Marzano il pittore barese che ha corretto il celebre Sironi

Marzano

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Oggi parliamo di una curiosa vicenda che ha coinvolto due artisti nel dopoguerra. Il primo è Mario Sironi il poliedrico pittore e scultore famoso in Italia per le sue opere, l’altro Alessandro Marzano un pittore misconosciuto che ebbe il compito di “correggere” il lavoro del primo. Il nostro Simone De Bartolo ci racconta con dovizia di particolari questa storia che rappresenta una delle classiche “soluzione all’italiana” per risolvere un problema.


Alessandro Marzano fu Nicola nacque a Bari il 13 marzo 1906, da una famiglia di letterati e giuristi, e si formò presso il R. Istituto di Belle Arti di Modena, ove si diplomò (1923). Dopo alcuni anni passati in Francia, nel 1937 si trasferì con la famiglia a Roma. Nel 1949 iniziò ad insegnare presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Fu un serio professionista, tecnicamente ineccepibile, ma non fu mai un artista “ispirato”. Egli non divenne famoso come il quasi omonimo collega, suo contemporaneo, Ennio Marzano (nato a Lecce nel 1904, vissuto per qualche tempo a Bari dove lavorò nella bottega dei Prayer ed infine traferitosi a Milano), né tantomeno ebbe la fama di un Mario Sironi, che occupa un posto di tutto rispetto nei testi di storia dell’arte del ‘900.

Il rapporto fra Marzano e Sironi

Ma quale fu, allora, il rapporto tra Marzano e Sironi? Probabilmente non si incontrarono mai di persona, ma il loro rapporto professionale riguarda un singolo affresco: Marzano è infatti noto come il “correttore” di Sironi, un po’ come lo fu Daniele da Volterra per Michelangelo (dipingendo le famose “braghe” ai nudi della Cappella Sistina, donde il soprannome di “Braghettone” col quale è universalmente noto).

Per comprendere come andarono le cose, bisogna fare un passo indietro. Nel 1935 viene inaugurato, in presenza di Mussolini, il dipinto murale di Mario Sironi “L’Italia fra le Arti e le Scienze” nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma. Nel dopoguerra, il dipinto di Sironi provocava non poco imbarazzo alla nuova classe dirigente, e quindi agli stessi vertici universitari che, dopo aver giurato fedeltà al re, avevano, con la medesima convinzione, abbracciato nel momento più opportuno i nobili ideali democratici. In casi simili, accadeva spesso che gli autori stessi intervenissero sulle proprie opere per auto-censurarsi: una sorta di autodafé artistico.

La “correzione” nell’Aula Magna dell’Università di Bari

Anche a Bari abbiamo avuto un caso simile: nell’Aula Magna dell’Università (non ancora intitolata ad Aldo Moro), fu lo stesso Mario Prayer, infatti, a dipingere una Allegoria della Libertà nel 1946, al posto del ritratto clipeato di Mussolini, che egli stesso aveva dipinto nel 1924.

L’opera originale

Appare peraltro alquanto curioso che la figura femminile a sinistra regga, al posto del fascio littorio romano, una specie di verga che nella sua foggia ricorda un manganello.

L’opera dopo le modifiche

Sironi, al contrario di Prayer, rifiutò sdegnosamente di effettuare correzioni sulla sua opera, nonostante la richiesta di Piacentini in tal senso.

Si trattava, qui a Bari, di un’operazione molto semplice: il ritratto “scomodo” occupava una piccola porzione di una delle pareti brevi, mentre l’imponente volta dipinta da Mario Prayer (con l’aiuto dell’architetto Corradini, e, forse, del fratello Guido) presentava una serie di allegorie “politicamente innocue”.

Il lavoro da eseguire nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza

Nell’Aula Magna di Roma, al contrario, una parete di ben 140 metri quadri di superficie era gremita di figurazioni e simbologie inequivocabilmente riconducibili al Regime fascista.

L’opera originale del Sironi (ph Uniroma1)

Un bel problema, per gli imbarazzati accademici. Come avviene spesso nel nostro disgraziato Paese, per risolvere il problema fu nominata una commissione. Anzi, ne furono nominate due, perché, sciolta la prima, ne venne nominata una seconda. I membri erano praticamente gli stessi, ed in prima fila c’era Marcello Piacentini, lo stesso architetto che aveva progettato la città universitaria anni prima: passato alla storia come “architetto di Mussolini”, in realtà non ebbe mai una vera ideologia politica. La carriera di Piacentini iniziò al tempo di Giolitti, grazie ai buoni uffici del padre Pio, per raggiungere l’acme durante il Ventennio mussoliniano, ed infine “restare a galla” nel periodo repubblicano, grazie all’amicizia di esponenti politici come Giulio Andreotti.

La decisione della commissione

Nella predetta commissione c’era anche il pittore Carlo Siviero, napoletano (di nascita e di scuola), che, pur detestando Sironi, ne rispettava l’opera. Sia Piacentini che Siviero volevano salvare l’affresco di Sironi, ma alla fine si optò per una soluzione di compromesso (del resto, sia in dittatura che in democrazia, l’Italia non è la Germania): si ordinò dunque una “ridipintura” che, non soltanto cancellò i simboli fascisti, ma finì comunque per obliterare del tutto lo stile di Sironi.

Marzano infatti, come Siviero, era ancora legato al naturalismo ottocentesco, uno stile agli antipodi rispetto al “novecentismo metafisico” di Sironi.

L’affresco modificato dal pittore Marzano (ph Uniroma1)

Il restauro riporta alla luce il lavoro di Sironi

Con il restauro del 2015/17 la “correzione” del Marzano non è più visibile ed è stata recuperata la versione originale del Sironi.

L’affresco restaurato, tornato come in origine (ph Uniroma1)

Un ultima curisosità: il pittore napoletano Carlo Siviero fino a qualche tempo fa era indicato come il restauratore dell’affresco di Sironi, ma in realtà aveva proposto per l’esecuzione di tale compito il più giovane collega barese, essendo amico di suo padre. Si tratta dunque, in conclusione, di un insieme di vicende davvero esemplari di quella “italianità” sintetizzata nel celebre aforisma di Longanesi “tengo famiglia”.


Foto di copertina e opera di Sironi: Università La Sapienza di Roma

Bibliografia:

  • La R. Università “Benito Mussolini” di Bari, Roma 1934
  • A. NEZI, La Città Universitaria di Roma grandiosa affermazione dell’architettura moderna, in Emporium, A. LXXXIII (1936), n. 493
  • E. BILLI – R. D’AGOSTINO (a cura di), Sironi svelato. Il restauro del murale della Sapienza, Roma 2019

Link Wikipedia Mario Sironi:

https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Sironi

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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