La Grande guerra: le compagnie teatrali disertano il Meridione, trionfa il cinema
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Siamo proprio sulla soglia del primo conflitto mondiale, ma cinema e teatri vantano ogni sera il tutto esaurito.
Al Cavour trionfa il cinema muto. Assai richieste le pellicole con Lina Cavalieri, più che mai fatalona; di Francesca Bestini, Za la Morte, Maciste e Lyda Borelli. Sempre nelle vicinanze di largo Cavour c’è un minuscolo teatro, il Modernissimo, ex Sala Italia, in cui trionfa il gran Varietà con Anna Fougez, Mimì Maggio e Les Cafiero, mamma Scarano ed Elvira Donnarumma.
Sulle tavole del piccolo palcoscenico si esibisce anche Raffaele Viviani. Una sera, dopo aver soddisfatto numerosi bis, stanco e senza voce, si rivolge al pubblico e con un sospiro appena udibile dirà… amici, abbiate pietà di me, che’sso pate e figlie’. Don Raffaele aveva appena saputo di essere diventato padre di Vittorio Viviani.
Poi, la Grande guerra proprio sull’Adriatico frena lo sviluppo economico e sociale di Bari. I teatri cominciarono ad essere sempre meno frequentati. La guerra impone restrizioni di ogni tipo, le comunicazioni sono difficili e le grandi compagnie teatrali cominciano a disertare il Meridione. Resiste, per poco tempo, il varietà che deve fare i conti con il cinema, sempre più diffuso e alla portata di molte tasche. Per gli amanti del melodramma, per la musica lirica più economica, c’è sempre la cassarmonica sotto la Prefettura. Ma il maestro Enrico Annoscia dovrà fare spazio al collega e maestro Salvatore Rubino, direttore della banda del Presidio che alle marce militari alterna pochi pezzi di musica lirica di Mascagni, Bellini e Verdi.

Il 24 aprile 1915, esattamente un mese prima dell’inizio delle ostilità con l’Austria-Ungheria, dalla fontana di piazza Umberto, di fronte alla Università, sgorga un potente fiotto d’acqua proveniente dalle sorgenti del Sele: è stato completato un primo tronco del tanto atteso Acquedotto pugliese che presto porterà la preziosa fonte di vita in tutta la Puglia.
Purtroppo, ‘acqua’ è pure quella che la notte del 3 settembre si riversa in città portando nuovi lutti e devastazione. È un fiume nero, limaccioso che scende ancora una volta dalle colline della Murgia: è la seconda alluvione del secolo scorso. È un’onda lurida così violenta che letteralmente sventra decine di case provocando varie vittime.

La guerra e le sventure della natura avrebbero dovuto ridimensionare la richiesta di cinema e varietà, invece, paradossalmente, la richiesta di evasione e divertimento aumenta. La guerra c’è, ma solo sui giornali, nelle case della povera gente che hanno figli e mariti nelle trincee sulle Alpi, comincia a mancare l’essenziale, i generi di prima necessità: non si trova il latte, le uova, la farina, lo zucchero e, nelle famiglie borghesi si lamenta la carenza di caffè, zucchero, di ‘pane bianco’.
Naturalmente, come sempre, si trova tutto al mercato nero, ma le sale cinematografiche, i teatri, con spettacoli di varietà, al contrario, sono sempre affollate, come testimoniato dalle recensioni sui giornali del mattino successivo.
Bibliografia:
- Nicola Mascellaro, Una finestra sulla storia; C’era una volta Bari; Quando andavamo al cinema.
- Gigi De Santis, U Cinematògrefe.
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.