Il Liberty di Sabatelli e Prayer tra le strade del quartiere Murat
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La nostra passeggiata per le strade di Bari alla ricerca delle decorazioni Liberty, continua nel quartiere Murat.
Le opere di Sabatelli
Fu lo scultore Mario Sabatelli (Bari 1882 – Roma 1964) l’autore dei due rilievi del 1912, tuttora osservabili sulla facciata del Palazzo Lorusso in via Sparano n. 99 a Bari. Ornano il raffinato prospetto e sono sormontati dai versi latini “ALERE FLAMMAM” (ravviva la fiamma) e “PER ASPERA” (attraverso le avversità), recanti figure allegoriche femminili (1910). I rilievi sono prettamente in stile Liberty, evidente nel trattamento dei panneggi, e sono quindi in sintonia col decoro architettonico della facciata dalle sinuose linee floreali.
I modelli di Sabatelli
Ciò che vediamo attualmente, però, non rende giustizia all’arte di Sabatelli: le figure sul prospetto appaiono come una copia malfatta degli originali, il che deve far supporre che siano stati eseguiti da maestranze poco esperte sulla base dei modelli forniti dal Sabatelli, oppure che l’aspetto attuale dei rilievi in situ sia dovuto a qualche improvvido intervento di restauro. In quel periodo, Sabatelli forniva parecchi modelli per la Ditta De Filippis, specializzatasi in elementi decorativi per l’edilizia in ceramica e litocemento.
Palazzo Danisi
Tra le vie Scipione Crisanzio e De Rossi si trova il Palazzo Danisi dell’Ing. Vincenzo Danisi (1923-24) in uno stile tardo-Liberty che risente dell’influsso del “barocchetto romano”. In stile Liberty appaiono le decorazioni plastiche delle facciate. Nel sovrapporta dell’ingresso sulla via Crisanzio due figure “medievaleggianti” (dal curioso copricapo a cappuccio) accovacciate ed affrontate reggono un cartiglio con le iniziale del proprietario V. D., mentre sull’altro fronte vi è una formella esagonale con satiro reggente tralci d’uva.

Altorilievi di Mario Prayer
Ma sono i due altorilievi dalla plastica vigorosa, prospicienti via Crisanzio, il “pezzo forte” della decorazione dell’edificio. I due altorilievi firmati da Mario Prayer (Torino 1887 – Roma 1959) rispecchiano il suo consueto stile tra Liberty e neo-rinascimento, il cui trattamento dell’anatomia risente della lezione michelangiolesca. I soggetti composti nel 1923 rappresenterebbero delle allegorie: L’Amor coniugale e Il Lavoro.
Nel primo rilievo la figura è muliebre, attorniata da fiori e regge in mano arnesi che rimandano a lavori di tessitura. È inoltre presente una casetta con due tortorelle, che nell’Antica Roma simboleggiavano la fedeltà coniugale. Nel secondo rilievo, l’interpretazione è più immediata: la figura virile è attorniata da frutti, che rimandano all’agricoltura, e ai suoi piedi è un’incudine, allusione al lavoro artigianale ed industriale. Una divisione dei doveri tra moglie e marito che oggi appare malinconicamente anacronistica, in una società che ha mercificato tutto e che non tollera più l’esistenza di persone sottratte alle logiche della produzione capitalistica.
Palazzo Ingami-Scalvini
I Prayer sono autori anche dei rilievi e delle decorazioni pittoriche del Palazzo Ingami-Scalvini, opera dell’Arch. Comm. Cesare Augusto Corradini (1923-24). L’edificio presenta una profusione di elementi decorativi, ma in questa sede, visti i limiti che ci siamo posti, ci soffermeremo unicamente su di una formella rettangolare con rilievo raffigurante il dio Mercurio. Il dio dei commerci è nella sua canonica rappresentazione con caduceo, elmo alato ed ali ai piedi. Il rilievo non è firmato, ma è sicuramente dai Prayer, che hanno curato la realizzazione di tutti i decori, seguendo le precise indicazioni dell’architetto Corradini. Spicca tra gli altri decori, perché lo stile classicista tardo-Liberty contrasta col neo-medievalismo della restante decorazione del fabbricato, declinata attraverso una nutrita serie di animali fantastici desunti dai “bestiari” medievali.
I telamoni
Il nostro giro nel quartiere murattiano non può che fermarsi nell’androne del Palazzo di Città. Sono qui custoditi i famosi “telamoni” dello storico palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno. Sono, com’è noto, le uniche parti superstiti del vecchio Palazzo costruito nel 1927. Originalissimo edificio in stile Liberty con accenti Déco, inopinatamente demolito la notte del 15 agosto 1982. Le due possenti figure furono concepite all’architetto Saverio Dioguardi (Rutigliano 1888 – Bari 1961), che si avvalse di Gennaro Pepe per l’esecuzione. Il riferimento è ai famosi “prigioni” michelangioleschi, ma filtrato attraverso il novecentismo espresso qualche anno prima da Gaetano Martinez (Galatina, Lecce 1892 – Roma 1951) nel suo “Il Vinto” (1925), oggi alla Pinacoteca Provinciale di Bari.
Bibliografia
- M. L. FISCHETTI MAJORANO (a cura di), Il Liberty a Bari, Bari 2008
- S. DE BARTOLO, Bari ‘900 tra Eclettismo e Liberty, LBedizioni, Bari 2019.
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.











Buon giorno,
Sono Silvano Prayer ( figlio di Guido e nipote di Mario Prayer)
Desidero ringraziare l’architetto De Bartolo per la cortese segnalazione.
Mi piacerebbe essere da lui contattato per potergli fornire informazioni e foto circa altorilievi realizzati da mio zio Mario Prayer nel cimitero di Bari che ritengo assolutamente meritevoli di essere conosciuti e che si inseriscono perfettamente bene nel quadro delle opere liberty presenti nella nostra città
Cordiali saluti,
Silvano Prayer
Gentile Silvano Prayer, La ringrazio per l’apprezzamento. Sarà piacere mio contattarLa quanto prima, certamente potrà fornire informazioni preziose per la corretta valutazione di due artisti che meritano maggior attenzione critica. Cordiali Saluti e a presto!