Il Palazzo dell’Acquedotto: un viaggio alla scoperta del mirabile edificio

Acquedotto

Acquedotto

È uno degli edifici più suggestivi del quartiere Umbertino, una vera opera d’arte che per la sua bellezza e l’accuratezza delle decorazioni sorprende e affascina il passante che pone lo sguardo sulle sue mura. Oggi, la redazione di Bari e… vi porta alla scoperta dell’eclettico Palazzo dell’Acquedotto in via Cognetti.

La sua storia è piuttosto nota. In seguito alla creazione dell’acquedotto che grazie al fiume Sele aveva finalmente sottratto la Puglia dal suo destino di perenne siccità, la città di Bari era stata testimone dell’arrivo dell’acqua in città, grazie all’inaugurazione della prima fontana a piazza Umberto nel 1915. Dopo la nascita dell’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese che dal 1919 avrebbe sostituito il Consorzio nato nel 1902, c’era l’esigenza di creare un edificio che fosse non solo sede degli uffici del nuovo ente ma che simboleggiasse in maniera maestosa l’importanza dell’acqua per la regione.

La Storia del Palazzo dell’Acquedotto

È proprio con questo obiettivo che l’Ing. Gaetano Postiglione Regio Commissario dell’EAAP affidava il 2 febbraio del 1925 all’ingegnere Cesare Brunetti l’incarico dello studio e del progetto di realizzazione del palazzo. Il progetto esecutivo prevedeva un costo di L. 5.100.000, alla fine l’opera costò molto di più: L. 9.710.040. Eppure anche con questi costi, attualmente il suo valore artistico e storico è di gran lunga più elevato.

I lavori di costruzione dell’edificio furono affidati alla ditta romana Provera Carrassi & C., mentre le decorazioni al prof. Duilio Cambellotti, architetto, arredatore, incisore, pittore, scenografo e scultore. A sua volta Cambellotti per il suo lavoro impiegò le maestranze di ditte specializzate locali e non. Tutto l’edificio, terminato nel 1932, è un “monumento all’acqua”, un palazzo che ricorda un castello che nelle decorazioni e negli arredi pieni di archi (tipici degli acquedotti), linee ondulate, anfore e donne che portano brocche, richiama in maniera quasi ossessiva il tema dell’acqua quale simbolo di vita.  

Immagine d’epoca

Descrizione della facciata

L’architetto Antonio Giannoccaro ci accompagna e descrive brevemente la facciata del meraviglioso edificio: «Un manufatto architettonico dall’aspetto solido e compatto le cui tre facciate libere (la quarta è addossata ad un edificio residenziale) seppur imponenti non risultano austere come quelle di molti degli edifici pubblici coevi realizzati, ormai, in quello stile “littorio” gradito al Duce». E continua: «il linguaggio decorativo del Palazzo dell’Acquedotto infatti è ancora figlio dell’eclettismo che aveva infiammato il Capoluogo fino agli anni ’20 e che trovava spesso nella citazione storica la propria poetica espressiva».

Un edificio solido e compatto…
… che mostra solo tre…
… delle sue facciate

«In questo caso specifico l’estetica dal gusto squisitamente medievalizzante si rifà al romanico nella scelta dei materiali e di alcuni elementi compositivi come le bifore e le trifore che costituiscono le aperture, ma in generale anche ad un più indefinito medioevo fiabesco ed idealizzato sostanziato in vari espedienti decorativi come gli archetti pensili che orlano il cornicione superiore ed i candelabri goticizzanti posti sui balconi».

Importanti elementi compositivi della facciata sono: bifore…
… trifore…
… e candelabri sui balconi

«La facciata in pietra calcarea è un gioco di chiaroscuri provocato dall’irregolarità della superficie lavorate a bugnato grezzo con conci di dimensioni maggiori nella fascia basamentale costituita da piano terra e primo piano e più piccoli nei tre livelli superiori. Solo nel piano d’attico il paramento murario litico è liscio per differenziare più marcatamente il coronamento superiore dal resto dell’edificio».

Nel piano d’attico il paramento litico è liscio

E conclude: «Meritano infine attenzione i balconi posti al primo piano che rigirano elegantemente agli angoli e le cui mensole scultoree e sovradimensionate diventano elemento decorativo caratterizzante per l’intero disegno compositivo».

I balconi rigirano gli angoli

Visita al Palazzo dell’Acquedotto

Approfittando delle visite guidate organizzate dall’Acquedotto, superiamo il marciapiede che porta all’ingresso, anche questo arricchito da linee nere e bianche che ricordano il movimento dell’acqua, e il grande portone in legno che al centro delle porte reca due fregi gemelli in metallo che raffigurano Castel del Monte, una corona di foglie di ulivo oltre ai classici archi e linee ondulate. Oltrepassiamo il cancello in ferro battuto e ci ritroviamo in un grande atrio.

