Alla scoperta della millenaria Lucera: un viaggio fra storia e cultura
Lucera
Nei nostri viaggi alla scoperta della Puglia, oggi ci spostiamo in provincia di Foggia in particolare a Lucera. Approfittando di una delle visite guidate organizzate dal gruppo Martinus, che si occupa del recupero della chiesetta di San Martino a Bari vecchia, abbiamo visitato la millenaria cittadina e alcuni dei posti più significati di questo luogo.

L’origine di Lucera
Iniziamo con il dire che non c’è una data di fondazione dell’antico comune e anche la sua toponomastica è incerta, forse deriva dal nome da luk-eri che in etrusco vuol dire “bosco sacro” trasformato poi in Luceria e infine in Lucera. La sua fondazione è avvolta nella leggenda tanto da essere attribuita all’eroe greco Diomede che ha fondato, secondo la tradizione, diverse città in Puglia e Basilicata, per poi morire ed essere seppellito alle isole Tremiti. Le uniche cose certe sono che sul territorio hanno trovato tracce di villaggi neolitici risalenti al III millennio a.C. e che il posto era considerato una città della Daunia, passato dopo varie vicende prima sotto i Sanniti e poi con i Romani, che lo trasformarono in colonia pur con notevole autonomia, aveva infatti propri magistrati e addirittura il diritto di conio.
L’anfiteatro romano
La prima tappa del nostro viaggio è l’anfiteatro augusteo, eretto appunto in omaggio all’imperatore romano Augusto dal locale magistrato M. Vecilius Campus come riportato sul portale occidentale d’ingresso della struttura.

È la guida locale Simone de Troia a illustrarci il più grande e antico anfiteatro pugliese, costruito fra il 27 a.C e il 14 d.C. che aveva in origine la capienza tra i 16.000 e 18.000 spettatori e ospitava combattimenti fra animali, gladiatori e l’esecuzione di condannati a morte per il diletto degli spettatori.
L’antica struttura ha una forma ellittica di notevoli dimensioni esterne di circa 120 x 90 metri, l’arena interna è di circa 70 x 40 metri.

Il luogo è particolarmente suggestivo e osservare quell’enorme scalinata in pietra o quei piccoli locali alla base, dove in origine si preparavano i gladiatori per la lotta, ci aiuta ad immaginare la grandezza e la vitalità dell’antica società romana.
Lasciamo l’anfiteatro e con il pullman arriviamo a Porta Troia che segna l’ingresso per il centro storico.

Il museo di archeologia urbana
Da qui c’incamminiamo a piedi fino alla nostra seconda tappa: il museo di archeologia urbana “Giuseppe Fiorelli” all’interno di Palazzo Cavalli – de’ Nicastri, inaugurato nel lontano 1905 nel Palazzo Municipale e poi spostato nell’attuale sede. Sulle scale d’ingresso il busto di un enorme statua romana dal volto abraso, pare salutare il visitatore.
A dire il vero, ci aspettiamo un piccolo museo con poche sale, invece siamo sorpresi dall’enorme numero di reperti custoditi al suo interno che raccontano le diverse epoche della città dalla sua origine neolitica, passando per i diversi conquistatori che l’hanno distrutta e ricostruita, fino agli svevi che la trasformarono in una sorta di colonia islamica, dove cristiani e mussulmani convivevano pacificamente, fino all’arrivo degli Angiò e alla conseguente distruzione della comunità mussulmana, continuando poi la sua storia fino al passato recente, dato che alcune stanze mantengono il mobilio originale del palazzo signorile.
La basilica cattedrale Santa Maria Assunta di Lucera
Ma questo per noi è solo l’inizio del nostro viaggio, infatti continuando a seguire la guida, visitiamo la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta costruita in stile gotico-angioina. Il duomo della città è stato consacrato nel 1302 per volontà di Carlo II d’Angiò che voleva cancellare le tracce della colonia saracena, tanto che anche il nome della città fu temporaneamente cambiato in Civitas Sanctae Mariae.
Il tempio, che è stato dichiarata monumento nazionale, è composto da tre navate con transetto e tre absidi.
Al suo interno oltre ai tantissimi dipinti di pregevole fattura, vogliamo ricordare: la scultura lignea del trecento di Santa Maria patrona di Lucera, una Madonna nera con bambino, il cui volto è rivolto verso il giglio simbolo dei d’Angiò e un monumento funebre marmoreo, nel quale la Madonna raffigurata è addirittura attribuita a Pietro Bernini.
A fianco all’altare maggiore, negli absidi laterali, ci sono in uno i resti del beato Agostino Casotti, vescovo di Lucera nel 1300, e nell’altro un evocativo crocifisso ligneo mentre alle sue spalle fanno bella mostra di sé i meravigliosi dipinti che raffigurano il Martirio degli Apostoli.
Il Circolo Unione
Uscendo dal tempio sostiamo qualche minuto presso il dirimpettaio Circolo Unione. Nel 1987 nella sua bellissima sala, ora utilizzata per convegni, conferenze e aperta alla cittadinanza, l’attore e regista Massimo Troisi girò alcune delle scene di uno dei suoi film capolavoro: Le vie del Signore sono finite.
Riprendiamo la strada e ci dirigiamo alla fortezza. Da lontano vediamo il santuario di san Francesco Antonio Fasani che per problemi di tempo non riusciamo a visitare. La città di Lucera si dimostra così traboccante di meraviglie che non basterebbe un’intera giornata per visitarla tutta.

