Il nuovo libro di Leonardo Palmisano: Il ritorno del “bandito Mazzacani”

Leonardo Palmisano

Leonardo Palmisano

Leonardo Palmisano, Il Tradimento è delitto, Fandango, 2023

La saga del “bandito” Mazzacani ritorna con il nuovo coinvolgente episodio: l’indagine postuma su un caso di presunto suicidio, un cosiddetto cold case.

Il libro è uno di quelli che quando lo hai tra le mani e cominci a sfogliare le prime pagine non lo lasci più, non esiste più l’ora di pranzo, o il momento di andare a dormire, no!

Il libro, il racconto, la trama, ti hanno preso e non ti lasciano fino a che raggiungi la parola “Fine”.

Non vale la pena accennare alla trama, e ovviamente è proibito svelare il finale… è pur sempre un “giallo”!

Il nuovo libro di Leonardo Palmisano

La scrittura di Leonardo Palmisano è precisa ed essenziale, lontana dal canone degli ampollosi retroscena dei remoti problemi esistenziali di protagonisti e comprimari, tutti alle prese con oscure vicende che li hanno condotti al cinismo e alla sigaretta perennemente penzolante dalle labbra.

È doveroso oggi infarcire 500 pagine di un thriller o un noir con la pubblicità di una marca di sigarette, di un’automobile, di un bel prodotto da regalo: messaggi subliminali senza la violenta, invadente interruzione del programma. Meschina operazione di marketing studiata da editors che badano innanzitutto al rientro finanziario della pubblicazione. Come pure della voluttà delle esercitazioni culinarie o dell’uso incontinente di frasi dialettali del racconto sia che sia ambientato in valli montane o ai piedi di un vulcano, oppure tra le verdi distese di ulivi in Valle d’Itria. Alla lunga si rischia la noia e la fretta di girare pagina senza leggere l’intermezzo.

Tutti elementi che troviamo a malapena in Palmisano: il suo “Il Tradimento è delitto” non va oltre le 250 pagine e racconta i fatti essenziali d’una vicenda assolutamente realistica.

La sua esperienza e i suoi libri precedenti

E la veridicità è garantita dal trascorso dello scrittore che all’attività di romanziere ha da sempre accompagnato, in modo si può anzi dire preferenziale, quella di giornalista d’inchiesta, reporter sul campo, come abbiamo avuto modi di apprezzare nel libro inchiesta su Bari, La città spezzata.

Leonardo Palmisano è attivo da decenni nel volontariato militante, non si è mai limitato alla mera assistenza a chi ha bisogno, ma ha indicato le cause delle situazioni di povertà, di degrado in tanti luoghi della terra nell’azione vile di mafie, nazionali e internazionali.

Insistere sulle mafie significa inoltrarsi in sentieri scoscesi, vedi le vicende di chi denuncia a gran voce le nefandezze che continuano ad essere operate nel nostro paese, addirittura ammantate da roboanti proclami di avveniristiche e inutili opere pubbliche.

Leonardo Palmisano “sulla stessa barca di Don Luigi Ciotti, di Roberto Saviano”

Palmisano è sulla stessa barca di Don Luigi Ciotti, di Roberto Saviano, e ci ricorda che le mafie continuano a fare affari. Chi si rechi in quel di Savelletri, una delle location del romanzo, noterà il proliferare di mastodontici SUV, condotti da ragazzotti dalla mascella prominente del vero duro, dell’eterno bullo! D’accordo, è solo una nostra sensazione, che non vuol dire nulla se non la mera constatazione ed osservazione del presente.

La mafia non fa più notizia

È forse trascorsa la stagione delle stragi, e la mafia non fa più tanta notizia, inducendoci a credere addirittura che il fenomeno sia rientrato grazie agli anticorpi della società civile. Ma questa non è la realtà, è un’illusione.

Oggi la Sacra Corona Unita non scorrazza più per le contrade fasanesi con furgoni blindati carichi di “bionde”, travolgendo le auto delle forze della polizia. E lo stesso suo nome non appare se non saltuariamente nelle cronache giornalistiche, se non quando uno di loro viene inopinatamente rimesso in libertà, nella libertà di riprendere a pieno titolo le proprie attività delinquenziali.

Per chi conosce quelle terre la constatazione si fa più amara quando legge Palmisano e smuove un moto di gratitudine verso un autore che si nutre della stessa sensibilità, dello stesso acume nell’osservare e rilevare situazioni di liquida ambiguità.

Palmisano scrive per “Fandango Libri”, un editore che punta sui nomi, i suoi autori sono accuratamente selezionati per garantire una qualità di impegno sociale, al di là dell’inseguimento del best seller o del premio letterario.

L’ennesima conferma dell’eccellenza della narrativa barese e pugliese in generale, che sottolineiamo senza tema di piaggeria o campanilismo. Una corrente che spira ormai da decenni e si esprime, in svariati registri narrativi, nelle storie ambientate delle contrade antiche delle nostre terre. Tanti libri! per raccoglierli tutti non basterebbero gli scaffali di un’intera biblioteca. Tra di essi ci vantiamo di poter inserire oggi anche questo ultimo lavoro del nostro concittadino Leonardo Palmisano.


Link editore:

https://www.fandangolibri.it/

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Francesco-Quarto
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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