Via Fabrizio Veniero: la peste che devastò Bari nel 1656-57. Ma la storia si ripete

copertina finale

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Abbiamo constatato con sorpresa che la città di Bari ha dedicato una strada a Fabrizio Veniero, una piccola via di San Pasquale incastrata tra via Omodeo e via Salvemini, nel complesso di case popolari presso il “Campus” di Ingegneria.

Considerando che, malgrado gli auspici della buona stagione, ci ritroviamo ancora a combattere contro la pestifera pandemia che ci attanaglia ormai da due anni, abbiamo pensato a una sorta di apotropaica scrittura, evocando e omaggiando Fabrizio Veniero e la sua partecipazione ad un lontano evento che tanti punti in comune ha con l’odierna contingenza. Che la rievocazione di antichi e dimenticati episodi della storia barese sia esorcistica contro il loro ripetersi, nella indomita convinzione che non se ne senta più parlare.

La città di Bari ha dedicato una strada…
a Fabrizio Veniero

Ci riferiamo alla peste del 1656/7. Nella sola città di Bari ci furono oltre 12mila morti, secondo le stime del nostro Fabrizio Veniero, che ne fu testimone e cronista, in quanto residente a Bari con mansioni amministrative.

Il libro di Veniero

La sua memoria fu pubblicata in un rarissimo libro di cui esistono pochissimi esemplari, tra cui uno sottratto ad una importante biblioteca barese, ma del quale era stata in precedenza ottenuta una riproduzione poi usata per una ristampa anastatica presentata anni fa su una rivista cittadina.

Il libro è intitolato Le disavventure di Bari, ed è stato stampato a Bari nel 1658 dal tipografo Francesco Zannetti. Tanto più deprecabile la perdita del volume se si aggiunge che si tratta di una edizione della tipografia barese del XVII secolo, i cui testimoni sono a loro volta estremamente rari e preziosi.

Il libro intitolato “Le disavventure di Bari

Per dare luce a un personaggio forse minore della nostra storia urbana, possiamo ricordare l’ampia nota dedicatagli da Michele Garruba. Da lui sappiamo che era originario di Imola e di nobile casato, esercitava un’attività di amministratore della Regia Dogana. Ebbe tre mogli e l’ultima fu Diana della nota famiglia Cardassi. A seguito della guarigione da una forma di cecità per intercessione di san Nicola, volle dedicare al taumaturgo un’opera agiografica, Nicolò di Mira. Rifugiatosi nella sua casa di campagna in Sannicandro per sfuggire alla peste, ne fu cronista, vivendo poi fino al 1676. Una nostra congettura ci fa credere che la devozione a san Nicola è stata premiata dal Capitolo della Basilica che era feudataria proprio di Sannicandro con la concessione della dimora.

Il “Finto rinegato di Cipro”

Scrisse e fece stampare altre opere: curiosa la citazione della città che lo aveva accolto nell’introduzione al Lettore, al suo Finto rinegato di Cipro

“Al titolo di Finto Rinegato apprenderai farsi essere favolosi i diversi accidenti in quest’opera descritti. La narrazione dei quali per veridica historia te la persuadi; anzi te la credi, essendomi stata data qui in Bari l’anno scorso 1664 da un Prete Candiotto, in latino, e distesamente da me in italiano tradotta, strettomi in amicizia con lui, mentre portavasi agli ossequi votivi in Bari dell’ossa sacrate di S. Nicolò”.

Veniero simula che la sua è mera traduzione dell’opera mostratagli da un monaco orientale venuto in Bari per venerare le reliquie di san Nicola: la tradizione del pellegrinaggio documentata già in antichi tempi.

Il libro “Il finto Rinegato di Cipro”

Purtroppo una nuova e perniciosa epidemia occorse in Bari tra il 1690 e il 1692. Anch’essa ebbe un cronista nella persona di Filippo De Arrieta, il medico di origine spagnola inviato da Napoli per monitorare gli avvenimenti e predisporre misure di prevenzione e profilassi.

Libro di Filippo De Arrieta

Ci pare di suggestiva curiosità concludere riportando quelle che erano state le misure di profilassi esercitate in quegli antichi tempi, ricavandole da uno dei preziosi volumi che Vito Antonio Melchiorre, Medici, Speziali e Mammane nell’antica Bari, ci ha lasciato sulla vita e le costumanze della nostra antica città.

La sintesi di Melchiorre

Dalle sintesi di Melchiorre ricaviamo utili elementi che risultano in singolare analogia con quanto accade in Bari e dappertutto nel mondo, sia per quanto concerne le prese di posizione scientifiche nei confronti del morbo, sia pure per le misure di prevenzione o profilassi adottate a quei tempi.

Scorrendo la bella sintesi di Melchiorre scegliamo episodi e situazioni significative.

  • Lockdown: le Autorità ordinarono di serrare le porte della città, consentendo entrata e uscita unicamente attraverso la Porta Nuova, previo controllo da parte dei soldati del corpo di guardia.
  • Eroi e mascherine: i dottori correvano al soccorso di qua e di là, col viso coperto da una maschera.
  • Diffidenza e “negazionismo”: la gente rimaneva incredula e il medico Verzillo per aver diagnosticato che la morte di tre fanciulli era da attribuirsi alla peste, rischiò il linciaggio.
  • Distanza sociale: l’arcivescovo Sersale indisse una processione che egli stesso guidò per la città, era preceduto da una torma numerosa di persone con funi legate al collo, a piedi scalzi, col capo cosparso di cenere.
  • Il sindaco come il governatore regio: rimase invece in città il governatore Monreale, andando in giro per le strade anche di notte, non curandosi dell’eventualità che il contagio potesse colpirlo.

Pochi quadri a ricordarci che ciò che succede oggi è già accaduto. Che sia di monito a un diverso atteggiamento verso noi stessi, gli altri e la storia.


Bibliografia

  • Fabritio Veniero, Le disavventure di Bari. Ristampa anastatica a cura di P. Gerardo Cioffari. In Nicolaus Studi Storici, A. 5 (1994), fasc. n. 1, pp. 171-288.
  • Luigi De Rosa, La peste del 1690-1691 in Puglia. In Nei giardini del passato. Studi in memoia di Michele Paone. Lecce, Grifo, pp. 299-375.
  • Vito Melchiorre, Medici, speziali e mammane nell’antica Bari. Bari, Adda, 1996.

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Francesco-Quarto
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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