“La cittadina vaticana Emanuela Orlandi”: riflettori puntati su un mistero irrisolto

copertina

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Una fatto di cronaca nera che sconvolse l’Italia e lo Stato Vaticano nel 1983: la scomparsa di una quindicenne. Una vicenda che dopo tanti anni continua a non avere certezze, ma soli segreti e omissioni. Tutto questo è portato in scena nello spettacolo recensito per noi dalla nostra collaboratrice Benedetta Di Nunno.


Nella prima data prevista per la messa in scena dello spettacolo “La cittadina vaticana Emanuela Orlandi” scritto e diretto da Giovanni Gentile e interpretato da Barbara Grilli, l’auditorium Teatro G. Moscati di Bari era affollato. Ancora alla terza replica nella nostra cittadina il pubblico ha mostrato il suo interesse.

Il duo Gentile-Grilli non ha deluso le aspettative, anzi, ha impressionato. I commenti a fine spettacolo erano tutti di compiacimento. Non per la bravura, comunque indiscussa dei due, ma per il coraggio e la chiarezza con cui sono stati raccontati minuziosamente i fatti del caso Orlandi.

Un incipit originale e un finale che non smetteranno di parlarvi, anche a sipario chiuso. L’autore lascia che l’eco risuoni e risuoni e risuoni nella mente di chi assiste allo spettacolo, in un modo che è il suo peculiare: sottile, intelligente, scabroso, vero.

Se conoscete Giovanni Gentile, questa rappresentazione ve lo svelerà in tutto il suo carisma.

Locandina dello spettacolo

Il lavoro messo in scena denuncia l’instancabile desiderio di Giovanni di trovare la verità; denuncia la sua rabbia verso quei poteri abusati che si adoperano per mistificare la realtà, per ingannare tutti: le intelligenze di chi sa leggere oltre e la semplicità di molti altri; denuncia la vergognosa rete omertosa che tesse da oltre 40 anni scenari surreali.

Una scena dello spettacolo

“La cittadina vaticana Emanuela Orlandi” attraverso la voce di Barbara Grilli è lì sul palcoscenico a chiedere giustizia. Giovanni Gentile ha scritto una storia e ha dato un nome al tempo raccontato. “Tic tac” dice lui. E lo senti passare sulla pelle. Un tempo scandito, un tempo che fugge fra le dita, un tempo dell’inganno, un tempo della verità, un tempo che deve ancora arrivare. “Tic tac” ripete Barbara ad ogni passaggio saliente e lo spettatore ammutolisce. Ammutolisce perché rivive sevizie, rivive rabbia, rivive dolore. Quelli di una ragazzina di 15 anni che ama la musica, che studia, che sogna un futuro e quello di una famiglia distrutta dalla sua scomparsa, dal dramma di domande senza risposta, dalla tragedia di scavare e di trovare sempre più sporcizia.

Il tutto riassunto nella figura di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che quel pomeriggio in cui la ragazza scompare nel nulla assume inconsapevolmente un atteggiamento, che segna nel suo animo, il destino della sorella. Pietro porta ancora quel peso nei suoi occhi e Giovanni e Barbara lo trasmettono, lo svelano, lo gridano assieme a lui.


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