Un “docufilm cartaceo” sul neorealismo: l’ultimo libro di Nicola Mascellaro

docufilm cartaceo

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Il 27 aprile 1946 nel presentare alla radio, Sciuscià, Vittorio De Sica spiegava, con queste parole, il senso del suo film: 

La sciagura che si è abbattuta su di noi, sia da noi stessi combattuta, ci pensino gli uomini del governo, ci pensino tutti gli italiani e se il film Sciuscià porterà una sua piccola pietra alla ricostruzione morale del Paese, io e i miei collaboratori potremo essere fieri di aver contribuito ad essa

La “sciagura” era la Seconda guerra mondiale, il “film” una piccola pietra posta per la ricostruzione della coscienza affinché le anime siano scosse e si uniscano per la rinascita del Paese. 

Su questo fondale, prende vita l’ultimo lavoro di Nicola Mascellaro dedicato alla storia del cinema:

IL CINEMA NEI CINEMA DI BARI. L’epopea del neorealismo, Di Marsico Libri

Un docufilm cartaceo sul Neorealismo

Il focus è posto sugli anni 1947 – 1953, ovvero, quando la corrente neorealista diventa il cardine su cui gira la cinematografia italiana.

Non solo. Sono gli anni in cui, gli italiani iniziano a guardare alla sala cinematografica come luogo di liberazione e di catarsi; luogo di svago, per eccellenza, nonché di parziale guarigione dalle ferite inflitte dall’ultimo conflitto bellico. 

Il percorso del cinema e dei cinematografi è raccontato in sette capitoli, ciascuno nominato con i titoli dei film che, al tempo, riscossero successo tra il pubblico.

Da Sciuscià di De Sica, appunto, a Vacanze Romane di William Wyler, passando per Via col vento di Fleming (un film del 1939 uscito in Italia, quasi dodici anni dopo).

Si è messi davanti a immagini, documenti, memorie e scritture che si allargano e si restringono continuamente, quasi si comportassero come un obiettivo cinematografico: ora tenendo conto dell’immenso panorama della storia del cinema, ora restringendosi fino alle piccole vicissitudini delle sale cittadine. 

Un docufilm cartaceo, affinato dal generoso puntiglio dell’archivista, che mette in fila nomi, titoli e uscite in sala e che sa scavare nei ricordi dei baresi che vi scontavano interi pomeriggi, vedendo e rivedendo, tra fumi di sigarette e epiteti di varia coloritura, fotogrammi di vite eroiche, di passioni insaziabili, di storie del lontano west o di gag comiche immortali, riversate a fiumi dall’industria cinematografica americana nelle sale italiane. 

Il boom delle sale cinematografiche

Una distribuzione di pellicole così copiosa che nel 1947, come riportato dall’autore, si assisterà ad un aumento esponenziale delle sale italiane, dell’81,2% nell’Italia settentrionale e ben del 132,2%, in quella meridionale. Se pensiamo a Bari, solo in quegli anni verranno aperti 25 spazi dedicati alla settima arte.

Terminato il tempo della propaganda fascista, il pubblico torna, senza costrizioni, a sedersi in sala. La sfida del neorealismo risiede qui: presentare vicende quanto più possibili vicino alla realtà, per sensibilizzare alla rinascita.

Se gli studi di Cinecittà sono in parte bruciati o abitati da sfollati e reduci, i registi italiani scendono nelle strade che diventano il nuovo centro narrativo per storie della gente comune.

Ma l’epopea neorealista non si ferma qui. Mascellaro, a mio avviso, ne presenta tre, servendosi proprio dalla sua esperienza nell’archivio della Gazzetta del Mezzogiorno.

Il principio della “realtà”

La prima epopea è quella della “realtà”, una realtà molto lontana dalle hollywoodiane, retoriche trame dei “telefoni bianchi”, con l’immancabile happy end. Rossellini, De Sica, De Santis, Antonioni (per citare i più noti) creano un cinema rivoluzionario.

Nessuna tresca sentimentali, risolta col trionfo dell’attore/attrice di fama: solo la pura verità della vita, di cui la guerra aveva mostrato il volto tragico. Emblematici i finali di Roma città aperta di Rossellini, di Riso amaro di De Santis o proprio quello di Sciuscià di De Sica.

E non è un caso se questo cinema non incontra il favore unanime del pubblico italiano che questa realtà conosce bene e preferirebbe guardare altro sullo schermo.

I riconoscimenti iniziali, infatti, arrivarono dall’estero e paradossalmente dalla stessa Hollywood che conferisce il premio Oscar, come miglior film straniero, a Sciuscià e Ladri di Biciclette

Del risicato riscontro interno tributato alla scuola neorealista è testimone Pietro Virgintino, padre dei critici cinematografici baresi.

Nelle sue recensioni parlava di “coralità” mancata perché ancora troppo immatura e comunque antitetica al punto di forza del cinema americano: l’uomo eroe del quotidiano (Frank Capra), e l’uomo eroe di sé stesso che scandaglia, rivive e talvolta uccide, i suoi turbamenti interiori (Hitchcock).