Entriamo nel palazzo…
… attraverso il portale…
… con i fregi al centro delle porte…
… e il cancello in metallo

Osserviamo le grandi colonne ottagonali in marmo policromo con capitelli decorati a foglie e archi che sorreggono il soffitto in legno.

Le colonne ottagonali in marmo…
… sotto il soffitto in legno

Sulle pareti notiamo gli stemmi dei centri serviti dall’Acquedotto nel’32 e sulla sinistra le teste in bronzo di Camillo Rosalba (il più importante progettista dell’Acquedotto) e Renato Imbriani (il politico che per primo comprese la necessità di un acquedotto in Puglia).

Sulle pareti…
… sono presenti…
… gli stemmi…
… dei centri…
… serviti…
… dall’Acquedotto Pugliese…
… nel 1932…
… anno di fondazione del palazzo
Oltre alle teste in bronzo di Rosalba e Imbriani

La fontana nel cortile

Superato l’androne, ci troviamo in un piccolo cortile al cui centro troneggia una fontana che rappresenta il tronco di un albero, mentre sul pavimento le fasce nere ricordano i cerchi concentrici formati da una goccia di che cade in una vasca.

Entriamo nel cortile…
… dove troneggia una fontana

Torniamo nell’atrio e ci incamminiamo verso le scale che ci portano ai piani superiori, prima però ci fermiamo a leggere su una colonna una frase commemorativa in onore del re Vittorio Emanuele, l’ing. Postiglione e la fine dei lavori del 1932. Manca il nome di Mussolini che sembra sia stato abraso dalla colonna, cosa che non sorprende affatto dato che verso la fine della seconda guerra mondiale l’Acquedotto è stato sede del comando Alleato.

Prima delle scale su una colonna…
… c’è un iscrizione

Si sale ai piani superiori

Prendiamo finalmente le scale che ci porteranno ad esplorare l’edificio. Sui muri e perfino sulle vetrate continuano le rappresentazioni di anfore e acqua.

Prendendo le scale…
… notiamo anfore perfino nel disegno delle vetrate

Ai piani superiori quasi ci sembra d’immergerci in un’altra epoca grazie alle raffinate decorazioni lignee sul portale d’accesso e sulle pareti, i tavoli, gli armadi, gli attaccapanni, le scrivanie, le sedie e perfino e i copritermosifoni, tutto mobilio di squisita eleganza del secolo scorso che è ancora in perfette condizioni e utilizzabili.

A partire dai portali d’accesso…
… ai rivestimenti lignee dei corridoi…
… fino ad arrivare ai tavolini…
… copritermosifoni…
… e perfino attaccapanni, tutto è fatto con squisita maestria

La sala della Giunta, il salottino, l’ufficio del Presidente e le altre stanze sono tutti ambienti particolarmente curati, grazie disegni sulla pavimentazione, i mobili di alta falegnameria intarsiati in modo ammirevole, oltre agli affreschi che rappresentano la Puglia e le sue belle naturali.

Nelle sale principali…
… non mancano gli affreschi…
… anche questi di mirabile bellezza
Negli affreschi è raffigurata…
… la bellezza…
… della Puglia
Particolare: donna con anfora
Particolare di pavimento decorato

Particolari del mobilio del Palazzo dell’Acquedotto

Fra questi mobili, proprio la scrivania nello studio privato del Presidente rappresenta una vera opera d’arte con le sue meravigliose rappresentazioni incise nel legno. Sembra che perfino Churchill si fosse “invaghito” di questo pezzo di arredamento.

La scrivania del Presidente…
… una vera opera d’arte
Particolare delle intarsiature

Altro interessante particolare da notare e che fra gli elementi decorativi di mobili e affreschi compare la figura del cavallo. Forse perché questo animale è legato all’acqua da una celebre frase del monaco San Serafino di Sorov (1754-1833), divenuta con gli anni un adagio molto conosciuto: “Bevi laddove beve il cavallo; il cavallo non berrà mai un’acqua sporca”.

Saliamo…
… al secondo piano

Secondo piano

Salendo al secondo piano (dove si conclude la nostra visita) troviamo gli appartamenti privati del Presidente, dei bambini e di eventuali ospiti importanti, oltre a una grande sala dove sono in mostra alcuni dei mobili più interessanti dell’edificio.

Al secondo piano…
… ci sono le stanze
… del presidente e dei figli…
… e per ospiti importanti
Inoltre…
… sono in mostra alcuni…
… dei più raffinati…
… pezzi di arredamento…
… dell’intero edificio

La nostra visita si conclude qui, ma consigliamo a chi ama la città di Bari di visitare questo suggestivo edificio perché il Palazzo dell’Acquedotto rappresenta non solo un’opera di architettura di mirabile e raffinata bellezza ma è anche una testimonianza della nostra storia.


Bibliografia:

  • Carmelo Calò Carducci, Il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese di Bari, Adda Editore, Bari 1992
  • Michele Cristallo, Palazzi di Puglia, Adda Editore, Bari 1994

Link Acquedotto Pugliese:

https://www.aqp.it/

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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