“San Nicola dei Russi” – La Festa della Traslazione del 22 maggio per tenere viva la speranza della pace
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“Con la tua attraversata hai reso beate le acque e giunto nella città di Bari hai stillato myron, o glorioso, e le passioni inguaribili guarendo, ti sei rivelato rifugio sicuro, difensore e liberato, intercedendo presso il Re e salvatore di tutti, o santo vescovo Nicola”.
Con queste, e altre belle parole, i fedeli ortodossi del Patriarcato di Mosca hanno pregato nella Chiesa Russa di Bari, il nostro Patrono San Nicola.
San Nicola secondo il calendario giuliano e gregoriano
Secondo il calendario giuliano – che registra uno scarto di 13 giorni dal nostro gregoriano – , la festa della Traslazione delle ossa del santo da Myra a Bari, compiuta dai 62 marinai il 9 maggio 1087 cade infatti per gli ortodossi il 22 maggio.
A differenza dell’ortodossia greca, che è sempre stata restia a riconoscere questa solennità a causa della separazione canonica dalla chiesa latina del 1054, il cristianesimo slavo, superata l’iniziale polemica antilatina dei metropoliti di Kiev, fin dal 1095 l’ha istituita come festa liturgica, componendo bellissimi, solenni tropari e uffici per celebrarla.
Una festa grande, quindi, molto sentita dai fedeli russi, che anche per loro si aggiunge a quella del 6 dicembre, giorno della nascita al cielo del Santo, e che i fedeli amano distinguere simpaticamente chiamandole “San Nicola di primavera” e “San Nicola d’inverno”.
Anche se quest’anno, però, per la seconda volta, a causa della guerra in Ucraina, la presenza dei fedeli russi è molto ridotta, limitata ai residenti in città e nel Paese.
Qualche pellegrino proveniente dai Paesi europei; nessuno, per ovvi motivi, proveniente dalle 22 repubbliche della Federazione Russa, come invece era sempre avvenuto, e in modo sempre più intenso, fino agli ultimi anni precedenti il conflitto.
I due momenti della liturgia
La liturgia slava ha avuto due momenti liturgici.
Il primo nel vespro della vigilia della festa, il 21 maggio, si è svolto, in forma più riservata, nella Chiesa Russa del quartiere Carrassi alle ore 16.

Una cinquantina di fedeli guidati dall’attuale rettore, padre Venceslao Bachin, hanno innalzato inni di lode al Santo di Myra, mentre numerosi altri pellegrini continuavano ad arrivare, e qualcuno ne approfittava per farsi una foto ricordo.
Il secondo momento, solenne e pubblico, si è svolto il giorno della festa liturgica vera e propria (ieri 22 maggio) nella Basilica di San Nicola.
Centinaia di pellegrini sin dalle primissime ore del giorno si sono riversati nelle strade di Bari vecchia per raggiungere la cripta del Tempio e pregare sulla tomba del Santo Taumaturgo.
Mentre l’altare della chiesa superiore veniva preparato con fiori e icone, disciplinatamente in coda i fedeli si apprestavano a ricevere il perdono confessandosi ai numerosi preti dislocati nelle navate laterali della Basilica.
Messaggio di speranza
Nel consueto messaggio di benvenuto rivolto alle pellegrini ortodossi, il priore della Basilica di San Nicola, padre Giovanni Distanti, la mattina del 21 maggio aveva esteso il saluto ai fratelli slavi a cui “a motivo della complessa situazione internazionale, non è stato possibile raggiungere Bari”.
Ricordando la vocazione Bari, città “aperta, solidale, accogliente, luogo di incontro e di dialogo a favore dell’unità della Chiesa e della fraternità tra i popoli”, il priore, ha invoca l’intercessione di San Nicola per “questi tempi in cui diventa sempre più difficile respirare un clima di reale felicità”.
La devozione per Nicola testimoniata da tanti uomini e donne di tutte le parti del mondo ci permette di fare nostra l’esortazione conclusiva di padre Distante: “Non bisogna perdere la speranza!”.
Il video dell’arrivo dei pellegrini alla Chiesa russa di Carrassi:
Bibliografia:
Gerardo Cioffari, La Manna di San Nicola. Testimonianze storiche di una devozione, in Nicolaus Studi Storici, 2004 (I), p. 242.
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