Le 12 lapidi commemorative del Palazzo di città di Bari: memoria e arte

lapide145 copia

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Se si fosse trattato di Tutankhamen o di teste africane rimpiccolite – Dio solo sa perché – all’altro capo del mondo, se si fosse trattato di Babilonia o della Cina, se si fosse trattato di una razza lontana e misteriosa come l’Uomo della Luna, i vostri giornali vi avrebbero informato alla perfezione, sino all’ultima scoperta d’uno spazzolino da denti o di una collana di bottoni. Ma degli uomini che costruirono le vostre chiese e diedero il nome alle vostre città ed alle vostre arti, alle stesse strade dove camminate, di questi non vi è mai passato per la testa di saper qualcosa

(G. K. CHESTERTON, La maledizione della Croce d’oro, 1926)

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) aveva ragione da vendere quando denunziava la mania per l’esotismo dei suoi connazionali. Tuttavia, oggi dobbiamo aggiungere che non solo ciò che è lontano nello spazio viene prediletto rispetto a ciò che è prossimo, ma anche ciò che è distante nel tempo rispetto a ciò che è recente, sicché mentre si studiano le abitudini delle genti antiche, le vite dei nostri bisavoli vengono dimenticate. Si resta affascinati dalle bizzarrie del bestiario medievale – opere dal significato ormai oscuro – e del tutto indifferenti riguardo alle testimonianze storiche troppo recenti e troppo “evidenti”. Accade, ad esempio, per la gran parte dei “nostri” monumenti eretti tra ‘800 e nel ‘900, che in barba all’etimologia (“monumento”, dal latino: “ammonire”, “ricordare”), quando non sono stati inopinatamente alterati o distrutti, sono condannati alla totale indifferenza dei passanti. È il caso delle tante lapidi presenti nelle antiche scuole di Bari  o sulle pareti di importanti palazzi della città, che ricordano avvenimenti importanti e figure illustri della Storia patria. Fermiamoci ad ammirare e “leggere” il Palazzo di Città di Bari.

Sito nel cuore di Bari al centro del corso Vittorio Emanuele II, il Palazzo di Città fu realizzato dall’architetto Giovanni Castelli di Napoli nel 1869, all’indomani dell’Unità d’Italia. In due fasi: una prima parte visibile sulla sinistra dell’osservatore, una seconda successivamente sull’ala destra ad abbracciare nel mezzo il Teatro Piccinni (Arch. Antonio Niccolini, 1837-52), costruito in età borbonica. 

Palazzo di Città

Sul fronte principale del fabbricato sono affisse ben 12 lapidi. Procediamo da sinistra a destra, come se stessimo sfogliando un libro di pietre.

La prima “pagina” è la lapide ai 70 Caduti partigiani della Città di Bari. Non è riportata la data ma verosimilmente composta tra il 1945 ed il 1950, ne riporta i nomi in ordine alfabetico.

70 Caduti partigiani della Città di Bari

A seguire due lapidi datate 3 marzo 1887, dedicate ai caduti di Dogali del 26 gennaio 1887, l’una a ricordare tutti i caduti, l’altra recante i nomi dei 30 caduti nati in Terra di Bari. 

Lapide dedicata ai caduti di Dogali
La lapide recante i 30 caduti di Bari

Se i fatti inerenti alla Seconda guerra mondiale sono ampiamente noti, non altrettanto può dirsi della prima sfortunata battaglia italo-etiopica a Dogali: non è questa la sede per un approfondimento di natura storico-militare, ma basti sapere che il testo dell’epigrafe non è affatto retorico, visto che al comando dell’eroico ufficiale Col. Tommaso De Cristoforis (Casal Monferrato 1841 – Dogali 1887), caduto in battaglia con i suoi v’erano a malapena 500 uomini a difendersi dall’assedio dei circa 7mila abissini di Ras Alula. Una pagina considerata gloriosa, nonostante la sconfitta subita. Un atto di eroismo commemorato anche in numerose altre lapidi simili affisse in altre città. Ricordiamo solo l’obelisco presente nella Capitale, opera dell’architetto Francesco Azzurri (1887), nella piazza ribattezzata “dei Cinquecento” in onore appunto degli Eroi di Dogali. 

Entrati del portico, possiamo osservare: la lapide (datata 8 aprile 1964) in ricordo del 20° anniversario del I Congresso del CLN, Comitato di liberazione nazionale che si tenne nei giorni 28-29 di gennaio 1944, all’interno del Teatro Piccinni. L’epigrafe fu dettata da Tommaso Fiore (Altamura 1884 – Bari 1973).

