Tra le strade di Bari alla scoperta della “scultura Novecento”
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Dopo la passeggiata tra le strade di Bari per ammirare il “leggiadro classicismo tardo-Liberty” dei quartieri Madonnella e Murat , vi proponiamo un nuovo itinerario alla scoperta della “classicheggiante scultura Novecento”.
Una definizione di quel vasto fenomeno artistico che si suol definire “Novecento” naturalmente esula dagli scopi del presente articolo, pertanto ci limitiamo a precisare che in questa sede intenderemo per “scultura Novecento” la scultura databile agli anni Trenta che stilisticamente si presenta in forme classicheggianti, ma di un classicismo sostanzialmente diverso dal delicato e leggiadro classicismo tardo-Liberty: un classicismo che risente del geometrismo Art Déco, delle astrazioni della cosiddetta “pittura metafisica”, ma soprattutto della potente sintesi volumetrica di artisti come Mario Sironi (Sassari 1885 -Milano 1961) e Achille Funi (Ferrara 1890-1972), che del Novecento furono i massimi esponenti.
QUARTIERE MADONNELLA
Palazzo del Provveditorato
Il Palazzo del Provveditorato alle OO. PP. (1932-34) – attualmente sede degli uffici della Regione Puglia – progettato dall’accademico romano Carlo Vannoni (Roma 1907-1998), è abbellito nella parte centrale dal pregevole bronzo raffigurante il Costruttore (1934), ultima opera monumentale dello scultore Filippo Cifariello (Molfetta 1864 – Napoli 1936), il cui modello in gesso patinato si trova all’interno del Palazzo della Provincia: un robusto lavoratore a braccia conserte, che pare evocare una profonda meditazione sul dovere appena compiuto.
Un’opera “insolita” per l’artista, che sembra aver preso spunto dal classicismo del suo talentuoso allievo Giulio Cozzoli (Molfetta 1882-1957) per avvicinarsi ai nuovi dettami stilistici. Come è noto, il Cifariello fu il massimo esponente pugliese del “Verismo napoletano” in scultura, ma qui pare perfettamente allineato al nuovo stile “littorio” nelle arti plastiche.
Nell’atrio del vicino Palazzo della Provincia (Arch. Saverio Dioguardi – Ing. Luigi Baffa, 1932-34) troviamo due tra le più impegnative opere del Cozzoli, i due colossi marmorei raffiguranti rispettivamente l’Agricoltore ed il Marinaio (1936-37), memori della lezione michelangiolesca.
Il Monumento al Duca della Vittoria Armando Diaz
Nel vicino piazzale antistante la rotonda, altra opera del Cozzoli: il Monumento al Duca della Vittoria Armando Diaz (1937), il cui basamento, nonché la sistemazione dell’area circostante (attuata nel 1937-1940), si debbono all’architetto Pietro Favia (coadiuvato dall’ingegner Luigi De Paolis e dal geometra Enrico Gussman).
Il Maresciallo Diaz ha uno sguardo fiero, proteso verso gli alti destini della Patria, ma è nel fine bassorilievo del basamento-stele che si rivela appieno il classicismo del Cozzoli: la Nike alata, esemplata chiaramente sui modelli ellenistici, regge la corona, mentre volge lo sguardo in alto, verso il busto dell’effigiato.
La Caserma Chiaffredo Bergia
La Caserma Chiaffredo Bergia dei RR. Carabinieri (Arch. Cesare Bazzani, 1932-1935), che associa stile classicista a reminiscenze di fortilizi quattrocenteschi, è ornata da due possenti statue bronzee poste sui contrafforti angolari che delimitano il fronte principale, opera di Mario Sabatelli (Bari 1882 – Roma 1964): la Fedeltà, trasparente allusione al motto Nei secoli fedele, tiene la destra sul cuore in segno d’irrevocabile giuramento e fa da pendant alla statua sul contrafforte dell’angolo opposto, la cui targa, che verisimilmente raffigurava L’Onore, è stata rimossa.
