Tra tarante, affreschi e misteri: viaggio alla scoperta di Galatina
Il nostro viaggio fra le più importanti e interessanti località della Puglia non si conclude e oggi lo riprendiamo visitando la città di Galatina nel cuore del Salento. Un luogo che custodisce storie di santi, cavalieri, artisti e antichi rituali che ancora oggi alimentano il fascino di questo sorprendente centro storico.
Come già successo per Lucera, Martina Franca, Ruvo e Conversano, anche per questo viaggio, approfittiamo di un passaggio sul pullman degli amici di Martinus Aps, associazione che si occupa del ripristino della chiesetta di San Martino a Bari Vecchia.
In loro compagnia partiamo alla scoperta di questo centro storico, dove ogni piazza e palazzo racconta storia e tradizioni della terra salentina. Infatti, Galatina è stata secoli un importante centro culturale e religioso e gode di un patrimonio artistico che la rende una delle mete più interessanti della provincia di Lecce.
Arrivati in città, la nostra prima tappa è in piazza Alighieri, dove si trova uno dei simboli più curiosi di Galatina.
La Pupa, la lampada senza luce
Al centro della fontana emerge una figura femminile in bronzo conosciuta da tutti come “La Pupa” o “Lampada senza luce”: un’opera realizzata nel 1936 dallo scultore galatinese Gaetano Martinez.
La scultura raffigura una donna nuda distesa su un drappo. Sotto il suo corpo compaiono volti maschili schiacciati dalla figura femminile, che nell’interpretazione simbolica vorrebbe rappresentare la vittoria della bellezza e della libertà sull’oppressione.
La chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Ci voltiamo poi verso piazza San Pietro, e qui il nostro sguardo è completamente catturato dalla maestosa chiesa matrice dei Santi Pietro e Paolo che domina completamente il luogo.

Dietro la facciata barocca dell’attuale edificio si nasconde una storia molto più antica. Qui secoli fa sorgeva una chiesa di rito greco, testimonianza delle profonde radici bizantine della città e del fatto che in questa città la cultura greca ha continuato a vivere a lungo anche dopo la fine dell’Impero Bizantino.
Sulla facciata divisa in due ordini, sono presenti tre portali d’ingresso. Il portale principale è delimitato da un doppio ordine di colonne che sorreggono un architrave nel quale vi è incisa la data 1633. Sull’architrave in una nicchia è presente la statua dell’Immacolata e sotto lo stemma del vescovo di Otranto: nelle nicchie laterali sulla destra la statua di san Pietro e sulla sinistra quella di san Giuseppe.
Nel secondo ordine, sono invece presenti le statue di san Trifone e di san Paolo.
All’interno, il tempio è diviso in tre navate.
Tra altari scolpiti e affreschi ottocenteschi del pittore napoletano Vincenzo Paliotti dedicati alla vita di San Pietro, si conservano due oggetti particolarmente importanti: il busto argenteo del santo e la pietra sulla quale, secondo la tradizione, l’apostolo si sarebbe fermato a riposare durante il suo viaggio verso Roma, la cosiddetta Pietra del Rancio.

La cappella di San Paolo
A pochi passi dalla chiesa matrice, nascosta fra le abitazioni del bellissimo centro storico e incorporata nel Palazzo Tondi, c’è la cappella di San Paolo.
La piccola chiesa che appare anonima all’esterno, è legata alla storia e alla tradizione del luogo. È qui infatti che venivano curate le donne colpite dal morso della taranta: il fenomeno tradizionalmente conosciuto come tarantismo.
Venivano accompagnate dai loro parenti e amici per chiedere la guarigione a San Paolo dopo aver bevuto l’acqua del pozzo custodito nella corte attigua alla cappella.

