Viaggio nella barocca Martina Franca: alla scoperta di palazzi signorili, chiese e conventi
Martina Franca
Continuano i nostri viaggi a zonzo per il territorio pugliese e, come per Lucera, approfittiamo delle visite organizzate dal gruppo Martinus, che si occupa del recupero della chiesetta di San Martino a Bari vecchia, per visitare la barocca Martina Franca comune sito nella bella Valle d’Itria.
Arriviamo nella città della provincia tarantina con il pullman e dopo essere scesi in via Valle d’Itria, attraversiamo piazza XX Settembre e uno degli antichi ingressi della città: Porta Santo Stefano detta anche Arco di Sant’Antonio edificata nel XIV secolo, abbattuta e ricostruita in stile barocco del XVIII.
Il Palazzo Ducale di Martina Franca
Dopo pochi metri vediamo la prima tappa del nostro viaggio: il Palazzo Ducale.

Sulla facciata dell’edificio sono presenti una serie di semicolonne. Sul portale principale c’è una grande balconata sorretta da modiglioni.

L’edificio sorge nel 1668 sui resti di un antico maniero per volontà di Petracone V Caracciolo duca di Martina Franca e conte di Buccino. Nel 1928 il palazzo fu venduto dai suoi proprietari e divenne sede del Palazzo di Città, oggi ci sono uffici comunali, biblioteca comunale e un centro artistico oltre alla galleria dove sono presenti le sale che ricordano i nobili che abitavano nell’edificio.
Le sale della galleria
È qui che iniziamo ad apprezzare le bellezze artistiche del posto. La galleria è divisa in diverse sale, la prima è quella dei Duchi.

Qui sulle pareti scrutiamo il volto dei diversi discendenti del nobile casato dei Caracciolo, tutti dipinti dalla stessa mano anonima e con una certa somiglianza nel viso ma con una diversificazione nell’abbigliamento che ci fa comprendere che si tratta di periodi diversi.

Dopo una seconda sala con le pareti dipinte come si trattasse di carta da parati, ci ritroviamo nella Cappella Ducale, dipinta da Domenico Carella nel 1776, dove spicca sull’altare un Cristo Crocifisso ligneo del XVIII secolo e sul paliotto dell’altare il simbolo dell’unione matrimoniale fra i Caracciolo e Pignatelli.
Entriamo poi nella Sala dell’Arcadia e qui i dipinti, sempre del Carella, ci lasciano senza fiato per la loro bellezza e accuratezza. Gli stessi Caracciolo con i loro familiari sono riconoscibili nei personaggi che animano le scenografie bucoliche.
Segue la Sala del Mito dove i dipinti si ispirano invece ai racconti delle Metamorfosi di Ovidio e infine la Sala della Bibbia dove il Carella invece ha lasciato che fossero gli episodi dell’Antico Testamento a guidare la sua mano.
La chiesa del Monte Purgatorio
Lasciamo le stanze del Palazzo, che meriterebbero un lungo e più accurato approfondimento, per seguire le guide che ci portano in via Cirillo, dove possiamo ammirare la chiesa del Monte Purgatorio.

Il tempio composto da un locale rettangolare dipinto sia sui muri che sul soffitto è stato edificato nel 1649. Sull’altare della chiesa è impossibile non notare la statua della Beata Vergine delle Grazie del XVII secolo.
Particolarmente suggestiva è la tela che rappresenta san Michele Arcangelo del pittore Giuseppe Stefano Caramia del 1652. Sul portale d’ingresso è presente un antico organo.
La basilica di San Martino di Martina Franca
Proprio di fronte alla chiesetta c’è la bellissima e imponente basilica di san Martino in stile rococò, che in teoria sarebbe stata la nostra tappa successiva. Purtroppo, il nostro arrivo dopo la funzione domenicale, ci fa trovare il tempio chiuso, e con un certo rammarico possiamo solo ammirare l’imponente alto rilievo di san Martino che taglia il mantello con la spada al centro della facciata del tempio di ben 37 metri. L’attuale edificio risale al 1747, ma lo stesso è stato più volte ricostruito sui resti dei templi precedenti.
Per noi le sorprese non sono finite e la visita alla scoperta della bellissima cittadina non finisce qui.
L’Oratorio della Confraternita dei Nobili
Il gruppo Martinus ci porta alla scoperta di un’altra imperdibile chicca: l’Oratorio della Confraternita dei Nobili.
La confraternita fondata da padre Gabriele Mastrilli nel 1600 era destinata sia agli ecclesiastici sia ai laici. La prima sede era al piano superiore della chiesa della Santissima Trinità, poi spostata nel 1625 nell’attuale sede in vico Alfonso Ancona. Nel 1773 i locali furono ristrutturati in stile rococò francese. L’altare con la è particolarmente interessante e suggestivo.
Conservatorio di Santa Maria della Misericordia
Usciamo dall’oratorio e ci lasciamo guidare fino al Conservatorio di Santa Maria della Misericordia, meglio conosciuto come Convento di Clausura delle “Monacelle”. Qui, esploriamo il grande complesso conventuale nato per volontà di Aurelia Imperiali moglie del duca Petracone V Caracciolo nel 1725. Un complesso che doveva accogliere ragazze orfane e bisognose che sarebbero diventate monache secondo le regole delle Agostiniane.

