I mille volti di San Nicola in mostra presso il Museo Civico

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Nicola, che in latino è Nicolaus, in greco Nikolaos, in russo Nikolaj, il santo di Myra e Bari, ha un nome diverso in ogni angolo del mondo. E come infiniti sono i suoi nomi, così illimitati sono i suoi volti! In particolare quelli dovuti all’estro dei tanti artisti che hanno reso tangibili, in quadri e statue, le sue immaginifiche fattezze.

Molte di queste opere, si possono ammirare fino al 4 Giugno al primo piano del Palazzo Sagges, lì dove è ubicato il Museo Civico, fra stradine, piazzette e stretti vicoli della città vecchia.

Il progetto “Volti Nicolaiani”

Il progetto è ideato e curato dalla Fondazione Nikolaos.

Nel millennio o poco meno che separa questi tempi da quelli della nota Traslazione delle ossa di san Nicola da Myra a Bari, la fede popolare ha creato una suggestione incredibile che ha alimentato raccolte scritte di sorprendenti miracoli (mirabilia) ed ha accresciuto l’edificazione di luoghi di culto dedicati al santo, arricchiti da una significativa iconografia e da una diffusa statuaria.

Accanto alle rappresentazioni canoniche del Santo, esposte nelle chiese, si è sviluppata anche una rappresentazione nicolaiana destinata a case private.

Tutto queste cose con netti colori o con sfumature soffuse, si rinvengono nelle opere di famosi artisti esposte nella mostra “Volti Nicolaiani”.

Alcune delle raffigurazioni del santo

Fra queste la più iconica, nel senso ampio della parola, è la raffigurazione di Manlio Chieppa: “S. Nicolaus”, ispirata alla chiesa rupestre di Casalrotto a Mottola, realizzata con tecnica mista su pietra calcarea.

La raffigurazione di Chieppa

L’opera riporta fedelmente le atmosfere mistiche delle chiese rupestri nei cui affreschi san Nicola come il Pantocratore (il Cristo signore del mondo) non manca mai.

Oppure ricorda le luci tremolanti e odorose di candele sempre accese nei luoghi di culto ortodossi d’oriente, ove preziose icone con rize in argento e in oro ricordano che il culto nicolaiano è giunto a noi proprio da quelle antiche terre.

Imponente e bonario è il “San Nicola” benedicente, busto in cartapesta di Luigia Bressan, artista che vive e lavora a Putignano nella terra dei carri allegorici.

Busto di cartapesta

Lo noto tra gli altri, e non posso non soffermarmi, di fronte a un San Nicola che è viva espressione di baresità.

È quello raffigurato in “Sanda Nécol va pe mmar… va vestùt a marenàr”, di Michele Volpicella, olio, tecnica mista e testo del canto barese in onore a San Nicola, inciso su tela trattata.

Non è certo, quello raffigurato dal Volpicella, il volto del quadro di San Nicola che va per mare fra ali di folla, con tanto di accompagnamento di Sindaco e del Rettore della Basilica.

No! È un San Nicola vestito da vescovo, imponente con mitra e pastorale, che sembra quasi fluttuare, fra colorate barchette al molo, fra i pescatori dal volto bruciato dal sole.

L’opera di Volpicella

Le tante opere esposte…

Sono completamente diverse l’una dall’altra queste opere. Vorrei descriverle tutte per la cura dei dettagli, i cromatismi, i messaggi simbolici o espliciti che da esse promanano.

Sarebbe auspicabile che la mostra si protraesse ancora per dare modo a tutti di poter contemplare questi inediti volti di San Nicola.

Le opere riguardanti il santo…
… sono tante e…
… variopinte
Dalle raffigurazioni del santo…
… alle imbarcazioni della Traslazione…
… alle bottiglie dipinte contenti la manna

Il convegno “Orme Nicolaiane”

Nell’ambito dello stesso progetto “Volti Nicolaiani”, la Fondazione Nikolaos ha voluto inserire un convegno storico dal titolo “Orme Nicolaiane”, tenutosi proprio al Museo Civico il 23 maggio.

Locandina dell’evento

Ad introdurre le relazioni, e a moderare il convegno, c’era la dottoressa Giorgia Cutino, coordinatrice di redazione del prestigioso Magazine della Fondazione Nikolaos, che ha spaziato sullo studio delle fonti storiche del Medioevo volte a mettere in evidenza le luci di quei secoli in contrasto con la definizione di bui. 

È poi intervenuto il prof. Nicola Cutino che si è soffermato con dovizia di particolari, sul patrimonio storico e culturale pervenutoci dal lungo periodo di dominazione bizantina, attraverso numerose testimonianze e documenti: dalle consuetudini alla toponomastica, dal linguaggio ai numerosi monumenti, ma soprattutto alla presenza delle reliquie del Santo Nicola, venuto dall’Oriente e venerato dai cittadini e dai forestieri.

I Bizantini fecero della città una capitale mediterranea, facendo fiorire il commercio e arricchendo la città di chiese dedicate ai Santi e di ricche dimore dell’aristocrazia bizantina.

Anche dopo il 1071, quando i Normanni misero le mani sulla città Bari, questa continuò a rimanere una opulenta città bizantina.

L’approfondita relazione di Cutino, ha reso facile per me l’introduzione del tema nicolaiano, riguardante il culto angioino.

Grandi devoti di San Nicola, gli Angioini lasciarono tracce della loro fede nel Santo, elargendo offerte, donando terreni alla Basilica di Bari, costruendo chiese e istituendo, ai tempi di Carlo III d’Angiò Durazzo, un Ordine cavalleresco di natura monastica chiamato Ordine della Nave o dei Cavalieri di san Nicola che raccoglieva i più importanti e fedeli feudatari.

La famiglia Dottula e il suo impegno

La consuetudine della città di Bari alla edificazione di luoghi di culto dedicati ai Santi sin dall’epoca bizantina è stata messa in evidenza nel terzo intervento, quello sostenuto dal dott. Giancarlo Liuzzi che ha fatto riferimento alla prestigiosa famiglia Dottula.

Sin dall’epoca bizantina i Dottula arricchirono la città di edifici religiosi, dimostrando la grande devozione a San Nicola che culminò nella concessione delle tre imbarcazioni che trasportarono le ossa del Santo da Myra a Bari.

Notevole fu l’impegno di questi nella edificazione di palazzi quali ad esempio il monastero di san Nicolò dei Greci ed una chiesa, riaperta dopo molti anni, dedicata a san Martino di Tours.

L’edificio consta di una parte superiore edificata nel XVIII secolo e di una sottoposta di epoca bizantina, in cui si sono conservate tracce di affreschi, una fonte battesimale e una tomba, con epigrafe riferita al rettore Smaragdo che fu anche maestro di canto.

Interni della chiesa di San Martino
Epigrafe

Ed è proprio con una visita notturna alla suggestiva chiesa di San Martino che si è concluso il convegno “Orme Nicolaiane”.


Foto mostra: Salvatore Schirone

Foto chiesa San Martino: Giancarlo Liuzzi

Link:

https://www.fondazionenikolaos.com/

https://www.museocivicobari.it/

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Angela Campanella
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.

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