Il professor Gennaro Maria Monti e la “Raccolta Migliaccio” sulle antiche professioni
Monti
Nel quartiere San Paolo abbiamo scoperto via Gennaro Maria Monti. Estremamente compiaciuti del tributo toponomastico accreditato al personaggio, sentiamo l’impellenza di farlo conoscere ai concittadini.

Il professor Monti
Gennaro Maria Monti (1896-1943), grandissima figura, oggi forse dimenticata dalla città che lo ha avuto tra i primissimi docenti della Università degli Studi.

Ha coperto la cattedra di storia del diritto italiano e a lui si deve, se non la creazione, sicuramente lo sviluppo e l’incremento del “Seminario Giuridico”, la Biblioteca Centrale del Polo Giuridico-Politico di cui fu anche preside negli anni 1934-35.
Il Monti non è nativo delle nostre contrade ma di Napoli, nella sua purtroppo breve esistenza ha prodotto decine di importanti contributi sulla storia del diritto italiano. Intorno alla figura dello storico si è creata una sorta di leggenda moderna. Avrebbe condotto con sé, venendo a Bari, documentazioni antiche, rimaste poi quasi dimenticate dopo la sua scomparsa.
Presso il Seminario Giuridico della Facoltà di Giurisprudenza, erano conservati numerosi faldoni di carte, anche antiche, risalente addirittura al XVII secolo.
La storia delle arti e mestieri
I responsabili dell’Istituto avevano riscontrato l’importanza di quelle documentazioni per la storia delle arti e mestieri, delle antiche corporazioni della città e del Regno di Napoli. Già nel lontano 1949, il luminare Francesco Maria De Robertis, eccezionale figura di giurista, aveva descritto sommariamente tali documentazioni, auspicandone una conoscenza più approfondita grazie alla loro pubblicazione.
Ed è proprio De Robertis a riferire che i documenti erano stati portati nella nostra città dal professor Monti, quando era venuto a insegnare nella facoltà. Le carte costituivano l’archivio raccolto dall’avvocato napoletano Francesco Migliaccio nella seconda metà del XIX secolo.
Si trattava sia di carte d’epoca originali sia di accurate trascrizioni degli statuti delle antiche corporazioni di arti e mestieri napoletane. Gli statuti contenevano le norme di accettazione dei candidati a voler eseguire determinate attività lavorative.
È lungo spiegare quali erano le procedure, basti dire che ciascuna “arte” si appellava al patronato di un santo protettore, o che l’esercizio di un mestiere era subordinato all’accettazione nella relativa “arte”, cosa che garantiva addirittura una sorta di assicurazione per mogli e figli in caso di danni materiali o addirittura mortali sul titolare.
La pubblicazione delle carte
Finalmente nella seconda metà degli anni Novanta del secolo passato un’altra figura delle scienze giuridiche esercitate nelle nostre università, Gianfranco Liberati, del quale piangiamo la recentissima scomparsa, prese la decisione di provvedere finalmente alla pubblicazione e conoscenza di quel tesoro nascosto.
L’appello alla Soprintendenza Archivistica Pugliese era d’obbligo, come d’obbligo era la pretesa che l’opera fosse affidata ad una esperta conoscitrice di antiche carte.
Il lungo e puntiglioso lavoro è proseguito davvero per anni, fino alla fatidica data dell’anno 2008, quando, al termine delle operazioni di ordinamento e inventariazione, la “Raccolta Migliaccio” è diventato di dominio pubblico con l’edizione curata dall’archivista Eugenia Vantaggiato.

L’auspicio del De Robertis era stato finalmente accolto e esaudito!
E deve essere anche rivolto un tributo di riconoscenza a Gennaro Mari Monti e prima di lui all’avvocato napoletano Francesco Migliaccio, che non potette in vita avere la soddisfazione che la sua opera di ricercatore venisse finalmente conosciuta e utilizzata per studi e ricerche sulla società di antico regime.
Scorrere le pagine del volume provoca una varietà di suggestioni e sentimenti contrastanti, e comunque sempre e tutti nuovi.
L’articolazione del sistema delle arti e dei mestieri
Conoscere la meticolosa articolazione del sistema delle arti, dei mestieri, delle corporazioni napoletane (Napoli e province del Regno) consente di percepire una organizzazione del lavoro, antica senza dubbio, ma allo stesso tempo moderna per certi sistemi e procedure che ci spingono a credere che anche in tempi remoti il lavoro e il lavoratore non erano disprezzati, ma addirittura tutelati.
La grande storia ci parla sempre e soltanto delle élite sociali, re, imperatori, principi, papi e cardinali, sempre in lotta tra di loro, ma la base della piramide sociale era costituita da una gran massa di persone operose, che “mandavano avanti la baracca” tutti i giorni umilmente.
Le professioni più fantasiose e strane
Sarà sicuramente di gradimento del lettore scoprire alcune delle più strane e fantasiose arti, e professioni napoletane degli antichi tempi: vermicellari, sosamellari, nevaioli, franfellicari, giapponarai, chianchieri, chiodaroli, azimatori, coirari, calzettari di opera bianca, ferracocchi, bambaciari, bazzareoti, buccieri, bottonari di seta, cannolicchiari, caciolei, panettieri alemanni, potecari lordi, rivenditori di quadri usati e vecchi, sgrignari, scultori di marmo, semmolari, e così per centinaia di nomi.
Provate a identificarne alcuni!
Bibliografia:
- Francesco Migliaccio, Indice delle capitolazioni o statuti di artisti napoletani, in «Archivio Storico Campano», 1-2, 1892-1893, volume secondo.
- Gennaro Maria Monti, Le Corporazioni nell’Evo Antico e nell’Alto Medio Evo. Bari, Laterza, 1934.
- Angelo Fraccacreta, In Memoria di Gennaro Maria Monti, in «Iapigia» xiv, 1943.
- Giuseppe Petraglione, G. M. Monti e gli studi storici pugliesi, in «Iapigia» xiv, 1943
- Francesco Maria de’ Robertis, La raccolta inedita del Migliaccio e la storia delle arti nell’Italia Meridionale dal secolo XIV al XIX, «Archivio Storico Pugliese», anno II, 1949 (poi in Idem, Scritti varii di varia cultura. Bari, Cacucci, 1992).
- Eugenia Vantaggiato (a cura), La raccolta Migliaccio dell’Università di Bari : per una storia delle associazioni delle arti e mestieri nel Regno di Napoli : inventario. Bari, Servizio Editoriale Universitario, 2008 (Quaderni di Ateneo, 13)
Link Stradario città di Bari:
https://www.comune.bari.it/web/trasporti-e-viabilita/stradario-della-citta-di-bari
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.
Formidabile documento storico. Mi è stato utilissimo per il volume che ho scritto dal titolo ” i pescatori di corallo e il Pio Monte dei marinai di Torre del Greco (autore Enrico Parola)
Grazie.