Piero Virgintino, il pioniere e padre della critica cinematografica, raccontato da Nicola Mascellaro
Mascellaro-Piero-Virgintino
Un “regesto di testi commentati con amore e acribia da Mascellaro”. Così Oscar Iarussi introduce, nella sua prefazione, l’ultimo libro di Nicola Mascellaro:
Piero Virgintino. Il critico che raccontava il cinema, Di Marsico Libri
I “testi” in questione sono gli articoli del grande critico cinematografico barese: Piero Virgintino (12 ottobre 1921 – 2 aprile 1996). Fu lui, nel secondo dopoguerra, a portare il cinema agli onori della Terza pagina della Gazzetta del Mezzogiorno, quando quello americano, di “riflusso” dopo l’embargo hollywoodiano, invadeva le nostre sale e quello italiano metteva timidamente i primi passi verso il suo glorioso futuro.
Il debutto giornalistico di Piero Virgintino sul noto quotidiano barese, ci viene raccontato da Mascellaro con dovizia di particolari nei primi capitoli del suo lavoro.
Grande appassionato di cinema, don Pierino – come sarà poi chiamato affettuosamente e con rispetto Virgintino dai suoi colleghi –, aveva iniziato a scrivere sulla rivista CineSport fondata nel ‘26 da Ferdinando Pinto. Vi si scriveva più di sport che di cinema, ma era in quegli anni l’unica che ne parlava, e con molto seguito.
Tutto iniziò con un primo articolo che l’allora direttore della Gazzetta, Luigi de Secly, anch’egli appassionato di cinema, pubblicò il 17 aprile 1947: Questo nostro cinema, e che apparve con la firma del Nostro in maiuscolo, cosa del tutto insolita per un collaboratore esterno, ma che divenne subito il suo copyright. Virgintino vi raccontava il momento critico che attraversava “la nostra” industria cinematografica e auspicava una legge protezionistica contro “l’invadenza straniera”.
Seguì un secondo articolo l’11 dicembre dello stesso anno, e nel 1948, quando nelle sale cinematografiche di Bari uscirono ben cinque pellicole di Frank Capra, la Gazzetta del Mezzogiorno inaugurerà la prima rubrica sul cinema con un suo splendido profilo biografico dedicato al regista statunitense, definito “poeta dello schermo”.
Il libro di Mascellaro, corredato da decine di foto d’epoca, attraversa gli oltre quarant’anni di lavoro di Virgintino, proponendo la selezione delle sue pagine più belle dedicate alla “settima arte”, come definirà il cinema il gioiese Ricciotto Canudo. Scrive di attori e registi, da Rita Hayworth a Pasolini, da Charlie Chaplin a Totò, e di film che hanno segnato l’epoca d’oro del cinema dai capolavori d’oltreoceano, alla nostra solare commedia e l’italianissimo neorealismo, film che “sembravano documenti ed erano, talvolta, poesia”.
Le pagine di Mascellaro non sono semplice schede accuratamente selezionate dall’immensa produzione di don Pierino. In ogni articolo “commentato – appunto – con amore e acribia”, l’Autore ci svela i retroscena, gli incontri, gli aneddoti che ci hanno fatto amare il cinema. Pagine che rivelano non solo il genio dell’appassionato critico, pioniere e padre della critica cinematografica, ma anche uno scorcio inedito della storia del cinema vista dal Sud.
