida mente come la sua, tanto che nel 1908, dopo aver varcato la soglia del “Nuovo continente” per tentare di sfondare ma senza successo, l’uomo torna a Bari e ottiene un incarico presso Il Corriere delle Puglie di Martino Cassano, sede presso la quale inizia a lavorare la stessa Wanda, dapprima scrivendo articoli fulminei ma dalla marcata personalità, fino alla svolta epocale: uno scritto addirittura in prima pagina su Gioacchino Murat, lo scatto d’atleta della sua carriera, che porterà Medusa a diventare un fiore all’occhiello del giornalismo femminile.
Affianca il marito con abilità e arguzia, con una penna irriverente e sincera, lottando contro la misoginia e la disparità di genere. Quella di Donna Wanda è una storia di lotta silente e a colpi di penna, una The Wife (capolavoro cinematografico con protagonista Glenn Close) ma della vita reale: la sua è stata una storia in prima linea, lungo il crocevia frenetico della cronaca e dell’attualità, ma sotterraneamente nell’ombra. Quella di Wanda è però una personalità indomita, che neanche le avversità riescono ad osteggiare. Anche quando nel 1922 il marito decide di fondare la Gazzetta di Puglia e di prendere posizione contro il Fascismo, con lo sfondo di un’Italia che ancora provava a lenire le ferite del primo conflitto mondiale, la donna resta fedele ai propri (opinabili o meno, non sta a noi in questa sede giudicarlo) principi.
Donna Wanda riesce ad imporsi anche al ‘maschio’ fascista che ha, verso le donne, un comportamento di tale spocchiosa superiorità che risulta anche peggiore dell’atteggiamento di benevole ‘condiscendenza’ dei liberali
si legge nell’opera di Nicola Mascellaro.
Lotta per le donne e con le donne, affinché imparino a farsi valere in ambito sociale, per far sì che possano ricoprire un ruolo che non le veda come il surrogato di un cane da compagnia. Si scaglia contro l’analfabetismo, contro l’incuria dilagante in alcune zone della città, contro i servizi igienici scarseggianti; soprattutto decide di discostarsi e con non poca incredulità dalle leggi razziali del governo nazista, ben presto fucina anche italiana, attraverso taglienti e autentici editoriali ed elzeviri.
La crisi è ormai incombente, la Seconda guerra mondiale rimbomba in ogni senso. Lei diventa il duttile megafono del popolo in difficoltà, ma con scarso successo: la crisi è ormai profusa, come una polvere sottile che serpeggia nei polmoni incancreniti.
Non è la prima volta in questa guerra in cui sono in lotta tra il vecchio e il nuovo, il passato e l’avvenire, la libertà e la schiavitù. Ci fu il momento dell’entusiasmo facile e tutti furono fascisti. E ostentavano il distintivo. Ci fu il momento difficile e molti distintivi scomparvero
scrive.
Nel 1943 il Fascismo si inchina alla resa, e nello stesso anno un infarto strappa la vita dal petto di Raffaele Gorjux. Il 3 luglio Wanda firma il suo ultimo editoriale e nel 1945 viene processata dalla Commissione di epurazione, costretta a scontare due anni di confino ad Agropoli.
Morirà nella sua amata Bari, il 29 giugno del 1976, nell’anonimato, scegliendo l’ombra: la stessa che avevano provato a marchiarle addosso con la forza negli anni del suo attivismo e di cui lei era riuscita a spogliarsi. Non restano, tuttavia, occultati dall’ombra i suoi ideali, e il suo coraggio segue ancora oggi i posteri, come monito di perseveranza e sacrificio per la patria: esattamente quello che lei ci ha insegnato.
Bibliografia
- La Gazzetta del Mezzogiorno 1887-1987, Supplemento, Edisud S.p.A., Bari 1987
- Bari, dal borgo alla città. I protagonisti, a cura di Nicola Mascellaro, Di Marsico Libri, Bari 2018
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.