Entriamo prima nella piccola chiesetta all’inizio del vicolo. Particolarmente interessante è l’altare maggiore con la Madonna della Misericordia al suo centro con due tele laterali raffiguranti san Michele Arcangelo e l’Arcangelo Raffaele. Altro particolare è l’effige del Volto Santo, un dono dei Cappuccini al Conservatorio. Sulla sinistra della cappella è anche presente una stele dedicata alla sua fondatrice Aurelia Imperiali.
Poi continuiamo il nostro tour entrando nel portale d’ingresso rinascimentale in fondo al vicolo e salendo le scale fino a giungere negli appartamenti che un tempo ospitavano diverse monache, mentre ora hanno una sola inquilina.
Vesti, quadri, antichi telai e perfino i soprammobili nelle tante stanze raccontano la vita quotidiana e il lavoro delle suore nel convento.
Fra i tantissimi oggetti la nostra attenzione è attratta dal quadro di suor Chiara Bascio, morta nel 1778, alla veneranda età di 114 anni.

La chiesa di San Nicola in Montedoro
A questo punto la stanchezza si fa sentire ma prima di fermarci per pranzo, le nostre guide ci regalano la visita ad un piccolo gioiellino non incluso nel programma: la chiesa di San Nicola in Montedoro. Il tempio è stato ricostruito nel XVII sui resti di una chiesa risalente addirittura al trecento. All’esterno il piccolo edificio ha un campanile a vela e un piccolo rosone a raggiera sulla facciata.

All’interno, gli affreschi realizzati fra il Cinquecento e l’Ottocento mostrano segni di diverse sovrapposizioni.
Il dipinto sull’altare centrale raffigurante la Madonna delle Grazie, san Nicola e san Benedetto in compagnia di altre due sante, è stato ritoccato nel 1802 dal pittore Francesco Carella, figlio di quel Domenico Carella che ha lasciato il suo segno indelebile nelle stanze del palazzo Ducale. Sulle mura si susseguono poi la rappresentazione di sant’Antonio Abate, la Madonna del Rosario, san Francesco da Paola, sant’Antonio da Paola, la Trinità, santa Margherita e perfino ciò che resta della raffigurazione della Strage degli innocenti.

La chiesa di Sant’Antonio dei Cappuccini
Stanchi ma non ancora sazi di cultura ci fermiamo in un ristorante per rifocillarci e dopo un pranzo riprendiamo il pullman per l’ultima tappa della nostra visita a Martina Franca: la chiesa di Sant’Antonio dei Cappuccini.

La chiesa costruita dai frati Cappuccini nel XVI secolo sorge su un precedente insediamento di monaci basiliari, a loro infatti si deve il dipinto della Madonna dell’Odegitria prima presente nella cripta ipogea e poi dopo l’abbandono del tempio da parte dei frati e il ritrovamento nel 1988 da parte di alcuni speleologici, trasportato su nella chiesa. A fianco al tempio c’è anche il convento, che nel 1620 ha ospitato fra i suoi monaci anche quel frate san Giuseppe da Copertino che spiccava il volo durante l’estasi.
Interni della chiesa
Entriamo nella chiesa e sull’altare maggiore del XVIII secolo nella tela centrale osserviamo il dipinto dell’Assunta, sui lati una tela raffigurante l’Angelo Custode e l’altra la Maddalena.
Nella chiesa sono presenti sotto le arcate diverse cappelle: quattro, tre a destra e una sinistra, sono vere e proprie cappelle mente altre due sono degli altari a muro. La prima cappella dedicata proprio alla Madonna Odegitria contiene anche l’affresco di cui parlavamo poc’anzi, di seguito la cappella dedicata a Sant’Antonio di Padova e la terza alla Madonna delle Grazie. La cappella sulla sinistra è dedicata invece alla Madonna dei Sette Dolori.
Prima di andare via, scendiamo anche nell’antica cripta ipogea.

Lasciamo Martina Franca
Dopo la lunga visita, ormai esausti, prendiamo il pullman per tornare a casa. Le poche righe di questo articolo non potranno mai descrivere in maniera esaustiva la bellezza del patrimonio artistico di Martina Franca e mentre ci allontaniamo dalla Valle d’Itria, già progettiamo di tornarci per scoprire le sue tante meraviglie che finora non ci erano note.
Link Wikipedia Martina Franca:
https://it.wikipedia.org/wiki/Martina_Franca
Link Aps Martinus:
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.













































