La colonna della giustizia a Bari: il monumento che ha fatto sorgere una disputa fra gli storici

colonna della giustizia

colonna della giustizia

Ogni città ha i suoi luoghi, edifici e oggetti che la rappresentano per gli autoctoni e per i suoi visitatori, per quanto riguarda Bari, oltre ad edifici come la Basilica di San Nicola, il Duomo e il Palazzo dell’Acquedotto e tanti altri, ci sono tantissime opere quali per esempio le onnipresenti effigi di san Nicola, i lampioni del Lungomare e l’oggetto del nostro articolo: la colonna della giustizia o colonna infame. Sì, oggi ci soffermiamo a parlare della colonna col leone posta in piazza Mercantile.

Foto d’epoca (ph@ Adda Editore)

Descrizione della colonna della giustizia

La colonna in marmo bianco è sormontata da una sfera, ai piedi della stessa c’è un leone, in posizione frontale con testa dalla forma tondeggiante spostata di tre quarti verso destra.

La colonna di marmo…
… sormontata dalla sfera
Il leone in posizione frontale

Lo stesso è in roccia calcarea alto 0,90 metri e lungo 1,40 metri. La figura è parzialmente erosa, eppure sono ancora visibili le linee intercostali sul tronco e la coda sulla zampa posteriore destra. Sul collare del ferino animale è incisa la scritta “custos iusticiae” cioè custode della giustizia. Era infatti qui che i debitori erano messi alla gogna ed esposti al giudizio di tutta la cittadinanza.

Il volto è tondeggiante…
… sulla zampa posteriore destra si nota il segno della coda…
… sul corpo il collare e lo scudo

Fra le zampe anteriore della scultura c’è uno scudo triangolare, dove in origine forse c’era lo stemma della città, prima che l’azione del tempo ne cancellasse ogni traccia. Tutta l’opera è su un piedistallo circolare composto da 4 gradini.

La colonna è su un posta su 4 gradini

Questo monumento ben conosciuto da baresi e di turisti, è stato al centro di una lunga disputa fra storici riguardo la sua origine e funzione.

Secondo Beatillo

Secondo lo storico Antonio Beatillo, il leone è un omaggio alle navi veneziane che avevano liberato la città di Bari dai saraceni nel 1002:

Né contenti di ciò, collocarono altresì i Baresi, per palesare a’ posteri un’altro fatto generosissimo de’ medesimi Signori Venetiani, in una strada larga vicino al mare sopra una base di molti gradi l’arma de’ Venetiani cioè un gran Leone di pietra viva, che ancor hogi stà in essere nel publico mercato della Città, un pò distante dal primo luogo, dove serve ad altro uso.

E ancora:

venuta poscia l’armata Venetiana, e fatta ad un tratto gran stragge di quei pagani, perché il rimanente, à fine di campar la vita, volean partirsi da Bari, fecero intendere al Doge Pietro, che tosto harebbono essi fatta vela per fuggirsene via, se havesse egli fatto lor rendere da Baresi il valore intiero di quanto, per tutto il tempo dell’assedio, gli haveano amorevolmente somministrato. Consentì il Doge, e, vedendo, che i Baresi stavano esausti da travagli passati, alberò l’insegna del Leone di San Marco nella strada antidetta, e à suon di trombe fè publicare, che tutti i Saraceni creditorde’ Baresi, comparissero inanzi à lui, perche sotto di quella insegna volea egli pagarli compitamente con denari della Repubblica. Come subito fù essegnito, con chiara mostra della magnificenza dell’animo di quel Serenissimo Doge, e con l’intiera libertà de’ Baresi. Li quali, à perpetuo ricordo di attione si heroica, data che poi hebbero alla Republica sodisfattione del pagamento, eressero lì proprio la statua del Leone di pietra, che dicevamo, dove havea inalzato quel Doge lo stendardo del Leone di San Marco.

Dato gli antichi rapporti commerciali e di amicizia fra Bari e Venezia, oltre alla presenza della chiesa di san Marco dei Veneziani nella città vecchia e la successiva istituzione della festa della Vidua vidue che ricordava appunto l’impresa veneziana, la versione di Beatillo fu inizialmente presa come veritiera e fu quella l’origine riportata nei libri di tanti cultori della storia nei secoli successivi.

Secondo Petroni

Fu solo nel 1857 che lo storico Giulio Petroni si espresse in maniera assolutamente contraria a quanto affermato dal suo predecessore:

Niuno ignora, come il leone veneto è piè rizzato con ali sciorinate, il guardo fiero e sicuro, ed una delle anteriori zampe si appoggia ad un libro, nelle cui aperte pagine si leggono le parole: Pax tibi, Marce Evangelista meus. Il nostro leone giace a piedi d’una colonna, con uno scudo bipartito fra le zampe anteriori (ch’è lo stemma della città), né appare vestigio alcuno, che avute le avesse e per vetustà distrutte: ma non solo non ha ali, si bene intorno al collo un collare (il quale neppure può essere opera posteriore sovrastando la giubba), in cui è incisa l’epigrafe: Custos Iusticiae.

I due differenti leoni di Bari e Venezia

E continua che seppure si possono trovare delle giustificazioni alle differenze fra le due sculture, i veneziani, con i quali i baresi avevano da sempre importanti scambi commerciali, avrebbero considerato un’offesa che un’opera creata per omaggiarli fosse poi stata riutilizzata come gogna per i debitori.

Perotti ipotizza una data di creazione

Alle acute osservazioni del Petroni, nel 1919 si associò anche lo storico Armando Perotti che in un articolo sul Corriere delle Puglie riguardo alla colonna col leone scriveva:

fu dovuto rizzare sui quattro gradini circolari dopo che il vicerè Toledo emanò la prammatica che rendeva più decente, se non più umana, la pena della berlina per i debitori, cioè dopo il 1546: e per farne sgabello del reo che la legge voleva bene in vista della folla.

Il Perotti quindi ipotizzava che la creazione dell’opera risale al XVI secolo e non al Medioevo suggerendo inoltre la demolizione di questa antica gogna perché tempi più leggiadri e men feroci non amano neppure il ricordo di siffatti spettacoli.

Secondo il Perotti, l’opera non risale al Medioevo

In conclusione, qualunque sia la sua storia, datazione e scultore (rimasto finora senza nome), il custode della giustizia fa ancora bella mostra di sé a pochi metri dal palazzo del Sedile ed è uno dei monumenti più fotografati della città barese, oltre ad essere molto amato dai bambini che salendo sulla sua groppa, possono sognare, almeno per un momento, di domare un leone.

La colonna è a pochi metri dal palazzo del Sedile

Bibliografia:

  • Antonio Beatillo, Historia di Bari. Principal Città della Puglia nel Regno di Napoli, Napoli, 1637
  • Giulio Petroni, Della Storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, libro I, Napoli, 1857
  • Corriere delle Puglie, 14 dicembre 1919
  • Vito Antonio Melchiorre, Bari Vecchia. Strade, vicoli, corti e piazze, Mario Adda Editore, Bari, 2003
  • Luigi Todisco, Scultura antica e reimpiego in Italia meridionale, Edipuglia srl, 1994

Link Wikipedia Storia di Bari:

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Bari

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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