La scomparsa “Lapide dei Ferrovieri caduti”: ferro alla Patria o damnatio memoriae?
Lapide
I muri delle nostre città parlano. Ci troviamo scritto di tutto: dai manifesti pubblicitari agli annunci più improbabili, dagli oscuri tag dei graffitari ai grandiosi murales di denuncia sociale. E con un po’ di buona volontà, possiamo leggervi anche gli eventi storici più significativi del Paese. Lo abbiamo visto con le 12 lapidi sulla parete del Palazzo di Città di Bari, in corso Vittorio Emanuele II, e con quelle del Palazzo del Governo, o con le targhe presenti nei corridoi di molte istituzioni scolastiche. In città ce ne sono tantissime, ignorate dai più, spesso deturpate e illeggibili, altre rimosse e sparite nel nulla, come è avvenuto per la Lapide ai Ferrovieri Caduti.
Il 19 gennaio 1924 fu un giorno speciale per Bari, onorata dalla visita ufficiale di S. M. il Re Vittorio Emanuele III di Savoia. Le cronache dell’epoca riportano in maniera particolareggiata il viaggio del Sovrano. Acme delle celebrazioni, la solenne inaugurazione del Monumento-Ossario dei Caduti nella Grande Guerra, nel Cimitero Monumentale.
Il monumento fu progettato nel 1923 dall’Arch. Saverio Dioguardi (Rutigliano 1888 – Bari 1961) ed eseguito dalla Ditta Giovanni Laricchia, con l’ausilio dello scultore Mario Sabatelli (Bari 1882 -1953) per le parti scultoree (le grandi erme lapidee in foggia di Vittorie alate, nonché le aquile bronzee) e del pittore Mario Prayer (Torino 1887 – Roma 1959) che realizzò gli affreschi nella cripta, purtroppo perduti.
È stato detto e scritto molto su quest’opera, citata in tutte le monografie sull’architetto: a nostro parere, una delle più riuscite della copia produzione di Dioguardi.

La Lapide ai Ferrovieri Caduti
Meno noto è però il fatto, che nello stesso giorno, il Re inaugurò anche un altro ricordo ai Caduti, del quale si è ormai perduta ogni traccia: la Lapide ai Ferrovieri Caduti (1923) affissa sulla facciata della Stazione Ferroviaria in piazza Roma (oggi piazza A. Moro).

Si trattava di un’opera pregevole degli scultori Vitantonio De Bellis (Rutigliano, Bari 1887 – Bari 1977) e Gaetano Civera (Bari 1896 – 1943), che in tandem hanno realizzato parecchie opere celebrative sparse nella provincia barese, nonché nelle province limitrofe: basti ricordare la Lapide ai Caduti della Società di Navigazione Puglia (1924), attualmente affissa sul muraglione del Lungomare Starita, nonché il Monumento ai Caduti di Carbonara (1924-28) ex frazione di Bari (ma all’epoca comune autonomo).