Infatti, come raccontato nei suoi scritti dall’antropologo Ernesto De Martino, secondo un rito che mescolava fede, superstizione e medicina, dopo aver bevuto l’acqua le donne si abbandonavano a convulsioni e danze frenetiche accompagnate dal ritmo di alcuni strumenti musicali.
La chiesetta è costituita da un unico ambiente dove si può ammirare un altare settecentesco e una tela raffigurante San Paolo.
Il Museo Civico Pietro Cavoti
Lasciata la chiesetta, proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta di Galatina. Prossima tappa è l’interessante Museo Civico Pietro Cavoti, al primo piano del Palazzo della Cultura “Zefferino Rizzelli”, ovvero l’ex convento dei Domenicani, attiguo alla chiesa di S. Maria della Grazia.
All’interno del museo, molto spazio è dedicato al fenomeno del tarantismo, dove attraverso foto, dipinti, documenti e video, iniziamo a comprendere come questo fenomeno abbia segnato in maniera indelebile l’identità culturale del luogo.

Entrando nelle diverse sale del museo, ci immergiamo nella storia di Galatina grazie a pergamene, documenti e taccuini che la raccontano.

Ma il pezzo forte del museo è sicuramente la sezione dedicata a Gaetano Martinez (1892-1951), che ospita oltre quaranta opere dello scultore. Alcune delle sue sculture sembrano parlare direttamente al visitatore e riescono a far comprendere le emozioni scolpite nei volti e nelle membra delle immagini in gesso.
Passeggiata nel centro storico di Galatina
Un po’ stanchi, ci fermiamo per una breve sosta e per mangiare qualcosa a uno dei tipici ristoranti della zona. Chiaramente, a fine pranzo non possiamo esimerci dall’assaggiare il famoso pasticciotto di cui Galatina vanta la paternità sin dal 1745 quando fu inventato nella “Pasticceria Ascalone”, ancora presente in città.

Dopo esserci rifocillati, riprendiamo il nostro viaggio fra le stradine del posto, immersi nel barocco e nelle testimonianze medievali scandite da balconi riccamente adornati, palazzi nobiliari e cortili.
La basilica di Santa Caterina d’Alessandria
Le nostre ultime mete sono la basilica di Santa Caterina d’Alessandria e l’attiguo chiostro.
La facciata romanico-gotica della basilica, che presenta una linea a tre cuspidi e tre portali scolpiti in pietra leccese, oltre a un rosone centrale, è solo un assaggio di uno degli edifici religiosi più straordinari della Puglia.
Costruita tra il XIV e il XV secolo per volontà di Raimondello Orsini del Balzo, custodisce la celebre reliquia del dito di Santa Caterina e un vasto ciclo di affreschi medievali.
Entrando, il nostro sguardo si perde.
All’interno il tempio è diviso in cinque navate separate da colonne, sormontate da archi ogivali.
Ogni parte della chiesa è adornata da dipinti, infatti il tempio è completamente affrescato. Pareti, pilastri e volte riportano scene dell’Apocalisse, della Genesi, della vita di Cristo, della stessa Santa Caterina e tanto altro. Impossibile raccontare in poche righe tutto quello che vediamo e proviamo guardando quelle immagini dipinte.
Sembra di essere fisicamente in un libro riccamente illustrato e di leggere le sue pagine direttamente sulle mura del luogo.

Al suo interno è presente anche un presepe in pietra policroma attribuito a maestranze locali del XV-XVI secolo.

Il chiostro affrescato
Il nostro viaggio volge al termine e l’ultima meta è proprio accanto alla basilica. Si tratta di un luogo molto suggestivo: il chiostro dell’antico convento francescano.
Realizzato tra il XVI e il XVII secolo, custodisce un elegante cortile quadrangolare interamente affrescato e decorato nel 1696 da Fra Giuseppe da Gravina.
Al centro del chiostro è anche presente un bellissimo pozzo in pietra.

La nostra visita finisce qui e mentre torniamo al pullman che ci riporterà a Bari, abbiamo la sensazione di aver lasciato alle nostre spalle non una semplice città, bensì un luogo immerso nell’arte, nelle tradizioni popolari e nella spiritualità, che non si limita a raccontare il secolare Salento ma che riesce a illustrare la storia di tutta la Puglia.
Link Wikipedia Galatina:
https://it.wikipedia.org/wiki/Galatina
Video:
© 2026 Tutti i diritti riservati
Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.





































