La verità sull’imbarcazione che trasportò i resti di San Nicola a Bari

San Nicola (2)

San Nicola (2)

Ogni anno, in prossimità delle feste in onore del nostro santo Protettore, San Nicola, si ripropone la questione “caravelle”.

Di certo, a nessuno è mai venuto in mente di fare approfondimenti sul reale tipo di vascello usato nella famosa impresa dei 62 marinai per la Traslazione dei resti mortali del Santo da Myra a Bari nel 1087.

A consolidare il termine “caravella” di certo hanno contribuito gli organizzatori dell’E.P.T. (Ente Provinciale del Turismo) che si interessarono. Uomini di tanta “buona volontà” e amore per la propria città si sono adoperati nella ricerca attraverso articoli sulla vita del Vescovo Nicola, e nello studio di quadri di valenti autori… ma inevitabilmente, si finì sempre per riferirsi, anacronisticamente, all’immaginario collettivo dell’impresa di Cristoforo Colombo e delle sue “caravelle”, tanto da far diventare addirittura “la caravella” simbolo di molteplici attività della Città. La Fiera del Levante, trasmissioni radiofoniche, manifestazioni culturali, musicali, canore, imprese e ditte, se ne fregiarono.

In tempi più recenti è stata avanzata un’altra ipotesi, più verosimile ma imprecisa: quelle imbarcazioni furono dei “dromoni”, imbarcazioni medievali, usate soprattutto per trasportare cavalli, con una stiva più capiente rispetto ad altre imbarcazioni.

Eppure la soluzione del “mistero” è stata sempre a portata di mano. Sarebbe bastata la lettura dei resoconti delle cronache coeve di Lupo Protospata  e dell’Anonimo Barese, peraltro, contemporanei dell’impresa barese: una cronaca del 1063 dice chiaramente le navi mercantili utilizzate in quel periodo erano le chelandie e le galee, mentre i dromoni erano usate in guerra.

Chelandia

Ma il mito e la leggenda prevalgono sempre sulla storia e la filologia, e quindi possiamo anche quest’anno assistere tranquillamente, durante la sagra barese, alla “sfilata della Caravella”.


Bibliografia 

Gerardo Cioffari – Rosa Lupoli Tateo, Antiche cronache di Terra di Bari, Centro Studi Nicolaiani, Bari 1991.

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Felice-Giovine
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Felice Giovine è nato a Bari. Nel 1985 ha creato il Centro Studi Baresi, il Comitato per l’eliminazione del J (gei) dall’italiano e dal barese; nel 2009 ha pubblicato e diretto U Corrìire de BBare (fino a febbraio 2012); nel maggio 2012, l’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” (con Rino Bizzarro, Gigi De Santis e Gianni Serena). È figlio di Alfredo da cui ha ereditato l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi e la Sezione Civiltà Musicale Pugliese, oltre a la crosce de mbarà a le barise a llègge e a scrive come se dève la lèngua noste.

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