Tarantismo: un fenomeno nato fra mito, patologia, danza e musica
tarantismo
Il sole di fine giugno illumina la facciata barocca della cappella di San Paolo a Galatina, accompagnando l’ingresso di alcuni fedeli desiderosi di assistere alla guarigione di una congiunta. Qualche ora prima, la donna è stata ritrovata a terra, intenta a dimenarsi e a lamentarsi in preda a forti dolori in uno stato alterato di coscienza. Reputata posseduta dal demonio a causa del morso di un ragno venefico, portata d’urgenza in chiesa, aspetta nei fumi dell’incoscienza l’inizio del rito liberatorio. È vestita di bianco, ha lunghi capelli neri scarmigliati e cammina a piedi nudi guardando tutti con occhi allucinati.
Circondata da musici, cantori e paesani provvisti di pezzuole colorate, è pronta per essere liberata dal male, ballando fino allo sfinimento nell’agitarsi convulso delle pezzuole colorate, al ritmo incalzante di tamburi, tamburelli, violini, fisarmoniche e chitarre. Questo è il tarantismo (o tarantolismo), sindrome culturale riscontrata nel meridione italiano.

Il tarantismo fenomeno legato al morso del ragno
Il fenomeno, legato per tradizione ad una patologia ritenuta conseguenza del morso di un ragno, è stato ampiamente studiato dall’antropologo Ernesto De Martino rientrando nel variegato ambito della religiosità popolare in cui la concezione del sacro è modellata ad uso e consumo dell’uomo.
Nei suoi studi, De Martino ci racconta come ogni anno, il 29 e il 30 giugno, nella cappella di San Paolo a Galatina, si riuniscono i tarantolati, considerati posseduti in seguito al morso velenoso dei ragni. Attraverso le proprietà curative della musica, del canto e della danza, il tarantismo fonde il sacro con la suggestione popolare, caricandosi di elementi magici in grado di curare l’azione del demonio. Ed è in virtù di questi elementi congiunti alla benedizione di san Paolo apostolo, santo immune ai veleni per tradizione, che si richiede la miracolosa guarigione dei tarantolati, possibile attraverso la ripetizione periodica del rito.

Il tarantismo e l’Islam
Massimo Centini, studioso di antropologia culturale, individua l’origine del tarantismo pugliese nel periodo dell’espansione dell’Islam nel Mediterraneo e nella controffensiva occidentale fino alle crociate.
Parliamo di un’epoca in cui l’antica Apulia era sottoposta a sanguinose esperienze individuali e collettive percorse dalla fama sinistra di reali crisi di aracnidismo negli eserciti accampati, tormentati dalle pericolose punture di ragni.
Tracce anche in Africa
L’origine individuata, spiega le similitudini tra le dinamiche del fenomeno pugliese e alcune terapie magiche note nell’area islamica dell’Africa mediterranea, della penisola arabica, del Sudan e dell’Abissinia. Come osserva l’antropologo Henri Jeanmaire, in questi casi, gli adepti del culto, invocano una gerarchia di geni per liberare i posseduti attraverso danza, canto e musica.
Proprio come nel tarantismo pugliese, anche in questi riti c’è “l’ammalato” in stato di trance guarito dalla funzione ordinatrice di musica e ballo, ripetuti periodicamente al fine di scongiurare nuovi stati depressivi o maniacali. Richiami interessanti al fenomeno tarantino, provengono anche dalla Sardegna in cui, si credeva che l’argia, insetto mitico simile alla tarantola, provocava sintomi simili. A differenza della Sardegna in cui i più morsi erano gli uomini, in Puglia, la tarantola salentina o la vedova nera mediterranea preferiscono le donne curate con terapia coreutico-musicale.
Fedro di Platone
D’importanza salvifica, la danza è attestata come cura sin dalle più antiche pratiche magico-religiose, dai culti dionisiaci ai riti tribali. Danza condotta al ritmo di una musica rituale suonata da musici-terapeuti specializzati i quali, dal XVII secolo fino alla metà degli anni Cinquanta, operavano in varie zone del meridione. Musica, danza e canto rientrano in quella che Platone, nel Fedro, definiva “mania giusta” alludendo alle pratiche attuate per regolarizzare la follia.
La suggestione
Ma follia e possessione c’entrano davvero nel tarantismo? Oggi, alla luce delle scoperte scientifiche, si ritiene che lo stato alterato dei tarantolati fosse dovuto all’indole suggestionabile di chi, gravato da molteplici privazioni e frustrazioni, ai margini di una vita sana e soddisfacente, sfogava istinti e ansie che non potevano trovare nessuna soluzione sul piano di realtà.
Il tutto nella cornice di una società fortemente convinta delle sue credenze e dell’influsso delle forze malefiche nel mondo. Forze negative scaturite dal morso di un ragno ritenuto causa degli equilibri e dei comportamenti alterati di chi sapeva di non avere giorni migliori.
Copertina: illustrazione presa dal Phonurgia Nova di Athanasius Kircher 1673
Link Wikipedia Tarantismo:
https://it.wikipedia.org/wiki/Tarantismo
Bibliografia:
- Ernesto De Martino, Sud e Magia, Feltrinelli, 2001
- Antonio Bulifon, Lettere memorabili istoriche politiche ed erudite, Napoli, 1693
- Henri Jeanmaire, Le traitement de la mania dans les mystères de Dionysos et des Corybantes, in “Journal des Psycologie”, 1949
- Joan M. Lewis, Possessione, stregoneria, sciamanismo, Liguori, Napoli, 1993
- Massimo Centini, Posseduti. Voci e storie di chi ha incontrato il diavolo e di chi lo combatte, Piemme, 2019
- Platone, Fedro, Laterza, 2022
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É laureata in Storia dell'Arte ed abilitata alla professione di guida turistica per la regione Puglia. Cura il blog Babustoria, arte, storia e archeologia medievale, per il quale ha ricevuto l'attestato di merito in qualità di «Ambasciatore della Lettura – Categoria Divulgatori» dal Centro per il Libro e la Lettura il 26 luglio del 2021. Collabora con varie testate locali e nazionali e scrive recensioni di romanzi storici. È socia della sezione pugliese Giscel e del Circolo delle Comunicazioni Sociali Vito Maurogiovanni.