Ettore Ferrari: l’artista massone che tenne testa al fascismo e al Vaticano

Ettore Ferrari

Ettore Ferrari

Ettore Ferrari (Roma 1845-1929) è un artista fin troppo noto per tracciarne un profilo biografico in questa sede: le pagine di Wikipedia e della Enciclopedia Treccani on-line, solo per citare le fonti di più facile consultazione, sono letteralmente straripanti di informazioni sul suo conto.

Ci basta ricordare due delle sue opere romane più note: il famosissimo Giordano Bruno (1889) in Campo de’ fiori, eretto nel luogo in cui il filosofo fu messo al rogo, ed il Monumento a Mazzini (1902-49), ironicamente ribattezzato Monumento a Mussolini da un personaggio di Alberto Sordi nel film I nuovi mostri (1977). 

Altrettanto note del Ferrari sono le sue idee radicali: fervente repubblicano – ma non al punto di sdegnare la remunerativa commissione per un monumento al Re Vittorio Emanuele II a Venezia, (pecunia non olet né puzza far carriera sotto l’odiata monarchia), affiliato alla massoneria, ateo convinto, feroce anticlericale e nemico giurato della Religione cattolica. 

Ettore Ferrari contro il fascismo e il Vaticano

Da massone, non fu un semplice “fratello”, bensì “Gran Maestro”, e se notevole fu la sua influenza sulle vicende artistiche dell’Italia del suo tempo, questa non si può considerare unicamente alla luce del suo indubbio talento.

Il “peso” della sua figura si fece sentire financo nel “Ventennio”, nonostante la strenua opposizione del fascismo alla massoneria, culminata con le leggi “anti-massoniche” promulgate da Benito Mussolini nel 1925. 

Emblematica, in tal senso, è la vicenda del Monumento ai Caduti di Taranto (1922-53).

Ferrari riuscì ad imporre un suo allievo, Francesco Paolo Como (Taranto 1888 – Roma 1973), quale vincitore del concorso per il monumento ai caduti tarantini, sfruttando il suo ruolo di presidente della stessa giuria assegnataria.

Bozzetto Monumento ai Caduti di F. P. Como

Il concorso, bandito il 30 settembre 1922, si conclude il 30 agosto 1923, quando il fascismo era già al potere da quasi un anno, ma Como ebbe la meglio su concorrenti del calibro di Antonio Bassi (Trani 1889-1965), che alle indiscusse doti artistiche, poteva vantare un curriculum politico di tutto rispetto, essendo segretario del Fascio di Trani: l’artista “fascista” sconfitto dal collega “massone” raccomandato del suo “(gran) maestro”, casualmente presidente della commissione giudicatrice.

Il malvezzo della raccomandazione presente sotto qualunque regime politico: Nihil sub sole novum.

Il monumento a Giovanni Bovio

Il prolifico Ettore Farrari, che ha disseminato le sue opere in varie parti d’Italia e all’estero, alla Puglia ha regalato il Monumento a Giovanni Bovio (Trani 1908-14).

Monumento a Giovanni Bovio

Interessante in quest’opera non tanto l’innegabile pregio artistico, quanto il suo manifesto intento ideologico e pedagogico: il  noto filosofo repubblicano è raffigurato come un “santo ateo”.

I rilievi allegorici mostrano da un lato coloro che vengono “redenti” dalla nuova filosofia atea, scientista e materialista, mentre dall’altro lato stanno coloro che restano oppressi dalle catene della religione e della superstizione.

Ferrari bozzetto

Il Ferrari stesso definiva, infatti, la massoneria una “chiesa laica” propugnando una altrettanto “laica” redenzione, identica ma rovesciata, rispetto a quella cristiana. 

Non meraviglia, quindi, che analoghe allegorie, previste in fase di progettazione, sul monumento romano al Mazzini siano state censurate e mai collocate in situ, per non irritare il Vaticano.

Era il tentativo portato nel cuore dell’Urbe di sovvertire i simboli della vecchia religione cattolica, in maniera del tutto analoga a quanto le allegorie cristiane avevano operato su quelle pagane.

Ogni “religione nuova” porta ad un maggior grado di fanatismo e di violenza rispetto alla precedente, e l’arte ne restituisce, come uno specchio, l’immagine fedele.

È la detestabile pratica della  “cultura della cancellazione”, erede diretta del giacobinismo, che abbattendo i simboli del vecchio mondo con la violenza, presume di cambiare il mondo ma finisce solo per distruggere ogni bellezza.

Il busto di Michele De Vincentiis

Un quesito che si pone, in conclusione di questo breve excursus, è se esistano opere di Ettore Ferrari anche nella nostra città, Bari.

Ebbene sì!

Un busto recante la firma, in caratteri maiuscoli ma chiaramente leggibili di “E. Ferrari”, si trova nell’androne della ex Sede ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) in v. S. Francesco d’Assisi.

Tale busto è posto a coronamento della targa commemorativa del Cav. Ing. Michele De Vincentiis (1920), fautore della benefica istituzione, come attesta l’iscrizione dedicatoria: 

DA GENEROSI CONSENSI / EBBE QUESTA ISTITUZIONE / VITA E INCREMENTO / DA MICHELE DE VINCENTIIS / FEDE E DISEGNO / MCMXX. 

Il busto è di pregevole fattura, e poggia su di una mensola ornata di foglie d’acanto e fiore, simulante quindi un capitello corinzio; al di sotto, tra racemi di lauro, è il cartiglio con la predetta iscrizione.

Busto del Cav. De Vincentiis
Busto di pregevole fattura

La pia istituzione sorse prima dell’avvento del fascismo come “Pia Associazione Pubblica Assistenza” (1910), e nel Ventennio fu assorbita dall’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), come è attestato da altra lapide marmorea con “elenco benefattori” recante il fascio littorio e l’iscrizione “Partito Nazionale Fascista/ Federazione di Terra di Bari”.

In mancanza, finora, di prove documentarie inoppugnabili, possiamo presumere che si tratti di un prodotto “di bottega”, visto che il Ferrari disponeva di un suo atelier con numerosi allievi/collaboratori, per far fronte alle numerose commissioni. 

Ennesima conferma, questa, del fatto che la nostra città può ancora riservare sorprese ai cultori dell’arte e delle memorie patrie. 


Bibliografia:

  • S. DE BARTOLO, Bari ‘900 tra Eclettismo e Liberty, LB Edizioni, Bari 2019.
  • S. DE BARTOLO, Architettura e scultura monumentale del Ventennio a Taranto e Provincia, L’Arco e la Corte, Bari 2020.

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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