De Gemmis: un cognome che accomuna un sindaco e un letterato
De Gemmis
Via Nicola De Gemmis è una strada del Picone a poca distanza dal Policlinico, e per conoscerne la dedicazione dobbiamo rivolgerci al solito Melchiorre che ci dice che fu sindaco di Bari ai tempi dell’Unità, quando la città, come tutte le altre del Meridione, fu emancipata dalla sovranità dei Borbone, per entrare a far parte del Regno d’Italia. Melchiorre non dice molto di più: poco male.
Il nostro intento, fedeli alla regola di spostare il centro di attenzione altrove, su elementi meno noti o ignoti o addirittura alieni e anomali, è quello di conversare di un altro De Gemmis, nostro contemporaneo, degno di profonda memoria e riconoscimento.
Gennaro De Gemmis
Gennaro De Gemmis è stato una figura particolarissima di studioso, erudito e intellettuale della prima metà del secolo passato. Era originario di Terlizzi, dove il suo casato godeva dei crismi della nobiltà; abbinava alla professione di ingegnere ed agronomo la passione per la cultura, per le antiche carte e per i libri.
La sua residenza nelle campagne terlizzesi era un museo dove raccoglieva e classificava reperti storici, archeologici, documentari e bibliografici, con una perizia da profondo conoscitore. Il suo lascito maggiore è stato la donazione delle sue collezioni alla città di Bari perché fossero raccolte in una apposita struttura ricettiva, liberamente accessibile al pubblico e alla comunità degli studiosi.

Non conosciamo le sue più recondite motivazioni, ma ci piace credere in una sua speciale lungimiranza per consentire alla città di continuare ad avere un sito privilegiato per gli studi e le ricerche.
La Biblioteca Provinciale
La Biblioteca Provinciale De Gemmis fu inaugurata il 1960 e Gennaro ne fu primo direttore; due anni prima la Biblioteca Consorziale “Sagarriga Visconti” era stata statalizzata. Il reclutamento e la composizione del personale divenivano prerogativa del Ministero di riferimento (a quel tempo Pubblica Istruzione), mediante concorso pubblico.
Bari perdeva così la “sua” biblioteca civica, colpo dal quale non si è più ripresa in quanto la nuova “Nazionale” era diventata prerogativa dei docenti dell’Università degli Studi, in una prima fase, e poi del Ministero per i Beni Culturali, dal 1975, perdendo via via la frequentazione, anche affettuosa, dei cittadini che avevano amato fino ad allora recarsi nelle sale di lettura magari solo per dare un’occhiata al giornale quotidiano, e degli eruditi locali, ormai intimiditi dalla presenza dei paludati accademici.
Non era più quel centro di riunione dove gli appassionati potevano salutarsi e scambiarsi novità sui propri interessi, sui propri studi e ricerche. Direttore e bibliotecari diventavano personaggi estranei e spesso supponenti, sprezzando i visitatori (ma adulando i docenti che erano pur sempre di più elevato spessore sociale) il cui numero calava giorno dopo giorno, fino al crollo susseguente al trasferimento della sede in una zona periferica della città.
Si tratta ovviamente di una nostra congettura, forse maliziosa, e senza supporto di testimonianze. Gli amici della De Gemmis ci hanno sostenuto comunque nelle nostre supposizioni.
La raccolta di libri
La raccolta di carte e libri che Gennaro De Gemmis donò alla comunità è smisurata e nei primi anni Ottanta fu fatto parziale inventario, almeno per la parte documentaria. Solo per una nota di “colore” ricordiamo che i faldoni che custodiscono carte, documenti, pergamene, sono di ottima fattura, decorati e arricchiti sui dorsi da elementi cromatici, riproducenti imprese araldiche, forse del casato stesso del De Gemmis.

Ma Gennaro De Gemmis, da vero appassionato e generoso cultore volle interessarsi anche delle antiche carte conservate presso la “Sagarriga”, impegnandosi in una certosina opera di riordinamento del cosiddetto “Fondo D’Addosio”, la più cospicua collezione di manoscritti di quella biblioteca, proponendone anche una differente modalità di ordinamento, che non fu mai applicata, certo per pigrizia, dagli addetti, oltre tutto supponenti nei confronti di un personaggio considerato forse un inesperto, incompetente dei sacri misteri della Archivistica e della Bibliografia descrittiva.
Abbiamo spesso utilizzato i suoi appunti, redatti con ineccepibile grafia (quasi un normografo, era dopotutto un ingegnere!) per facilitare le ricerche nostre e degli utenti che si rivolgevano a noi per ottenere consulenza e assistenza.
Non ha lasciato molti scritti, i cataloghi enumerano solo cinque occorrenze bibliografiche, articoli di storia locale: era troppo indaffarato nella sua virtuosa attività di pubbliche relazioni e operatore culturale.
La triste fine del letterato
Figura straordinaria, ma dolente e sfortunata. Gennaro De Gemmis morì, forse suicida, a Milano il 1963. Sfortunato perché in anni più recenti la Biblioteca Provinciale “De Gemmis” è stata decapitata della sua intestazione per il nuovo battesimo come pretenziosa “Biblioteca per la cultura e per le arti S. Teresa dei Maschi”.
Oggi, nuova intestazione come “Biblioteca Metropolitana De Gemmis”, tardivo ripensamento per un uomo che ha dato tanto alla cultura e alla storia della città di Bari.
Bibliografia:
- Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, A.C. Grafiche, Città di Castello 1994
- Michele Viterbo, Gennaro De Gemmis in «Archivio storico pugliese», 16 1963
- Francesco Barberi. Schede di un bibliotecario (1933-1975). Associazione italiana biblioteche, Roma 1984
- Gaetano Valente, Testimonianze per Gennaro de Gemmis. Mezzina, Molfetta 1990.
Link Wikipedia Gennaro De Gemmis:
https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_Metropolitana_S._Teresa_dei_Maschi_de_Gemmis
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

