Lungomare ponente di Bari: un libro celebra la storia della Caserma Macchi ma non le opere di Pasquale Morino
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AA. VV., La Caserma “Giovanni Macchi” di Bari. Dall’architettura alla storia del complesso edilizio, sede del Comando Regionale Puglia della Guardia di finanza di Bari, Centro Tipografico Fiamme Gialle, Roma 2022
Il testo in parola si presenta come una summa di vari contributi specialistici, ed è ripartito in due sezioni principali: la prima parte è incentrata sugli aspetti architettonici dell’edificio dal punto di vista storico, stilistico e tipologico, mentre la seconda tratta delle vicende storiche dell’istituzione in esso ospitata, nonché della vita di Giovanni Macchi (Novara di Sicilia, Messina 9 gennaio 1871 – Monte Pal Piccolo, 14 giugno 1915), milite cui la caserma è intitolata, figura che
primeggia tra tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per gli ideali di giustizia, equità e sicurezza, al pari di tanti altri finanzieri che, anche in epoca più recente, in terra di Puglia hanno combattuto e combattono per contrastare i traffici illeciti di ogni genere.
(dall’Introduzione del Gen. Francesco Mattana)
Nella prima parte, si segnala il capitolo redatto da Gian Paolo Consoli ed Antonio Labalestra (Architetture per la “Metropoli Mediterranea” di Bari. La Caserma “G. Macchi” e il lungomare di Ponente tra monumentalità, propaganda di regime e urbanistica moderna), docenti di Storia dell’Architettura Moderna al Politecnico di Bari, che delinea le vicende progettuali e costruttive della fabbrica, inquadrandole nel contesto dell’epoca, che è quello della “Grande Bari” di Araldo Di Crollalanza.
Nella seconda parte, un interessante excursus storico delinea la storia delle Fiamme Gialle, che ebbero il loro motto “NEC RECISA RECEDIT” dal Vate Gabriele D’Annunzio, il quale, come apprendiamo leggendo il testo, lo scrisse di suo pugno nel 1920 per elogiare lo spirito di sacrificio del reparto che partecipò alla “Marcia su Ronchi” (11-12 settembre 1919).
Dalla storia generale della Guardia di Finanza, si passa alle vicende del reparto di stanza a Bari nella storica caserma, senza dimenticare la biografia di Giovanni Macchi, l’Eroe caduto nella Grande Guerra, al quale essa è intitolata.

Da ultimo, stupisce non poco che un intero capitolo sia dedicato al ritrovamento di un esemplare della famosa macchina “Enigma” – macchinario adoperato dai tedeschi durante l’ultima guerra per decriptare messaggi in codice, reperto d’indubbio interesse storico ma certamente non un esemplare unico –, mentre non vi è alcun accenno ad opere d’arte di pregevole fattura un tempo presenti all’interno dell’edificio che oggi (allo stato attuale delle ricerche) risultano disperse: ci riferiamo ai pannelli decorativi un tempo collocati nell’androne, opera del pittore futurista Pasquale Morino (Forlì 1904 – Milano 1975); opere d’arte di cui esiste la documentazione relativa (riportata anche in pubblicazioni recenti, ma la bibliografia in appendice al testo risulta alquanto carente), che, a quanto pare, non era a conoscenza di nessuno dei vari autori, ed è un vero peccato in quanto la comprensione delle vicende storiche di un edificio non può prescindere dalla conoscenza degli originari apparati decorativi.
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.