Lapide in ricordo del 20° anniversario del I congresso del CLN

Non poteva mancare, ovviamente, anche la lapide in ricordo del Piccinni, cui è per l’appunto intitolato il teatro, affissa nel I centenario della sua morte il 20 maggio 1900. Niccolò Piccinni (Bari 1728 – Passy, Parigi 1800) fu tra i massimi musicisti e compositori del ‘700, maestro della cosiddetta “opera buffa napoletana”: vanto della città di Bari, è effigiato nel bel monumento (1882-85) antistante il teatro, opera dello scultore Gaetano Fiore (Bari 1845 – Napoli 1914) per il quale venne insignito della Croce della Corona d’Italia. 

Lapide in ricordo di Piccinni

Usciamo dal portico e ci spostiamo per “leggere” l’ala destra del fabbricato. Vi troviamo in ordine: una lapide dedicata a Giordano Bruno (1909) e una dedicata  Giuseppe Mazzini (20 settembre 1905), affissa nell’anniversario della Breccia di Porta Pia, a cura dei locali circoli massonici (animati, com’è evidente, da un forte spirito anticlericale).

Lapide dedicata a Giordano Bruno
Lapide dedicata a Giuseppe Mazzini

A seguire la lapide dedicata all’On. Aldo Moro (9 maggio 2008) affissa nel trentennale del brutale assassinio perpetrato dalle Brigate Rosse (9 maggio 1978).

Lapide dedicata all’On. Aldo Moro

Continuando: la lapide (2 agosto 2006) alle 7 vittime baresi della strage di Bologna (2 agosto 1980); lapide in memoria di Re Umberto I di Savoia (20 settembre 1900), collocata nel trentennale della Presa di Roma (20 settembre 1870) a ricordo del regicidio (29 luglio 1900); lapide a Guglielmo Oberdan (20 dicembre 1918), primo martire dell’irredentismo italiano, barbaramente ucciso dagli austriaci; lapide alle MOVM di Bari e Provincia (senza data, ma databile agli anni ’50), recante i nomi dei Caduti di Terra di Bari insigniti di medaglia d’oro, dalla battaglie risorgimentali (marinaio Francesco Conteduca di Barletta, morto nella battaglia di Lissa del 1866) alla Seconda guerra mondiale (Gioacchino Gesmundo di Terlizzi, Martire delle Fosse Ardeatine nel 1944). 

Lapide delle 7 vittime baresi della strage di Bologna
Lapide in memoria di Re Umberto I
Lapide dedicata a Guglielmo Oberdan
Lapide dedicata ai caduti di Bari insigniti della medaglia al valor militare

Tutte queste lapidi, hanno essenzialmente un valore storico, ma sono di scarso valore artistico, eccezion fatta per quella dedicata nel 1909 al noto filosofo Giordano Bruno (Nola 1548 – Roma 1600), condannato dalla Santa Inquisizione ed arso vivo a Roma in Campo de’ Fiori, nel luogo ove oggi campeggia il grande monumento (1889) dello scultore Ettore Ferrari (Roma 1845-1929) noto massone e fervente ammiratore dell’opera filosofica del Bruno. 

La lapide barese è opera dello scultore Ernesto Biondi (Morolo, Frosinone 1854 – Roma 1917), probabilmente su disegno dell’architetto Corradini (il quale fu autore di altre lapidi nonché supervisore artistico delle opere comunali in quel periodo; tuttavia, in questo caso dobbiamo precisare che è documentato ufficialmente solo il nome dello scultore). 

Il Biondi realizzò in quegli anni alcune opere per il Cimitero Monumentale di Bari: busto benefattore Francesco Manzari (1906) e gruppo La Carità (Fonderia Mario Nelli di Roma, 1908) per la Cappella Manzari; busto Cav. Onofrio Porcelli (1906). Varie sue opere si trovano in musei e gallerie in Italia ed anche all’estero, ma lo scultore è famoso per I Saturnali (1890-99) attualmente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Il gruppo bronzeo, raffigurante romani della decadenza, venne premiato all’Esposizione di Parigi del 1900, per esser poi esposto a New York nel 1905 dove fu ritenuto “osceno”; questo fatto, in particolare, contribuì alla celebrità dell’opera e del suo autore. In ogni luogo ed in ogni epoca vale sempre il noto aforisma di Oscar Wilde: “si parli male, purché se ne parli”.

Tornando però alle iniziali e amare parole di Chesterton, è chiaro che a poco serve scrivere la storia sui muri, se il passante frettoloso continua a prediligere “l’oblio della memoria” alla “fame di conoscenza”.


Bibliografia

  • V. A. MELCHIORRE, Bari, Mario Adda, Bari 1987
  • S. DE BARTOLO, Bari. Itinerari del Ventennio, L’Arco e la Corte, Bari 2021

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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