Il rapporto idilliaco tra i due artisti, negli anni successivi, purtroppo degenerò. La commissione del Monumento ai Caduti di Rutigliano (1925-29) generò alcune controversie tra i due scultori, pare per motivazioni economiche, che portò alla rottura del loro fortunato sodalizio.
De Bellis proseguì da solo nella sua attività, lasciando parecchi monumenti ai Caduti in Puglia. Gaetano Civera non ebbe la stessa buona sorte: viene infatti ricordato per la triste fine che fece, colpito a morte durante l’eccidio di via Niccolò dall’Arca (Bari, 28 luglio 1943), assieme ad altri antifascisti. Caso emblematico di “antifascista”, visto che, oltre a varie medaglie mussoliniane, realizzò, in collaborazione con il solito De Bellis, anche una testa del Duce di dimensioni colossali, per celebrare l’annuale della Marcia su Roma. Civera fu semplicemente più sfortunato rispetto ad altri ben ripagati per il tempestivo cambio di casacca.
Il resoconto dei giornali dell’epoca
I due scultori presenziarono alla solenne cerimonia dello scoprimento della lapide ai Ferrovieri Baresi, come riportato nel resoconto di quella memoranda giornata di amor patrio:
[…] sono anche presenti gli artisti Gaetano Civera e Vitantonio De Bellis, autori della lapide ai ferrovieri. Le note della marcia reale squillano e si propagano festose per la piazza, mentre la folla acclama incessantemente, ma quando vien dato il segnale d’attenti, il silenzio vien fatto come per incanto: cade quindi il panno bianco che ricopre la lapide, su cui sono impressi i nomi dei ferrovieri caduti sui campi di battaglia
Lo scoprimento della lapide ai ferrovieri caduti in guerra, in La Gazzetta di Puglia, 20 gennaio 1924, p. 4
Per l’occasione, lo stesso scultore Civera aveva modellato la medaglia d’oro offerta al Sovrano dai Lavoratori del Mare: sul recto un cartiglio entro una corona di lauro con un’iscrizione latina PATRIAE, cioè “alla Patria” o “per la Patria”, che si distingue a malapena; sul verso due marinai forzuti issano un’ancora a bordo di un’imbarcazione.

Che fine ha fatto la lapide?
Ma che fine ha fatto questa lapide, un tempo affissa sulla facciata della nostra stazione? Non ve n’è traccia neppure nei testi di valenti storici baresi come Melchiorre e Giovine, finora le uniche notizie le abbiamo reperite nella Gazzetta di Puglia del 16, 19 e 20 gennaio 1924. Possiamo presumere che sia stata distrutta per ricavarne il metallo nel 1943, durante la campagna “ferro alla Patria”, che purtroppo ebbe come unico risultato un ulteriore depauperamento del nostro patrimonio artistico, già gravemente colpito dagli ordigni angloamericani, oppure nel 1945 per damnatio memoriae.
La prima ipotesi è più plausibile, visto che, a differenza della Lapide ai Ferrovieri Caduti (scultore Luigi Tonti, 1923) nella Stazione di Foggia, la lapide barese non presentava simboli fascisti: ambedue andarono distrutte, ma della lapide foggiana è rimasto perlomeno lo specchio recante l’iscrizione coi nomi dei Caduti.

Descrizione della lapide
La lapide barese constava di un’ampia cornice marmorea scolpita ed ornata di elementi bronzei: borchie quadrangolari a punta di diamante e un bassorilievo centrale, raffigurante un Guerriero, in nudità eroica per emulare i modelli della statuaria classica. Non ne conosciamo neppure l’iscrizione dedicatoria, che nell’unica foto d’epoca appare illeggibile, né la collocazione esatta: sappiamo soltanto che era affissa sul fronte principale della stazione, prospiciente l’attuale piazza Moro. Forse, se è stata rimossa durante l’ultima guerra o poco dopo, qualche ferroviere o qualche viaggiatore di quei tempi potrebbe ancora rammentarne l’esistenza.
Un’altra lapide, frutto della collaborazione degli stessi autori, risulta irreperibile: quella dedicata Agli Eroi del Dovere (1925) collocata nell’atrio della vecchia Sede del Comando dei RR. Carabinieri, probabilmente distrutta anch’essa durante l’ultima guerra.

Bibliografia
- La Gazzetta di Puglia, 20 gennaio 1924
- La Gazzetta di Puglia, 2 luglio 1924
- D. DI GIOIA – G. LASORELLA, Il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale di Rutigliano, Bari 2009
- S. DE BARTOLO, Architettura e scultura monumentale del Ventennio fascista in Terra di Bari, Bari 2015
- S. DE BARTOLO, Architettura e scultura monumentale del Ventennio a Foggia e in Capitanata, Bari 2017
- S. DE BARTOLO, Bari ‘900 tra Eclettismo e Liberty, Bari 2019
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