Il suo stile deriva, come per gran parte della statuaria coeva, dalla meditata rielaborazione di quello zanelliano, esemplato dalla Dea Roma di Angelo Zanelli (San Felice del Benaco 1879 – Roma 1942) all’Altare della Patria: un classicismo “nuovo”, rielaborato da vari artisti nel Ventennio in forme vieppiù novecentiste.
Sabatelli peraltro fin dalla gioventù era solito trascorrere dei periodi nella Capitale, dove si era formato artisticamente, e certamente ebbe modo di visionare l’opera di Zanelli.
QUARTIERE MURAT
Il Palazzo delle Finanze
Il Palazzo delle Finanze (1932-34), ubicato tra piazza Massari e corso Vittorio Veneto, fu realizzato su progetto di Carlo Vannoni (Roma 1907 – 1998), autore, come anzi detto, del Palazzo del Provveditorato alle OO. PP. Anche quest’opera del Vannoni è ornata da bronzi, ma non uno, bensì ben otto: anch’essi nudi virili, ognuno dei quali raffigurazione allegorica di un’attività pugliese. Fu interpellato anche in questo caso il noto Filippo Cifariello (Molfetta 1864 – Napoli 1936), che, come abbiamo visto, per il palazzo sull’altro Lungomare aveva appena realizzato il Costruttore, ma questi si occupò esclusivamente della supervisione artistica: essendo ormai anziano per ottemperare ad un incarico così impegnativo, si limitò a dirigere il lavoro di talentuosi giovani onde uniformarne gli esiti formali.
Le statue raffigurano: Mietitore (prof. Antonio Cataldi); Raccoglitore (prof. Franco Scrascia); Mastro d’ascia (prof. Gaetano Martinez); Vendemmiatore (prof. Giuseppe Albano); Pilota (prof. Gaetano Martinez); Scaricatore (prof. Giuseppe Albano); Pescatore (prof. Francesco Buonapace); Venditore (prof. Franco Scrascia). I bronzi furono collocati in situ il 5 gennaio 1935, sotto la supervisione del summenzionato Filippo Cifariello e dell’Ing. Ettore Bianco dell’Ufficio Tecnico Provinciale.
Gaetano Martinez (Galatina 1892 – Roma 1951) era già un artista affermato (Il Vinto nella Pinacoteca Provinciale, che aveva procurato al Martinez giudizi elogiativi, è del 1925), mentre altri due giovani scultori, Giuseppe Albano (Putignano 1899-1967) e Francesco Buonapace (Lecce 1902 – Milano 1975) riuscirono presto a “farsi un nome” e a mietere meritati successi in varie esposizioni.
Non ebbero altrettanta fortuna i coetanei Antonio Cataldi (Castrocielo, Frosinone 1910 – Roma 1939) e Franco Scrascia (Lecce 1910 – Asmara, AOI 1935), giovani di belle speranze, purtroppo entrambi morti prematuramente, lasciando poche opere.

Il Palazzo della Banca d’Italia
Il Palazzo della Banca d’Italia (1925-32) non presenta attualmente opere scultoree all’esterno, ma un tempo le due nicchie poste nei fianchi laterali dell’edificio ospitavano i busti – opera dello scultore Vittorio Saltelli (Roma 1887 – 1958) – del Duce e del Re Vittorio Emanuele III (1932), ritrovato quest’ultimo qualche tempo fa nel caveau della Banca ed esposto al pubblico durante una “giornata del FAI-Fondo Ambiente Italiano” (2012).
Interessanti esempi di “classicismo Novecento” si trovano anche sulla facciata di un edificio privato, Casa Manzari (Arch. Sabino Calderazzi, 1938), ubicata in via Melo da Bari n. 102 all’angolo con via Principe Amedeo. I due prospetti contigui della fabbrica sono decorati da due coppie di altorilievi dello scultore Gaetano Stella (Bari 1888-1964), raffiguranti La Scultura e L’Agricoltura (1925/30 ca.): le due allegorie si ripetono identiche sulle due facciate dell’edificio, l’una virile con scalpello in mano, l’altra femminile con la cornucopia dell’abbondanza.
