Come nacque la prima “Guida di Bari” (1910) di Francesco Colavecchio recensita da Armando Perotti

Guida di Bari 1910

Guida di Bari 1910

“Dopo essere divenuta grande e ricca, Bari si avvia a diventare bella; un giorno, certo, sarà  anche dotta e già essa sente i nuovi bisogni, primo fra gli altri quello di conoscere il proprio passato, di far mostra della propria storia, di onorare i segni, di difenderne le testimonianze… ora, il bisogno di una Guida cominciava a sentirsi”. 

La Guida di Bari

Così scriveva il più strenuo difensore di usi, costumi e tradizioni della città, il poeta, scrittore e storico Armando Perotti nella recensione alla prima Guida di Bari, il 6 febbraio 1910 sul Corriere delle Puglie, realizzata dal suo collega giornalista e storico Francesco Colavecchio, classe 1863, nativo di Putignano, barese di adozione. 

“Non dirò che questa del Colavecchio sia l’ideale delle guide o che ci sia dentro tutto quello che si dovrebbe far sapere o che tutte le notizie fornite sian sicure e impassibili di revisione. Ma il merito dell’Autore è di essere stato il primo a scrivere una Guida di Bari che meriti tal nome“.

La vita di Francesco Colavecchio scrittore della Guida

Francesco Colavecchio è il rampollo di una famiglia benestante di Putignano, una famiglia sufficientemente agiata da consentire al giovane di frequentare l’Università di Siena per conseguire la laurea in Legge. Non entrò mai in un aringo forense… “il suo temperamento lo spinse verso gli studi letterari e al giornalismo”, annota il Corriere delle Puglie. Appena laureato si ferma a Roma dove inizia a collaborare con alcune testate della Capitale, ma tornato in provincia, si stabilisce a Bari, dove frequenta e collabora con i migliori giornali che videro la luce dopo il 1880. 

Scrive per il settimanale democratico Spartaco, diretto dal prof. Nicola Da Ponte… “che combatteva i profittatori del liberalismo imperante”. Nella redazione di Spartaco era in compagnia con Sabino Fiorese, Pietro Milella, Nicola Di Cagno-Politi, Francesco Colella, Giuseppe Maselli-Campagna e Antonio De Tullio. Spartaco era un settimanale “ribelle e audace, sempre all’opposizione, propugnò principi di vera democrazia”, scrive Saverio La Sorsa.

Il giovane Colavecchio “voleva la plebe elevata a popolo che lavora, propugnava l’armonia nelle classi sociali”, annota il Corriere delle Puglie.

Fra Melitone

Successivamente collabora con Fra Melitone, il più irriverente settimanale ironico-moralista di cronache baresi della seconda metà dell’Ottocento diretto da Beppe Catinella, il quale, avvalendosi del grande vignettista Frate Menotti e del pittore Menotti Bianchi, pubblicava, per la delizia dei suoi lettori con toni sornioni, le chiacchiere da caffè dei frequentatori della pasticceria Stoppani e del bar Risorgimento, fra i tavoli dei quali il valente e finissimo caricaturista Frate Menotti attingeva notizie e annotava vezzi e pettegolezzi, disegnando personaggi pubblici e dame della borghesia cittadina.

Dopo l’esperienza con Fra Melitone, che cessa le pubblicazioni nel 1895, il giovane Colavecchio collabora per il periodico Uovo di Colombo, in Don Ferrante, dove scrive con diversi pseudonimi, e nel Salotto, ancora un periodico diretto da Goffredo Di Crollalanza che… “nel giornale raccolse un gruppo di intellettuali come Armando Perotti e di giovani professionisti desiderosi di coltivare i buoni studi portando una nota elevata nella vita barese”. Nel Salotto, Colavecchio scrive d’arte, di letteratura di storia, di cose mondane… “serbando sempre garbo, semplicità, misura che furono sua norma costante, istintiva in tutti gli atti della vita”.

Entra nella redazione del Corriere delle Puglie

Intanto, la frequentazione con Armando Perotti porta, in modo naturale, il Colavecchio alla redazione del Corriere delle Puglie, alla conoscenza di amici e colleghi e del fondatore del giornale, Martino Cassano, che lo invita a collaborare con il suo quotidiano. 

Così, nel 1907 nella redazione del Corriere… “io inizio a spronare qualche volenteroso a redigere una Guida ricorda Armando Perotti suggerendo i limiti e la materia del lavoro e dimostrando a scrittori e editori che l’opera, se ben fatta, sarebbe stata anche commercialmente proficua. Aggiungevo che Bari non poteva più contentare delle due o tre paginette che le dedicano Karl Baedeker o Emilio Treves”.

E, fra i suoi attenti allievi Perotti trova l’orecchio vigile di Francesco Colavecchio che in silenzio, per tre anni, lavora ad una Guida di Bari pubblicata da Giuseppe Laterza e figli.

“Sono passati tre anni, è vero aggiunge Perotti ma il 1910 si è inaugurato con buoni auspici. A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione della monografia su Bari di Antonio Carabellese, ecco la guida di Francesco Colavecchio. Ben vengano i due volumi. Il libro è veramente utile ed è giunto a proposito. Il Colavecchio s’incarna in un cicerone che senza troppa pompa d’erudizione, piacevolmente e misuratamente, conduce un amico forestiero a spasso per Bari”.

“Pubblicamente, da queste colonne, io lo ringrazio continua Perotti per il suo grande amore alla mia città che gli è seconda patria e, compiacendomi secolui, penso tristemente al fatto che questa simpatica audacia è nata nel cuore e nella mente di un non barese: Francesco Colavecchio ha diritto, per ciò che ha scritto e come ha scritto, alla cittadinanza di Bari!”.

Poco più di un anno dopo, il 25, 26 e 27 aprile 1911, Francesco Colavecchio scriveva, in tre lunghi articoli, una convincente e pregevole ricostruzione di quanto accadeva in Puglia e Basilicata nel 1860 mentre Giuseppe Garibaldi risaliva la penisola diretto a Napoli.

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Nicola-Mascellaro
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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