La fortezza svevo-angioina
Arriviamo infine alla fortezza svevo-angioina. La costruzione della fortezza è iniziata con Federico II nel 1233, quando portò qui parte della popolazione saracena della Sicilia e iniziò a costruire, a difesa della zona e del Tavoliere delle Puglie, una sorta di castello: il Palatium federiciano.
A questo edificio con la venuta degli Angiò, dopo la sconfitta degli svevi nel 1368, sono state aggiunte 900 metri di mura, il fossato, le torri e il palazzo federiciano è stato inglobato dall’interno di quella che era diventata una vera cittadella militare.
Saliamo sulla torre Leonessa all’angolo estremo della fortezza e da qui e dalle mura vicine scorgiamo l’interno del fortilizio che è diventato una vera e propria area archeologica dove sono state rinvenute tracce di capanne e resti di edifici di diversa epoca dal neolitico alla dominazione sveva, oltre ai ruderi di un’antica chiesa.
Lasciata la fortezza e dopo una sosta per mangiare qualcosa, c’incamminiamo verso l’ultima tappa della nostra visita: il Teatro Giuseppe Garibaldi.
Il Teatro Garibaldi di Lucera
Situato nel palazzo Mozzagrugno, è chiamato anche “piccolo Petruzzelli” per le sue tante somiglianze con il teatro barese. Progettato dall’architetto Luigi Oberty e la prima rappresentazione si tenne nel giugno del 1838. È uno dei teatri “all’italiana”, realizzato a ferro di cavallo con una galleria e due ordini di palchi.
È stato più volte restaurato negli anni dal 1841, nel 1904 a cura dell’ingegner Messeni che aveva realizzato proprio il Petruzzelli e dopo un lungo periodo di abbandono all’inizio degli anni 2000. Ed è proprio l’architetto Gerardo Milillo presidente dell’APS Martinus che ha curato l’ultimo restauro a parlarci nei particolari del lungo lavoro che ha riportato alla sua bellezza originale questo teatro dall’umile capienza di 697 posti ma dotato di poltrone e parapetti in velluto rosso, palchi raffinati e decorazioni che non hanno nulla da invidiare ai teatri molto più grandi, oltre a una splendida acustica che permette all’attore sul palco di far arrivare la sua voce distintamente in ogni punto della struttura.
Dopo aver visto così tante meraviglie, nemmeno la stanchezza riesce a smorzare il nostro entusiasmo per questa località e mentre risaliamo sul pullman per avviarci verso casa, il nostro unico pensiero è quello di ritornare presto in questa cittadina per visitare i tanti luoghi che per questione di tempo sono sfuggiti alla nostra attenzione.
Link Martinus APS:
Link Comune di Lucera:
https://www.comune.lucera.fg.it/hh/index.php
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.













