QUARTIERE LIBERTÀ
Edicola “neo-michelangiolesca”
Nel quartiere Libertà troviamo un peculiare esempio di edicola “neo-michelangiolesca”, posta sul retro del fabbricato Case Popolari “Alluvione VI Novembre MCMXXVI” (1926), destinato appunto ad accogliere i danneggiati di quell’alluvione, l’ultima grande alluvione prima della costruzione del “canalone” voluto dal podestà Araldo Di Crollalanza.
Tale edicola, che abbina a motivi architettonici di chiara reminiscenza michelangiolesca la simbologia tipica del Ventennio (aquila, fasci littori, stemma sabaudo, protome di soldato con elmetto) fu verisimilmente progettata dal medesimo architetto che progettò l’edificio, Pietro Maria Favia (Bari 1895-1972); all’interno della nicchia, che attualmente si presenta vuota, vi era un busto raffigurante Benito Mussolini (secondo le testimonianze verbali di alcuni residenti, testimonianze raccolte dal Sig. Antonio Franco). In verità, più che di “Novecento”, trattasi di un eclettico stile neo-rinascimentale con accenti “littori”, ma nulla sappiamo dello stile del busto, se realista o classicheggiante.
Caserma della MVSN
Sul corso Vittorio Veneto, si trova infine la Caserma della MVSN (Arch. Saverio Dioguardi, 1934-37), che ostenta nel basamento il poderoso altorilievo in travertino di Tivoli Italia Fascista in marcia (1937-38) dello scultore Omero Italico Taddeini (Montespertoli 1901 – Roma 1978), che, pur nella sua enfasi retorica (Taddeini fu anche autore di scritti teorici sulla nuova “arte fascista”), s’inquadra in maniera “disciplinata” nella volumetria predefinita dal preciso disegno architettonico.
Lo stile “fascista” di Taddeini trova puntuali riferimenti nella coeva opera di Arturo Dazzi (Carrara 1881 – Pisa 1966): in particolare la figura di Mussolini dialoga con il colosso Era Fascista (1932) detto popolarmente “Il Bigio” in piazza della Vittoria a Brescia (rimosso nel 1945), mentre la Nike alata è memore della Vittoria alata (1927-28) del Monumento alla Vittoria (1926-28) di Bolzano, entrambe collocate in contesti urbani-architettonici progettati dall’Arch. Marcello Piacentini (Roma 1881-1960) deus ex machina dell’architettura di regime.
Non mancano riferimenti internazionali, ma, paradossalmente, lo stile di Taddeini si avvicina più al realismo socialista di Vera Muchina (Riga 1889-Mosca 1953) che non al “neoclassicismo eroico” di Arno Breker (Elberfeld 1900 – Düsseldorf 1991).
QUARTIERE MARCONI
Villa Rosa
Villa Rosa, posta sul lungomare di Ponente oltre la Fiera ed attualmente sede del ristorante “Mare in Tempesta”, è una villa in pretto stile “Novecento”, ed è ornata di bassorilievi il cui stile è perfettamente intonato all’architettura: un classicismo atemporale, “novecentista”, che ricorda vagamente l’opera di un Sironi o di un De Chirico. Non conosciamo l’autore di questi rilievi (non firmati), ma forse sono opera della bottega del versatile Gennaro Pepe, escluderemmo Sabatelli o i Prayer, il cui stile è affatto diverso e ben riconoscibile.
Bibliografia
- E. LOBALSAMO, Documenti, in C. GELAO, Gaetano Stella scultore barese del Novecento, Galatina (Lecce) 2008.
- F. INTRONA – M. ROBERTO, Bari tra le due guerre dal 1922 al 1940, Bari 2021.
- S. DE BARTOLO, Bari. Itinerari del Ventennio, Bari 2021.
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.



