La scuola neorealista sarà costretta a reinventarsi, alleggerendo finali e storie, senza, però venir meno, alla volontà di svegliare i cittadini, senza alcuna propaganda, solo mostrandogli quale realtà si era ereditata dalla dittatura e dalla guerra. 

Il bisogno di sognare

E proprio in questo possiamo intravedere la seconda epopea: quella vissuta dal pubblico cinematografico.

Non pochi preferiscono seguire le cronache rosa e le sorti dei divi: da Amedeo Nazzari a Yvonne Sanson, arrivando a Spencer Tracy e Katharine Hepburn, nonché alle leggendarie nozze di Tyrone Power e Linda Christian o le varie traversie passionali intercorse tra Rossellini, la Bergman e Anna Magnani. 

Un’altra parte non si lascia sfuggire sia i prodotti provenienti delle Major americane come Viale del Tramonto di Billy Wilder, Eva contro Eva di Joseph Mankiewicz, sia le produzioni nostrane, anche lontane dagli stilemi neorealisti.

Una su tutte: Messalina di Carmine Gallone che nel 1951 spodesterà negli incassi, l’attesissimo Otello di Orson Welles. 

Scrittori, sceneggiatori e registi iniziano a declinare le trame ai gusti del pubblico italiano.

Ammiccando al sentire dei più fanno crescere una comunità cinematografica che si alimenta di cinema e riempie le sale di seconda e terza visione (Biglietto ridotto e qualità quasi simile a quella dei lussuosi cinema della città): nessuno vuole perdersi (e commentare) le nuove uscite. 

Siamo negli anni d’oro di Antonio De Curtis detto Totò a cui registi del calibro di Mattioli e Steno, affiancano i nomi più illustri dell’avanspettacolo italiano: De Filippo, Fabrizi, Nino Taranto, Macario, Castellani.

Fino alla completa pacificazione nazionale nel 1952 con la saga di don Camillo e Peppone, uscita dalla penna di Giovannino Guareschi, alla vigilia delle prime elezioni dell’Italia repubblicana.

Infine, Via col Vento di Victor Fleming e Luci alla ribalta di Chaplin consacreranno una comunità che si ritrova al cinema, non solo per distrarsi, ma per uscire dal grigiore di un presente ancora incerto e pesante.

Il cinema nei cinema

La terza ed ultima epopea, che attraversa tutta la poderosa scrittura, è appunto quella delle sale cinematografiche cittadine: l’entusiasmo delle aperture, la ricerca di apparati tecnologici di ultima generazione e il desiderio di portare il pubblico in posti eleganti e comodi. 

Mascellaro riporta in appendice l’elenco le sale presenti a Bari dal 1897 al 2019 curata da Gigi de Santis, a partire dal Cinematografo Fiorino, lo studio fotografico che inaugurò l’era delle proiezioni pubbliche.

Nomi che risuonano ancora nella memoria dei più: Moderno, Lux, Apollo, Sala Italia, Oriente, Impero, Lucciola, Dopolavoro ferroviario, Royal, Supercinema, Orfeo, Vittoria, Armenise, Odeon e tanti altri, 128 in totale, per essere precisi.

Lascio al lettore il conteggio delle sale oggi presenti in città, tra multisala e monosale.

Non è anche questo il luogo per parlare dell’attuale crisi dei luoghi del cinema e delle fantasiose soluzioni proposte da alcuni.  

A questo primo volume (quanti ne seguiranno?) di Mascellaro sulla storia del cinema va riconosciuta la precisione delle descrizioni e della cronaca, necessarie per rivivere i tempi gloriosi della settima arte e scuotere le nuove generazioni ad alzare lo sguardo alle cose che rimangano a lungo… dentro. 

La “settima arte” è fatta di ombre e sogni allocati nel buio della sala cinematografica, un luogo estraneo e magico che conserva incontri, dialoghi, addii di altre vite. Il cinema nel cinema, appunto.

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Luca Anaclerio (Bari 1978), dopo la maturità classica, intraprende gli studi umanistici presso l’Università di Bari. Dal 2010 entra a far parte della Direzione del Cinema Splendor di Bari dove attualmente è impiegato.

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2 pensieri su “Un “docufilm cartaceo” sul neorealismo: l’ultimo libro di Nicola Mascellaro

  1. Abbiamo bisogno di sapere e conoscere la nostra cultura la nostra storia per rinascere. Ladri di biciclette compagni, Chaplin nuovo cinema paradiso . Bellissima Pasolini. Moro Fava Impastato. Falcone abbiamo bisogno di non dimenticare

  2. Caro eterno amico Nicola, il tuo lavoro di scavo nella memoria della modernità è un regalo prezioso che lasci a chi c’era, siamo in pochi, ma soprattutto a chi non c’era così scopre la bellezza di un tempo. Chiusa finalmente una guerra con milioni di morti, la vita ritrovava il piacere di essere al mondo. Grazie grazie

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