Il “decoratore fantasma” del Petruzzelli ignorato dai critici: Vincenzo Brigida
Vincenzo Brigida (9)
Il teatro Petruzzelli è tra i monumenti più suggestivi e iconici della “Bari nuova”. La sua straordinaria e travagliata vicenda è a tutti nota, ma nasconde nel suo scrigno d’arte inedite notizie e segreti storici ignorati anche dai critici più attenti. Come nel caso del “decoratore fantasma”, che nascose l’autoritratto “allegorico” nella decorazione della cupola.
Ricostruiamo il quadro necessario in cui si colloca il nostro personaggio misterioso, ripercorriamo brevemente la sua storia del Petruzzelli, quarto teatro d’Italia dopo il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo e la Scala di Milano, reso celebre dal film Polvere di stelle (1973) con Alberto Sordi e Monica Vitti e dai tanti volti noti che calcarono palcoscenico: Totò, Nino Taranto, Ugo Tognazzi, Tino Scotti, Mario Riva, Nuto Navarrini, Renato Rascel, Walter Chiari, Wanda Osiris, Tina Pica, Alberto Rabagliati, Carlo Campanini, Tecla Scarano.

Storia del teatro
Il primo progetto del teatro Petruzzelli risale al 1887, i lavori furono avviati nel 1897 e l’inaugurazione avvenne il 14 febbraio 1903 con gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer.
Il progetto architettonico definitivo realizzato negli anni 1896-97 si deve ad Angelo Cicciomessere – che nel 1900 avrebbe mutato il cognome nel più altisonante “Messeni” – cognato dei committenti Antonio e Onofrio Petruzzelli (ne aveva sposata la sorella Maria nel 1889).
Ma il teatro non sarebbe quello scrigno d’arte che si presenta ai nostri occhi senza l’intervento del pittore Armenise, che progettò l’intera decorazione interna, coadiuvato dagli scultori Pasquale Duretti e Mario Sabatelli, dal plasticatore Gaetano Granieri, dallo stuccatore Sebastiano Barbone e dall’indoratore Emanuele Bonante.
Il pittore Raffaele Armenise
Raffaele Armenise (Bari 1852 – Milano 1925) oltre a progettare l’intero apparato decorativo interno, realizzò anche gli affreschi, purtroppo andati perduti nel rogo che funestò il teatro il 27 ottobre 1991: uniche opere pittoriche superstiti, La Musica, la danza, la poesia nel soffitto del foyer ed il Trionfo delle Muse nell’Olimpo nel salone del Circolo Unione.
Tra le opere più belle è da annoverare l’interno della cupola: decorazione a tempera (1901-02), estesa su ben mq. 563, era suddivisa in 4 settori da palmizi che s’aprivano a ventaglio su basamenti a fioriere.

Le scene riprodotte ripercorrevano la Storia dello Spettacolo Antico e Moderno: Il Carro di Tespi, La corsa romana, Il torneo medievale e La corrida. Nell’intervallo tra i rami, aquile e scudi coi ritratti dei sommi poeti tragici e comici dell’antichità: Omero, Eschilo, Plauto, Terenzio.



Il pittore, per rendere più rapida l’esecuzione, si servì di tecniche proiettive, dimostrandosi all’avanguardia: pochi anni più tardi, infatti, la medesima tecnica proiettiva (tramite episcopio) verrà adoperata da Giulio Aristide Sartorio (Roma 1860-1932) per realizzare il vasto fregio dell’Aula di Montecitorio (1908-13).

Altra opera nota dell’Armenise, anch’essa perduta nel rogo del ‘91, è il grande telone del sipario largo 18 metri e alto 15. Raffigurava l’Ingresso del Doge Pietro Orseolo II a Bari nel 1002 dopo la vittoria sui Saraceni.

Per il soggetto, fornito dall’amico e fidato collaboratore Antonio Lanave, Armenise avrebbe tratto l’ispirazione (come è stato già notato da Christine Farese Sperken) dal dipinto L’ingresso dei crociati a Costantinopoli durante la IV Crociata (1840) di Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798 – Parigi 1863), l’artista francese che passò alla storia per l’iconica Libertà che guida il popolo (1830).
Gli assistenti più noti del pittore
Un’impresa decorativa del genere non poteva, ovviamente, esser condotta da un solo pittore: i solitari come Michelangelo costituiscono l’eccezione, non la regola della storia dell’arte.
I collaboratori dell’Armenise solitamente ricordati sono in numero di quattro: Antonio Lanave (Bari 1878 – 1953), Giuseppe Aprea (Napoli 1876 – 1946), Giuseppe Montrone (Bari 1871 – Irsina 1924) e Michele Palumbo (Calimera, Lecce 1874 – Napoli 1949).
Vincenzo Brigida il pittore “dimenticato”
In realtà, vi era anche un quinto collaboratore che è stato sinora perlopiù ignorato. Si tratta di Vincenzo Brigida (Monopoli, Bari 1879 – 1958).

Il Brigida non fu solo valente pittore, ma anche insegnante di disegno, nonché restauratore di dipinti antichi, ispettore ai monumenti ed archeologo. Nel Museo Diocesano di Monopoli si trovano molti reperti donati dalla Famiglia Brigida, provenienti dalla sua collezione archeologica.
Nel 1894 aprì con il fratello Domenico Brigida (Monopoli 1881-1971), tra i pionieri della fotografia in Italia, un atelier d’arte e fotografia, del quale si tramanda il ricordo nella “Ottica Brigida” a Monopoli, fondata dagli eredi dei due fratelli negli anni ’60 del secolo scorso.
Tra i suoi interventi come restauratore, le cronache locali ricordano il suo restauro del 1928 della pala d’altare Cena in Emmaus (1755) di Francesco De Mura (Napoli 1696-1782), tuttora visibile nella Cappella SS. Sacramento della Cattedrale di Monopoli. Inoltre, una sua pergamena miniata fu donata dalla città di Brindisi all’Ammiraglio Thaon di Revel nel 1924.
Il dettaglio poco noto
In conclusione un dettaglio curioso, rivelatoci dagli eredi Brigida, Dott. Domenico Brigida e Dott.ssa Gaia Brigida di Monopoli: Vincenzo Brigida “realizzò molta parte delle decorazioni del Teatro Petruzzelli di Bari, ove spesso si raffigurava come autoritratto”. Il giovane torero nella Corrida, infatti, altri non è che il giovane Vincenzo Brigida!

Bibliografia:
- C. FARESE SPERKEN, La Pittura dell’Ottocento in Puglia, Bari 2015
- N. MASCELLARO, Il Teatro Petruzzelli. C’era una volta e c’è ancora, Bari 2016
- S. DE BARTOLO, Arte e Artisti a Bari. Raffaele Armenise, Cesare Augusto Corradini, Saverio Dioguardi, Angelo Messeni, Mario Sabatelli, Bari 2023 – (recensione)
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.